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Il destino incrociato degli aiuti Usa a Israele e Kiev

Mike Johnson, Speaker del Congresso Usa (reuters)

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Sui primi il Congresso è compatto e pronto a dire sì, sui secondi i repubblicani sono divisi. Attesa per le mosse dello speaker Johnson
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New York — Da giorni a Washington c’è un uomo più sotto pressione del presidente degli Stati Uniti Joe Biden: è Mike Johnson, 52 anni, rappresentante alla Camera della Louisiana ed esponente della destra cristiana del Partito repubblicano. Johnson si trova davanti alla prima vera sfida da quando è stato eletto, a ottobre, Speaker del Congresso: deve approvare in fretta un pacchetto di aiuti che riguarda Israele e, soprattutto, l’Ucraina, su cui un’ala del partito è contraria. Il modo in cui lo Speaker deciderà di muoversi nelle prossime ore determinerà l’influenza che gli Stati Uniti avranno nel conflitto Russia-Ucraina e nella crisi in Medio Oriente.

Gli aiuti all’Ucraina che dividono

L’attacco lanciato dall’Iran cont…

New York — Da giorni a Washington c’è un uomo più sotto pressione del presidente degli Stati Uniti Joe Biden: è Mike Johnson, 52 anni, rappresentante alla Camera della Louisiana ed esponente della destra cristiana del Partito repubblicano. Johnson si trova davanti alla prima vera sfida da quando è stato eletto, a ottobre, Speaker del Congresso: deve approvare in fretta un pacchetto di aiuti che riguarda Israele e, soprattutto, l’Ucraina, su cui un’ala del partito è contraria. Il modo in cui lo Speaker deciderà di muoversi nelle prossime ore determinerà l’influenza che gli Stati Uniti avranno nel conflitto Russia-Ucraina e nella crisi in Medio Oriente.

Gli aiuti all’Ucraina che dividono

L’attacco lanciato dall’Iran contro Israele ha accelerato il tempo delle scelte. Il Congresso è compatto nell’approvare un pacchetto di aiuti militari per gli israeliani, ma va aggiunta l’Ucraina, arrivata in un momento difficile del suo conflitto, a corto di munizioni e sotto attacco. Johnson aveva cautamente spinto negli ultimi mesi il sostegno a Kiev, ma si era dovuto fermare dopo le minacce della corrente di destra, guidata da Marjorie Taylor Greene, che ha presentato una mozione di sfiducia, la stessa costata l’anno scorso il posto al predecessore di Johnson, Kevin McCarthy. I Repubblicani, spinti da Donald Trump, hanno sempre alzato la posta e legato gli aiuti all’Ucraina a un piano di tagli della spesa sociale e di investimento per affrontare l’emergenza migranti al confine con il Messico, contro i quali i Democratici hanno fatto muro.

Le pressioni

All’inizio dell’anno il Senato aveva approvato un supplemento di spesa da 95 miliardi di dollari, che includeva Ucraina, Israele e Taiwan, e allo Speaker era stato chiesto di presentarlo alla Camera. Johnson era stato freddo, poi ha smussato la sua posizione. Domenica, in un’intervista a Fox News, ha detto che porterà avanti il testo questa settimana e che, se dovesse esserci il consenso anche sull’Ucraina, verrà approvato in blocco. Le pressioni sono aumentate negli ultimi giorni: domenica il leader di maggioranza al Senato Chuck Schumer ha incontrato Johnson assieme a Biden e ai leader del Congresso. Giovedì il premier giapponese Fumio Kishida, in visita alla Casa Bianca, aveva inviato un messaggio congiunto al Congresso, riassunto in una domanda: «Senza il sostegno Usa tra quanto collasseranno le speranze dell’Ucraina sotto l’attacco russo?».

Il Repubblicano dell’Ohio Mike Turner, presidente della commissione Intelligence della Camera, è certo che il piano di aiuti verrà approvato in settimana. Ma spetta a Johnson fare la prima mossa.?

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