Cos’è il “cloud seeding”, una delle possibili cause delle piogge devastanti a Dubai
di Giacomo TalignaniUn evento intenso ed eccezionale legato alla crisi climatica di origine antropica oppure colpa dell'uomo che "ha giocato a fare Dio?". L'incredibile quantità di pioggia che è caduta della città desertica di Dubai in sole 24 ore - oltre 119 mm, praticamente più della acqua che è prevista normalmente in un anno e mezzo - apre a più interrogativi sul perché in queste ore una zona mediorientale caratterizzata da scarse precipitazione sia stata colpita dalle "piogge più intense degli ultimi 75 anni", come ha affermato il Centro nazionale di Meteorologia degli Emirati.
Il fenomeno che ha portato a chiudere o deviare voli all'aeroporto internazionale di Dubai, che ha allagato edifici, centri commerciali, case e scuole, sommerso auto e per cui si contano già le prime vittime, secondo gli esperti meteo sarebbe principalmente legato a una forte perturbazione sul Golfo dell'Oman che è destinata a spostarsi sino al Pakistan.
In quota, tra Egitto ed Emirati, si è formata una vasta goccia fredda ch…
Un evento intenso ed eccezionale legato alla crisi climatica di origine antropica oppure colpa dell'uomo che "ha giocato a fare Dio?". L'incredibile quantità di pioggia che è caduta della città desertica di Dubai in sole 24 ore - oltre 119 mm, praticamente più della acqua che è prevista normalmente in un anno e mezzo - apre a più interrogativi sul perché in queste ore una zona mediorientale caratterizzata da scarse precipitazione sia stata colpita dalle "piogge più intense degli ultimi 75 anni", come ha affermato il Centro nazionale di Meteorologia degli Emirati.
Il fenomeno che ha portato a chiudere o deviare voli all'aeroporto internazionale di Dubai, che ha allagato edifici, centri commerciali, case e scuole, sommerso auto e per cui si contano già le prime vittime, secondo gli esperti meteo sarebbe principalmente legato a una forte perturbazione sul Golfo dell'Oman che è destinata a spostarsi sino al Pakistan.
In quota, tra Egitto ed Emirati, si è formata una vasta goccia fredda che ora si muove verso Est portando tempeste e alluvioni. Si tratta di un fenomeno naturale ma, come ricordano gli stessi scienziati, se un singolo evento è difficilmente attribuibile al global warming il contesto - per probabilità, intensità e forza delle precipitazioni - può essere collegabile alla crisi del clima che porta ad eventi meteo sempre più potenti, soprattutto negli ultimi anni.
Nella Dubai del petrolio che ha ospitato lo scorso anno la Cop28 e dove a fatica si riesce a immaginare quell'addio ai combustibili fossili che potrebbe arginare la quantità di emissioni che impattano sul riscaldamento planetario, c'è però un altro aspetto che potrebbe aver influito (ma non è la causa) su quanto accaduto nelle ultime ore.
Negli Emirati infatti da diversi anni, così come in Texas, Cina, ma anche Russia e altre realtà mediorientali, si utilizza una tecnica chiamata "cloud seeding", una sorta di bombardamento delle nuvole, nel tentativo di far piovere a comando.
L'inseminazione delle nuvole - quella per cui si dice che gli uomini "giocano a fare Dio" - è una tecnica di stimolazione artificiale basata sulla diffusione di getti di ioduro d'argento o di ghiaccio secco all'interno di alcune nuvole prescelte, quelle adatte. Si tratta di un sistema ritenuto "efficace" ma per cui esistono ancora molti dubbi, soprattutto in termini di quantità e ripercussioni.
Un tempo effettuata soprattutto grazie a specifici aerei o cannoni a terra, oggi le nuove tecnologie attraverso particelle permettono di realizzarla anche grazie ad appositi droni. In tempi di crisi del clima e siccità, in un contesto di scarsità delle risorse idriche questa tecnica è sempre più studiata e usata negli Emirati Arabi, così come negli States. Sempre negli Emirati vengono eseguite più di 1.000 ore di seeding delle nuvole ogni anno.
