Yulia Navalnaya si racconta a Time: “Voglio dare una speranza ai russi e un messaggio al gangster Putin: non ci fermerai”
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – Non c’era alcun piano di successione di Aleksej Navalny, neppure dopo che l’avvelenamento da Novichok lo aveva ridotto in coma nell’agosto 2020. “Non ne avevamo mai parlato”, ha confessato al settimanale statunitense “Time” la vedova Yulia Navalnaya nella sua prima intervista dalla morte dell’oppositore russo in carcere il 16 febbraio scorso.
Ma per “il bene della gente nel mondo, Yulia Navalnaya ha assunto il ruolo di leader sulla scena mondiale”, scrive la vicepresidente statunitense Kamala Harris in un breve profilo della vedova dell’oppositore inclusa nella lista di “Time” delle 100 persone più influenti del 2024.
L’intervista
Nel corso del colloquio con il giornalista Simon Shuster, Navalnaya spiega di essersi fatta avanti per dare speranza ai russi e per mostrare al Cremlino che la resistenza contro Putin non era morta con suo marito.
“Io e Aleksej non ne avevamo parlato. Ho pensato che non potevo permettere che accadesse. Se pensavano che uccidere Navalny fosse la…
MOSCA – Non c’era alcun piano di successione di Aleksej Navalny, neppure dopo che l’avvelenamento da Novichok lo aveva ridotto in coma nell’agosto 2020. “Non ne avevamo mai parlato”, ha confessato al settimanale statunitense “Time” la vedova Yulia Navalnaya nella sua prima intervista dalla morte dell’oppositore russo in carcere il 16 febbraio scorso.
Ma per “il bene della gente nel mondo, Yulia Navalnaya ha assunto il ruolo di leader sulla scena mondiale”, scrive la vicepresidente statunitense Kamala Harris in un breve profilo della vedova dell’oppositore inclusa nella lista di “Time” delle 100 persone più influenti del 2024.
L’intervista
Nel corso del colloquio con il giornalista Simon Shuster, Navalnaya spiega di essersi fatta avanti per dare speranza ai russi e per mostrare al Cremlino che la resistenza contro Putin non era morta con suo marito.
“Io e Aleksej non ne avevamo parlato. Ho pensato che non potevo permettere che accadesse. Se pensavano che uccidere Navalny fosse la fine di tutto, si sbagliavano. Ho visto quante persone sentono questa perdita molto, molto profondamente, e volevo sostenerle, dare loro un po' di speranza. E soprattutto, volevo che il Cremlino e i suoi funzionari capissero: se hanno ucciso Aleksej, mi faccio avanti io, se fanno qualcosa a me, verrà qualcun altro. Ci sono moltissime persone che sono contro le autorità al potere in Russia, contro il regime, e non dubito che, anche se uccidessero un gran numero di queste persone, altre prenderebbero il loro posto”.
L'ultimo saluto al telefono
Navalnaya racconta dell’ultimo incontro con il marito nel carcere di Pokrov, , “intorno al 15 o 16 febbraio” del 2022, quando era appena iniziato il nuovo processo che si sarebbe concluso con una condanna a nove anni e mezzo di carcere e nessuno dei due credeva che il presidente russo Vladimir Putin avrebbe davvero inviato truppe e mezzi in Ucraina.
Ricorda l’ultima telefonata in occasione del suo compleanno. “Ma non ha funzionato. Ha chiamato e ha detto: “Ciao, Ciao”, e poi la linea si è interrotta. Era luglio. È stata l’ultima volta che l’ho sentito salutarmi”.
Della prigionia del marito dice: “Non è mai stato di umore depresso. Ma penso che abbia avuto momenti molto difficili. Negli ultimi due anni lo stavano davvero torturando. Stava morendo di fame. Non gli permettevano di comprare il cibo allo spaccio”.
Si commuove quando rivive quel 16 febbraio infausto e definisce la suocera, Lyudmila Navalnaya, “una vera eroina” per essere riuscita a ottenere il corpo del figlio.
L'appello all'Occidente per sanzioni mirate
Yulia definisce Putin “gangster”, ma ha parole dure anche per i leader occidentali. “Penso che l’Occidente non ci ascolti assolutamente quando diciamo che abbiamo bisogno di sanzioni più mirate contro la cerchia ristretta di Putin".
Per Navalnaya, "le sanzioni che colpiscono persone a caso, come quelle imposte da Ue e Regno Unito dopo l’uccisione di Aleksej, sono piuttosto ridicole. Sono sanzioni contro la base. Non sono solo un insulto alla memoria di Aleksej. Sono un insulto alla dignità di chi li impone perché dovrebbero comprendere che nessuno di questi funzionari è mai stato all’estero o andrà mai all’estero”.
Le sanzioni esistenti, continua, “non funzionano. Aiutano solo la propaganda del Cremlino. Le sanzioni devono essere imposte non contro la Russia, ma contro le autorità russe, contro Putin personalmente”.
Secondo Navalnaya, “il problema è che l’Occidente pensa a Putin come un politico. Ma Putin ha da tempo smesso di essere un politico. È il capo di un gruppo criminale organizzato. Tutto il suo cerchio magico è composto da criminali che hanno commesso crimini di guerra, hanno violato leggi, hanno rubato un sacco di soldi al popolo russo, mentre lo tengono in povertà”.