Israele, sunniti e Occidente: il patto dei cieli è già realtà
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA — Incontriamo Ben Wallace in Parlamento a Westminster, ma è troppo occupato per parlare: «Ho già scritto tutto oggi», cioè ieri. Ovvero un editoriale sul Daily Telegraph in cui l’ex ministro della Difesa britannico spiega come la guerra in Ucraina e le crescenti tensioni in Medio Oriente siano oramai indissolubilmente legate: «L’Iran è come la Russia: un bullo che ci provoca sempre di più». Dopo l’attacco di sabato scorso contro Israele, «è tempo di reagire ancora più duramente e far capire chi siamo. Perché queste dittature proliferano quando siamo deboli e divisi in Occidente».
Per Wallace, i due scenari di guerra in Ucraina e Medio Oriente hanno un nemico comune. Tanto che esorta Israele a unirsi all’Occidente e aiutare militarmente Kiev: «L’ambasciatrice israeliana a Londra una volta mi ha detto che non volevano provocare la Russia. Ma i droni che uccidono a Kiev e che sono stati lanciati nel weekend» contro lo Stato ebraico «hanno la stessa matrice. Russia e Iran attaccan…
LONDRA — Incontriamo Ben Wallace in Parlamento a Westminster, ma è troppo occupato per parlare: «Ho già scritto tutto oggi», cioè ieri. Ovvero un editoriale sul Daily Telegraph in cui l’ex ministro della Difesa britannico spiega come la guerra in Ucraina e le crescenti tensioni in Medio Oriente siano oramai indissolubilmente legate: «L’Iran è come la Russia: un bullo che ci provoca sempre di più». Dopo l’attacco di sabato scorso contro Israele, «è tempo di reagire ancora più duramente e far capire chi siamo. Perché queste dittature proliferano quando siamo deboli e divisi in Occidente».
Per Wallace, i due scenari di guerra in Ucraina e Medio Oriente hanno un nemico comune. Tanto che esorta Israele a unirsi all’Occidente e aiutare militarmente Kiev: «L’ambasciatrice israeliana a Londra una volta mi ha detto che non volevano provocare la Russia. Ma i droni che uccidono a Kiev e che sono stati lanciati nel weekend» contro lo Stato ebraico «hanno la stessa matrice. Russia e Iran attaccano noi e i nostri alleati, Ucraina e Israele inclusi. L’Europa ha bisogno dell’aiuto di Israele, così come Israele ha bisogno dell’Europa».
Insomma, Wallace auspica un fronte comune bellico, Israele incluso, contro l’asse Russia-Iran. In un certo senso, sabato scorso si sono viste le prove di una potenziale, futura alleanza internazionale militare in Medio Oriente. Al momento è solo una suggestione, ma la convergenza tra Usa, Regno Unito, Francia, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati per fermare l’ultima clamorosa pioggia di droni e missili, condividendo l’intelligence o liberando lo spazio aereo per i caccia americani e britannici, è stato qualcosa “senza precedenti”, come ha ammesso il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant.
Che sia questa la premessa per una sorta di “Accordi di Abramo” di carattere militare tra Occidente, Israele e Stati arabi per neutralizzare le azioni dell’Iran? Una convergenza del genere, sebbene top-secret, sarebbe già in fieri, ossia la “Mead” (Middle East Air Defence) contro gli ayatollah: a farne parte sarebbero Israele, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Egitto, Bahrein, Marocco. Ma ciò potrà mai evolvere in una sorta di alleanza difensiva strutturale in Medio Oriente, come la Nato lo è in Occidente? E che ruolo avranno i britannici? Da mesi Londra sta cercando di imbarcare l’Arabia Saudita, con la quale ha fitti legami di intelligence e di vendita di armi, nel progetto “Gcap” dei caccia di nuova generazione Tempest con Italia e Giappone. «I sauditi sono un partner importante per il Regno Unito», ci dice Alessio Patalano, professore di War & Strategy al King’s College di Londra.
«È difficile pensare che quanto accaduto sabato sia la sicura premessa di una convergenza militare stabile tra Usa, Regno Unito, sauditi e altri in Medio Oriente. La “Joint Expeditionary Force” nel Mar Baltico, per esempio, ha richiesto anni di cooperazione e condivisione militari. Ma la palla è nel campo dell’Iran: se dopo il clamoroso attacco del weekend, continuerà su questa linea, il coordinamento tra Occidente e sunniti crescerà. E andrà oltre l’una tantum».
Sir David Lidington, ex vice primo ministro britannico e oggi presidente del think tank Rusi, dichiara a Repubblica che però bisogna andarci cauti con i sauditi: «Riad non vuole il Medio Oriente destabilizzato. E certo gli ottimi rapporti di noi britannici con sauditi e giordani sono utilissimi in questa situazione. Allo stesso tempo, però, l’Arabia continua a manipolare all’Opec i prezzi del petrolio insieme alla Russia, e ha legami stretti con la Cina. Quindi al momento è complicata un’alleanza militare più strutturale con l’Occidente».
Secondo Nomi Bar-Yaacov, dell’International Security Programme del think tank Chatham House ed esperta di Medio Oriente, dopo la collaborazione di sauditi ed Emirati contro l’attacco dell’Iran di sabato «ora Israele ha una opportunità d’oro per integrarsi nella regione. Lo scheletro di una alleanza sembra già esserci. Ma fallirà, se Netanyahu attaccherà Rafah e soprattutto senza la formazione di uno Stato palestinese, cruciale per quegli stessi Paesi arabi che sabato hanno protetto Israele".