Per certi versi più economico dei grandi impianti di desalinizzazione, il cloud seeding secondo alcuni studi internazionali sarebbe in grado di aumentare del 15% le piogge annuali in una determinata area. Gli Emirati credono fortemente in queste tecniche, tanto da aver investito di recente circa 20 milioni di dollari, con investimenti diretti che riguardano anche la Saudi Aramco, tra le più grandi compagnie petrolifere al mondo.
Gli eventi precipitosi delle ultime ore, come detto, sono considerati di origine naturale ma negli Emirati in cui si attende solitamente la prima formazione delle nuvole per poter poi procedere (coordinati da un grande centro ad Abu Dhabi) con l'inseminazione, c'è chi sostiene che ci siano state operazioni artificiali negli ultimi giorni che possano aver avuto un determinato peso.
Ahmed Habib, meteorologo specializzato presso il Centro nazionale di meteorologia degli Emirati Arabi Uniti ha infatti affermato a Bloomberg che due aerei hanno condotto operazioni di inseminazione delle nuvole lunedì e martedì e che sette missioni di inseminazione sono state effettuate negli ultimi giorni. In una seconda versione, con altri media, ha però parlato solo di "missioni", senza soffermarsi sulle inseminazioni.
"Per qualsiasi nuvola adatta sugli Emirati Arabi Uniti, si effettua l'operazione" ha raccontato in prima istanza Habib indicando la possibilità che le scelte dell'uomo possano aver ulteriormente impattato sull'enorme quantità di pioggia caduta a Dubai, città priva di una efficiente rete fognaria dove una tale quantità d'acqua si è trasformata rapidamente in fiumi che attraversano strade e infrastrutture.
A differenza di quanto affermato da Habib a Bloomberg, il Centro Nazionale di Meteorologia emiratino ha però negato l'uso di tecniche di cloud seeding durante la tempesta.
Omar AlYazeedi, vicedirettore generale, ha affermato infatti che he l’agenzia "non ha condotto alcuna operazione di seeding durante questo evento" sottolineando inoltre come "uno dei principi di base del seeding delle nuvole è che devi colpire le nuvole nella loro fase iniziale prima che piova, se si verifica una situazione di forte temporale allora è troppo tardi per condurre qualsiasi operazione di seeding".
Più probabile, lasciano intendere anche gli Emirati, che la violenza delle piogge sia da ricondurre anche alla crisi del clima. Nel Golfo le cose stanno infatti cambiando negli ultimi anni e secondo un rapporto uscito in passato su Nature nei prossimi anni si prevede che le precipitazioni aumenteranno del 15-30%.
Su quanto accaduto nelle ultime ore altri esperti, come il meteorologo Jeff Berardelli, hanno espresso la loro opinione. Berardelli resta più scettico sul ruolo del "cloud seeding" suggerendo invece come su Dubai, ad esempio, possa aver pesato una sorta di fenomeno di inseminazione naturale, ovvero il fatto che la tempesta ha inghiottito una enorme quantità di polvere (quella del deserto) sospesa nell'aria e che ciò possa aver favorito la condensazione e l'intensità delle piogge.
Altri esperti ricordano inoltre che - seppur non con questa straordinaria intensità - la tempesta era ben prevista dai modelli e il climatologo Colin McCarthy ha sottolineato che le forti piogge sono attribuite a "molteplici cicli di intensi temporali" formati al largo delle calde acque del Golfo Persico, mentre secondo la climatologa Friederike Otto il dito va sempre puntato anche contro la crisi climatica innescata di origine antropica. "La pioggia mortale e distruttiva in Oman e Dubai - ha detto - è stata resa più pesante dai cambiamenti climatici causati dall'uomo".