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L’appello per la pace degli attivisti dall’Iran: “Non vogliamo la guerra. La situazione attuale facilita la repressione”

350 attivisti iraniani chiedono il cessate il fuoco a Gaza e l'avvio dei negoziati di pace. Condannano inoltre qualsiasi azione ostile contro l’Iran e l’escalation da parte della Repubblica Islamica
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Sfidando la censura decine di iraniani si stanno mobilitando in difesa della pace: “perché senza pace non si può difendere nemmeno la democrazia”, recita un appello firmato da oltre un centinaio di attivisti, donne e uomini che vivono fuori dal Paese e dentro l’Iran. Un atto di coraggio, considerato che le autorità hanno già avvertito che non tollereranno dissensi e prese di posizione diverse da quelle ufficiali sulle operazioni militari e che la repressione è già scattata.

“L'attuale atmosfera di guerra, oltre a insabbiare le gravi responsabilità del sistema politico nelle molteplici situazioni di crisi che vive l’Iran ha anche facilitato l’intensificarsi della repressione dei movimenti di protesta nel Paese”, denunciano i firmatari. Le pattuglie della polizia morale sono tornate per le strade per int…

Sfidando la censura decine di iraniani si stanno mobilitando in difesa della pace: “perché senza pace non si può difendere nemmeno la democrazia”, recita un appello firmato da oltre un centinaio di attivisti, donne e uomini che vivono fuori dal Paese e dentro l’Iran. Un atto di coraggio, considerato che le autorità hanno già avvertito che non tollereranno dissensi e prese di posizione diverse da quelle ufficiali sulle operazioni militari e che la repressione è già scattata.

“L'attuale atmosfera di guerra, oltre a insabbiare le gravi responsabilità del sistema politico nelle molteplici situazioni di crisi che vive l’Iran ha anche facilitato l’intensificarsi della repressione dei movimenti di protesta nel Paese”, denunciano i firmatari. Le pattuglie della polizia morale sono tornate per le strade per intercettare e punire le ragazze che non portano il velo e “molti attivisti, politici e giornalisti sono stati convocati” dalle forze di sicurezza. Per tutto il messaggio è lo stesso per tutti: vietato dissentire.

“L'atmosfera di sicurezza bellicosa allarga il campo della repressione facilitando il regime autoritario ad esercitare più pressione sulla società civile in Iran”, denunciando gli attivisti. Tra loro ci sono sono nomi noti dell’impegno sociale e politico in Iran, come Abdollah Momeni, che è in uscita temporanea dal cercare con un permesso medico per le sue deteriorate condizioni di salute, intellettuali e giornalisti, avvocati come Behnam Cheghini che stanno difendendo le famiglie delle vittime della repressione di piazza durante le proteste per Mahsa Amini, attivisti come Alireza Abdi. Il rischio che corrono esponendosi è molto alto, ma la delicatezza del momento ha spinto tanti a far sentire la propria voce. Hanno il sostegno di molti iraniani che vivono all’estero e che si sono uniti al manifesto, come la giurista Mehranghiz Kar, l’artista Parastoo Foruhar, l’attivista curda, premio Olof Palme nel 2017 Parvin Ardalan.

“Noi attivisti civili Iraniani riteniamo essenziale in queste circostanze prendere una posizione netta contro la guerra e lo spargimento di sangue nella regione, condannando il militarismo della Repubblica islamica e l’approccio bellicista degli altri governi. L’Iran affronta gravissime crisi economiche, politiche e sociali e un aumento delle tensioni tra l’Iran e l’Israele danneggia gravemente il movimento dei sostenitori della democrazia”. Chiedono pace, gli iraniani, diplomazia e negoziati. “Condanniamo qualunque aggressione sul suolo del nostro Paese, per qualunque motivo, e insistiamo sulla necessità che cessino le ostilità nella guerra di Gaza e avanzino i negoziati di Pace”. L’alternativa è la distruzione, in Iran e in tutta la regione. “Invitiamo tutti gli attivisti civili a esprimere, inequivocabilmente e senza esitazioni, il loro “no alla guerra " e ad unirsi in un’unica voce per la promozione della democrazia”.

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