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Onu, verso il voto sul riconoscimento dello Stato palestinese: tutto quello che c'è da sapere

(reuters)
I Paesi arabi hanno presentato una risoluzione che verrà discussa il 18 aprile per chiedere di accettare la Palestina come membro
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LONDRA – Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite voterà giovedì per decidere se accettare la Palestina a pieno titolo come membro dell’Onu, una svolta che equivarrebbe al suo riconoscimento come stato da parte della comunità internazionale.

I Paesi arabi hanno presentato una risoluzione in tal senso, motivandone l’urgenza anche con la grave situazione umanitaria nella Striscia di Gaza come risultato della guerra scoppiata dopo l’aggressione di Hamas a Israele del 7 ottobre scorso. Ma appare altamente improbabile che la proposta sarà approvata, in primo luogo per l’opposizione degli Stati Uniti, che hanno diritto di veto in seno al massimo organo del palazzo di vetro.

Chi fa parte del Consiglio di Sicurezza

L’organismo alla testa dell’Onu è composto da quindici membri. Cinque sono membri permanenti, di fatto le potenze vincitrici emerse dalla Seconda guerra mondiale, ciascuno dotato di diritto di veto: Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina. Gli altri dieci membri …

LONDRA – Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite voterà giovedì per decidere se accettare la Palestina a pieno titolo come membro dell’Onu, una svolta che equivarrebbe al suo riconoscimento come stato da parte della comunità internazionale.

I Paesi arabi hanno presentato una risoluzione in tal senso, motivandone l’urgenza anche con la grave situazione umanitaria nella Striscia di Gaza come risultato della guerra scoppiata dopo l’aggressione di Hamas a Israele del 7 ottobre scorso. Ma appare altamente improbabile che la proposta sarà approvata, in primo luogo per l’opposizione degli Stati Uniti, che hanno diritto di veto in seno al massimo organo del palazzo di vetro.

Chi fa parte del Consiglio di Sicurezza

L’organismo alla testa dell’Onu è composto da quindici membri. Cinque sono membri permanenti, di fatto le potenze vincitrici emerse dalla Seconda guerra mondiale, ciascuno dotato di diritto di veto: Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina. Gli altri dieci membri sono eletti a rotazione, per un periodo di due anni, fra tutti gli altri Paesi dell’Onu. Quelli attuali, che prenderanno parte alla discussione e al voto di giovedì sulla Palestina insieme ai cinque membri permanenti, sono: Algeria, Corea del Sud, Ecuador, Giappone, Guyana, Malta, Mozambico, Sierra Leone, Slovenia e Svizzera.

Le regole per l’ammissione

L’appartenenza all’Onu è ammessa a ogni Paese “che ama la pace”, che accetta gli obblighi previsti dalla carta fondativa dell’Onu e che è in grado e determinato a rispettarli. L’ammissione di ogni nuovo membro deve essere approvata prima dal Consiglio di Sicurezza, una sorta di “governo” dell’Onu, quindi dall’Assemblea Generale, l’organo di cui fanno parte tutti i Paesi membri, una sorta di parlamento dell’Onu, con un voto con una maggioranza minima di due terzi. Alla sua fondazione nel 1945, l’Onu aveva 51 membri. Oggi ne ha 193.

La commissione preparatrice

Una speciale commissione del Consiglio di Sicurezza esamina le richieste o proposte di ammissione di nuovi membri. Ne fanno parte rappresentanti di tutti i 15 membri attuali del Consiglio di Sicurezza. Su richiesta dell’Algeria, che ha presentato una proposta in tal senso, la commissione si è riunita due volte la settimana scorsa per discutere l’ammissione della Palestina, ma ha reso noto ieri di non avere raggiunto una posizione unanime in materia: “Riguardo alla questione dell’adempimento di tutti i criteri per l’ammissione, la commissione non è in grado di fare una raccomandazione unanime al Consiglio di Sicurezza”, afferma un comunicato.

A meno di ripensamenti dell’ultima ora, si prevede che l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), l’organismo che dal 1993 governa i Territori Autonomi Palestinesi in Cisgiordania (e che li governava anche a Gaza, prima di essere espulsa dalla Striscia da Hamas), chiederà lo stesso al Consiglio di Sicurezza di votare sulla questione.

L’opposizione americana

All’inizio di aprile gli Stati Uniti hanno ribadito la loro posizione sull’argomento, affermando che la creazione di uno stato palestinese deve avvenire attraverso negoziati diretti tra Anp e Israele, non tramite un voto dell’Onu. Le Nazioni Unite sono schierate da sempre per la creazione di due stati, uno israeliano e uno palestinese, che vivano in pace e in sicurezza reciproca. Questa è anche la posizione degli Usa, che appoggiano e sono stati a lungo il mediatore principale della trattativa per creare uno stato palestinese nata con il processo di pace del 1993. Ma i negoziati sono bloccati da più di dieci anni.

Le pressioni arabe

Il Gruppo Arabo, che riunisce i Paesi arabi all’Onu, ha diffuso una dichiarazione martedì riaffermando il pieno sostegno per l’ammissione della Palestina alle Nazioni Unite, definendola “un passo cruciale nella direzione giusta di una soluzione equa e permanente, in linea con il diritto internazionale e con le rilevanti risoluzioni dell’Onu”.

Lo status della Palestina

Dal 2012 la Palestina ha lo status di “membro osservatore” dell’Onu, che le dà diritto ad avere una delegazione e a partecipare ai lavori, un riconoscimento de facto del suo status ma che non dà diritto di voto e di rappresentanza a pieno titolo. “Fare parte dell’Onu a tutti gli effetti è un nostro diritto naturale e legale”, afferma Ryiad Mansour, ambasciatore palestinese alle Nazioni Unite. Secondo fonti palestinesi, 137 dei 193 membri dell’Onu hanno già riconosciuto la Palestina come stato. All’interno dell’Unione Europea, la Spagna è il solo Paese ad avere avviato un procedimento di riconoscimento della Palestina, ma non lo ha ancora concluso. Norvegia, Francia e altri Paesi lo hanno considerato ma non avviato.

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