Netanyahu: “Il nostro sarà un attacco mirato, ora tocca agli iraniani aver paura”
dal nostro inviato Fabio TonacciTEL AVIV — Il dilemma israeliano è durato neanche quarantotto ore. Il Gabinetto di guerra, convocato ieri pomeriggio da Bibi Netanyahu, ha deciso che il primo attacco diretto dell’Iran allo Stato ebraico sarà vendicato. Come, dove e quando rimane un segreto, perché Israele non farà come Teheran che due giorni prima di lanciare lo sciame di droni e missili ha allertato Arabia Saudita, Iraq e Giordania. Israele colpirà senza avvertire ma calibrando il fendente, nel tentativo di non far esplodere una guerra regionale. «L’Iran dovrà aspettare nervosamente senza sapere quando potrebbe arrivare», dichiara il premier durante una riunione coi membri del Likud, il suo partito. «Risponderemo in maniera saggia e non di pancia».
Il Medio Oriente quindi è appeso a un aggettivo, saggio, che da queste parti ha molteplici declinazioni. Sul tavolo delle ipotesi ci sono il raid mirato con caccia e missili su uno o più obiettivi militari in territorio iraniano (come i laboratori che sviluppano l’energi…
TEL AVIV — Il dilemma israeliano è durato neanche quarantotto ore. Il Gabinetto di guerra, convocato ieri pomeriggio da Bibi Netanyahu, ha deciso che il primo attacco diretto dell’Iran allo Stato ebraico sarà vendicato. Come, dove e quando rimane un segreto, perché Israele non farà come Teheran che due giorni prima di lanciare lo sciame di droni e missili ha allertato Arabia Saudita, Iraq e Giordania. Israele colpirà senza avvertire ma calibrando il fendente, nel tentativo di non far esplodere una guerra regionale. «L’Iran dovrà aspettare nervosamente senza sapere quando potrebbe arrivare», dichiara il premier durante una riunione coi membri del Likud, il suo partito. «Risponderemo in maniera saggia e non di pancia».
Il Medio Oriente quindi è appeso a un aggettivo, saggio, che da queste parti ha molteplici declinazioni. Sul tavolo delle ipotesi ci sono il raid mirato con caccia e missili su uno o più obiettivi militari in territorio iraniano (come i laboratori che sviluppano l’energia atomica per uso bellico) e anche l’assalto cibernetico alle infrastrutture sensibili. «L’aviazione israeliana — riporta l’emittente Canale 12 — ha completato i preparativi per l’attacco». Che, a questo punto e per come si sono messe le cose, appare inevitabile.
Forse per Netanyahu non è mai stato neanche un dilemma. Ne era convinto fin da subito. Già nelle prime ore dopo la distruzione del consolato iraniano di Damasco dove sono stati uccisi sette pasdaran tra cui il generale Reza Zahedi, infatti, diceva e ripeteva che il suo esercito avrebbe risposto a ogni aggressione, da qualunque parte essa fosse arrivata. L’ala estremista del suo governo ora pretende da lui che dia l’ordine immediato.
Dopo la pioggia di ferro di sabato notte, Biden ha invitato Netanyahu alla calma, ha provato a farlo ragionare sull’opportunità di seguire la via diplomatica delle sanzioni del G7 contro la Repubblica islamica, gli ha anche fatto capire che in caso di ritorsione militare diretta contro Teheran le forze armate statunitensi non muoveranno un dito. Netanyahu, però, non intende cedere. Neanche con il presidente americano. Troppo forte il timore di mostrarsi debole agli occhi degli ayatollah e di perdere potere di deterrenza nei confronti del nemico. E il flash d’agenzia che nella tarda serata di ieri riportava: «Casa Bianca, Israele deciderà da solo se e come rispondere, ma conosce le nostre perplessità», sa quasi di via libera. Da Teheran annunciano: «Se Israele ci assalta, reagiremo in modo ancora più duro».
Visitando la base dell’aviazione di Nevatim nel deserto del Negev, colpita da cinque missili balistici iraniani che hanno danneggiato un aereo C-130, una pista in disuso e un deposito vuoto, il capo di Stato maggiore delle Israeli defence forces (Idf) lo ha detto in un modo che più chiaro non si può: «Il lancio di così tanti droni e missili nel territorio israeliano avrà la sua risposta». Il generale Herzi Halevi coglie il nocciolo del problema quando parla di «così tanti droni e missili»: pur avendone abbattuti il 99 per cento, l’azione iraniana è stata letta come una dichiarazione di guerra pronunciata dalla Guida suprema Ali Khamenei. Senza precedenti, da più fronti (vi hanno partecipato gli Houti yemeniti, gli Hezbollah libanesi e le milizie sciite irachene), e tramite l’utilizzo di armi — i missili balistici — che automaticamente provocano escalation. «Per questo non possiamo permetterci di stare fermi», dicono gli strateghi di Tel Aviv.
Tutti i leader dell’Ue, nel momento dell’attesa, stanno lanciando appelli alla ragionevolezza. Il Consiglio Europeo, che si riunirà il 17-18 aprile, condanna la rappresaglia iraniana contro lo Stato ebraico e rinnova «la piena solidarietà con il popolo israeliano e l’impegno alla sua sicurezza». Lo si legge nella bozza di conclusioni del vertice, in cui è stato aggiunto un intero capitolo sul Medio Oriente. I capi dei governo chiedono di «esercitare la massima moderazione», rinnovano la volontà di «lavorare con i partner» per mettere fine alla crisi a Gaza, «raggiungendo il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi». Ma intanto l’Idf si prepara a evacuare gli sfollati palestinesi che stanno a Rafah, l’ultimo angolo della Striscia che finora non era stato occupato. E Netanyahu brama la sua vendetta contro l’Iran.