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Da Erdogan a Xi Jinping, una tela diplomatica per facilitare il negoziato di pace Mosca-Kiev

(afp)

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La bozza di accordo promossa dal leader turco prevede adesione di Kiev alla Ue, ma status neutrale fino al 2040 e futuri referendum. L'Ucraina: “Per noi esiste solo la formula Zelensky”. Fonti russe: niente negoziati prima di nuove conquiste territoriali. Scholz e Xi sostengono il vertice di giugno in Svizzera, ma seguito da “future conferenze internazionali” con la presenza di Mosca
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MOSCA — Sui tavoli di Mosca e di Kiev c’è una bozza di accordo di pace. L’ha presentata il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che spera nel sostegno dell’Europa, ma soprattutto dei Paesi del Sud del Mondo. È il suo nono tentativo dalla primavera del 2022, quando – come conferma un retroscena pubblicato ieri da Foreign Affairs – una serie di incontri faccia a faccia in Bielorussia e Turchia e di colloqui in videoconferenza aveva portato Russia e Ucraina vicine a un’intesa. A rivelare quello che è stato battezzato “il piano Erdogan” è stata Novaja Gazeta Europe, il giornale creato dalla redazione in esilio della Novaja Gazeta diretta dal Nobel per la Pace Dmitrij Muratov. L’agenzia di stampa britannica Reuters, invece, ha svelato che, lo scorso 30 marzo, vigilia delle critiche elezioni regionali turche, Erdogan avrebbe dovuto annunciare un accordo tra Kiev e Mosca, mediato insieme all’Onu, per garantire la sicurezza della navigazione mercantile nel Mar Nero. L’intesa è naufragata per…

MOSCA — Sui tavoli di Mosca e di Kiev c’è una bozza di accordo di pace. L’ha presentata il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che spera nel sostegno dell’Europa, ma soprattutto dei Paesi del Sud del Mondo. È il suo nono tentativo dalla primavera del 2022, quando – come conferma un retroscena pubblicato ieri da Foreign Affairs – una serie di incontri faccia a faccia in Bielorussia e Turchia e di colloqui in videoconferenza aveva portato Russia e Ucraina vicine a un’intesa. A rivelare quello che è stato battezzato “il piano Erdogan” è stata Novaja Gazeta Europe, il giornale creato dalla redazione in esilio della Novaja Gazeta diretta dal Nobel per la Pace Dmitrij Muratov. L’agenzia di stampa britannica Reuters, invece, ha svelato che, lo scorso 30 marzo, vigilia delle critiche elezioni regionali turche, Erdogan avrebbe dovuto annunciare un accordo tra Kiev e Mosca, mediato insieme all’Onu, per garantire la sicurezza della navigazione mercantile nel Mar Nero. L’intesa è naufragata per il ritiro «all’ultimo minuto» di Kiev, ma resta un’ulteriore conferma del silenzioso lavoro della diplomazia turca dietro le quinte per portare Kiev e Mosca a negoziare.

I punti del “piano Erdogan” per la pace in Ucraina

Il “piano Erdogan” visionato da Novaja Gazeta Europe ricalca in parte l’intesa di Istanbul abortita nel maggio 2022. Prevede i seguenti punti: impegno di Usa e Russia a non utilizzare armi nucleari e a rinnovare il Trattato sulla limitazione delle armi strategiche Start-3; divieto di interferire negli affari interni di un altro Paese; congelamento del conflitto lungo la linea del fronte esistente; status neutrale dell’Ucraina fino a referendum nel 2040 su politica estera e territori annessi dalla Russia; scambio di prigionieri nella formula “tutti per tutti”; ok di Mosca all’ingresso di Kiev nella Ue. Secondo Julija Latynina, giornalista russa ben informata, a vedere questi punti, risulterebbe chiaro perché Putin si è ritirato dallo Start-3 e ha più volte minacciato l’uso di armi nucleari. «È la sua tipica tattica», dice. «Intensificare il conflitto e creare una situazione la cui risoluzione possa poi essere presentata come una vittoria diplomatica da entrambe le parti», Russia e, in questo caso, Stati Uniti. Stando infatti a diverse fonti, il “piano Erdogan” sarebbe infatti una proposta del presidente statunitense sotto mentite spoglie. Per Aleksandr Karpets, editorialista del sito ucraino Enovosty.com, lo confermerebbe il fatto che sembra «un piano per ricreare il sistema di sicurezza internazionale», «un’offerta a Mosca per un accordo globale in cui all’Ucraina viene assegnato il ruolo di “merce di scambio”». Come i piani precedentemente promossi da Cina, Brasile e Paesi africani, scrive Karpets, prevede una «pace a scapito dell’Ucraina» e perciò irricevibile da parte di Kiev.

