Diario da Gaza – I missili di Teheran sono stati soltanto uno show che certo non aiuta noi palestinesi
di Sami al-AjramiRAFAH — Come si può definire un attacco quello fatto dall’Iran contro Israele? A Gaza preferiamo chiamarlo uno show. In quale diavolo di attacco si informa nei minimi dettagli prima il colpito e poi tutto il mondo delle modalità, dei luoghi e degli orari in cui verranno realizzati i raid? La reazione di una grande parte degli abitanti della Striscia a quello che è accaduto sabato notte è stata di ilarità. Sinceramente, vivendo ogni giorno sotto i bombardamenti, ci fa sorridere chiamare quell’operazione un attacco. È stato una farsa annunciata, una guerra senza vittime, un conflitto tra amici.
Perché a Gaza soltanto il 10 per cento della popolazione, rappresentato da Hamas, dalla Jihad islamica e dai loro seguaci, pensa che l’Iran sia un alleato e un partner affidabile. Il restante 90 per cento non si è mai aspettato niente da Teheran, se non altri problemi che si aggiungono a una situazione già così complessa. Certo in quel 10 per cento c’è stato anche qualcuno che ha esultato, a…
RAFAH — Come si può definire un attacco quello fatto dall’Iran contro Israele? A Gaza preferiamo chiamarlo uno show. In quale diavolo di attacco si informa nei minimi dettagli prima il colpito e poi tutto il mondo delle modalità, dei luoghi e degli orari in cui verranno realizzati i raid? La reazione di una grande parte degli abitanti della Striscia a quello che è accaduto sabato notte è stata di ilarità. Sinceramente, vivendo ogni giorno sotto i bombardamenti, ci fa sorridere chiamare quell’operazione un attacco. È stato una farsa annunciata, una guerra senza vittime, un conflitto tra amici.
Perché a Gaza soltanto il 10 per cento della popolazione, rappresentato da Hamas, dalla Jihad islamica e dai loro seguaci, pensa che l’Iran sia un alleato e un partner affidabile. Il restante 90 per cento non si è mai aspettato niente da Teheran, se non altri problemi che si aggiungono a una situazione già così complessa. Certo in quel 10 per cento c’è stato anche qualcuno che ha esultato, analizzando i benefici del colpo iraniano, ma lo ha fatto esclusivamente sui suoi profili Facebook perché ormai a Gaza la disperazione è tale che se si prova a festeggiare in strada per una notizia del genere si viene uccisi dalla gente esasperata da morte e distruzione.
Tra l’altro la notizia dell’attacco iraniano ha coinvolto soltanto una parte della popolazione perché l’altra, in particolare quella del Centro, proprio in quelle ore era stata raggiunta da un messaggio ricevuto sul cellulare da un mittente associabile alle Forze di difesa israeliane che li invitava a tornare al Nord nelle loro case. In centinaia si sono precipitati verso il passaggio che era stata lasciato aperto dai militari israeliani riuscendo a entrare. Poi hanno avvisato amici e familiari al Sud che a loro volta si sono precipitati sulla strada costiera che però dopo poche ore è stata bloccata mentre l’Idf ha iniziato a sparare per disperdere la folla. In tanti anche nelle ore successive hanno provato a tornare al Nord — ieri un bambino è stato ucciso e tre sono rimasti feriti mentre tentavano di oltrepassare il confine — vogliono rientrare nelle loro abitazioni anche se distrutte, provare a sistemarle, fuggire dalla vita grama nelle tende.
Sono queste le vere preoccupazioni della popolazione di Gaza. Non tanto lo show iraniano che è servito soltanto a lasciarci più confusi di prima. Non riusciamo a capire se ora ci sarà un conflitto ancora più aggressivo nei confronti della Striscia, in particolare a Rafah. Non sappiamo se Israele ha deciso di terminare la guerra interrompendo le invasioni di terra e limitandosi ad attaccare soltanto obiettivi precisi. Ci sarà una divisione della Striscia tra Nord e Sud? Potremo tornare nelle nostre case al Nord? Israele confischerà i terreni sopra Gaza City. In più ora non riusciamo più neanche a interpretare la posizione dell’Iran, difendere e supportare Gaza oppure no?
L’unica cosa che sappiamo è che nessuno sta facendo niente per noi e che il finto supporto dell’Iran e del mondo arabo per noi non rappresenta nulla. La verità è che tutti hanno lasciato Gaza sola, che la guerra non è finita, che i negoziati non procedono e che per noi che viviamo qui nulla è cambiato. Cosa succederà ora? Vivremo nelle tende che verranno dislocate nella parte centrale della Striscia per il resto della nostra esistenza continuando a patire la fame e le malattie? Non riusciamo a vedere la fine di questa vita miserabile ma vediamo molto bene, come è successo tornando a Khan Yunis, la distruzione che Israele ha fatto della nostra terra.
E la comunità internazionale cosa fa, oltre alle continue dichiarazioni a sostegno della popolazione della Striscia e al tentativo di costruire soluzioni a lungo termine? Tutti parlano della crisi di Gaza ma purtroppo qui abbiamo bisogno di soluzioni immediate e pratiche perché ogni 24 ore continuano a morire almeno cento civili sotto le bombe israeliane. Uno dei temi più dibattuti nelle ultime ore riguarda i confini: se Israele vuole che lasciamo la Striscia perché non apre i confini e ci lascia andare via?