Il no di Kiev

Citata da Forbes Ucraina, Daria Zarivna, consigliera di Andriy Yermak, capo dell’ufficio presidenziale ucraino, ha liquidato il piano come «un tentativo di disinformazione russa» sostenendo che a scriverne per primi, già il 23 marzo, sarebbero stati canali Telegram vicini ai servizi segreti russi come MediaKiller, ZeRada e Legitimny che il Centro per la lotta alla disinformazione e i servizi Sbu classificano come “canali di propaganda nemica”. Il consigliere presidenziale Mikhailo Podolyak, invece, non ha smentito, ma ha detto che Kiev respinge qualsiasi piano diverso dalla cosiddetta “formula di pace” in dieci punti presentata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky il 15 novembre 2022 al vertice del G20. Nel “piano Erdogan” mancano infatti quelle che il presidente ucraino lo scorso settembre, davanti all’Assemblea Generale dell’Onu, aveva definito condizioni irrinunciabili per una “cessazione onesta, affidabile e completa delle ostilità”: il ritiro delle truppe russe dall’intero territorio ucraino entro i confini del 1991 e il ripristino del controllo ucraino anche su Mar Nero, Mar d’Azov e Stretto di Kerch. In più, ha osservato Podolyak, il piano turco comporta un congelamento del conflitto armato che però non esclude un’inevitabile successiva escalation delle ostilità.

Perché il piano non dispiace a Mosca

Il “piano Erdogan”, secondo fonti russe, sembra non soltanto ricalcare l’intesa di Istanbul, ma anche accogliere in gran parte le “garanzie di sicurezza” che Mosca aveva avanzato a Stati Uniti e Nato già nel dicembre 2021, due mesi prima di lanciare la cosiddetta Operazione militare speciale in Ucraina. Perciò è considerato una base promettente da Mosca. Non è un caso che, proprio nei giorni scorsi, prima il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko in visita a Mosca e poi il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov abbiano ribadito quanto più volte sostenuto dallo stesso leader russo Vladimir Putin: che l’intesa negoziata a Istanbul nella primavera del 2022 potrebbe essere la base per futuri negoziati a patto però di tenere conto di quelle che Mosca chiama “nuove realtà territoriali”, vale a dire le quattro regioni ucraine unilateralmente annesse dalla Federazione nel settembre 2022 come la Crimea nel marzo 2018. Il piano turco, però, non può essere una soluzione condivisibile perché rimanda il destino delle regioni contese al 2040, quando Putin sarà uscito di scena.

L’ipotesi della “diplomazia navetta” a partire dal vertice in Svizzera

Il presidente del Centro per le comunicazioni strategiche Dmitrij Abzalov ha inoltre avvertito che non ci saranno negoziati almeno «fino a maggio», quando la Russia proverà a conquistare anche Chasiv Yar, Slavjansk e Kramatorsk. «Solo dopo si aprirà il binario della trattativa. Successivamente si porrà la questione di Kharkov e Sumy. Tutto si riduce al fattore militare», ha detto a Dailystorm.ru, portale che fa capo ad Anastasia Kashevarova, ex braccio destro del presidente della Duma Vjacheslav Volodin. Benché la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova abbia detto che la Russia non parteciperà al vertice di pace sull’Ucraina che si terrà il 15 e 16 giugno a Bürgenstock e sebbene Putin stesso abbia definito “frivoli” e “ridicoli” colloqui senza la partecipazione russa, Abzalov ha lasciato intendere che la Russia potrebbe venire coinvolta indirettamente nei prossimi negoziati in Svizzera. «Lo schema è il seguente: prima negoziano in Svizzera. Poi le iniziative raccolte vengono presentate alla Russia perché i due Paesi si accordino insieme. E dopo ci sarà un forum generale. Ci sarà una diplomazia navetta attraverso intermediari. Ma affinché il progetto funzioni, è necessario che i Paesi del Sud, soprattutto Cina e India, accettino di partecipare a questo formato e di sostenerlo».

Il vertice Xi-Scholz a Pechino

Il presidente cinese Xi Jinping ieri sembrerebbe avere dato la sua disponibilità ricevendo a Pechino il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Nel corso del faccia a faccia, ha appoggiato «la convocazione di una conferenza di pace con la partecipazione paritaria» di Mosca e Kiev. Approccio giudicato «bilanciato e costruttivo» dal Cremlino. Scholz ha poi precisato: «Cina e Germania vogliono coordinarsi per promuovere l’organizzazione di una conferenza di alto livello in Svizzera e future conferenze internazionali sulla pace». Parole che sembrano confermare che la Cina potrebbe fare le veci di Mosca in Svizzera, ma che il vertice di Bürgenstock non sarebbe che un volano verso futuri summit con la partecipazione russa. Per Latynina le uniche due forze che trarrebbero beneficio da una pace in Ucraina, «a patto che questa pace sia opera loro e che le promuova come arbitri internazionali» sono proprio «quelle forze che fanno molto ma dicono poco». «Sono — dice — le due potenze autoritarie per le quali Putin ha agito come un rompighiaccio, cambiando la struttura del mondo. Sono la Cina e la Turchia».

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