Hajizadeh, le mille vite dello stratega dei missili iraniani
di Gabriella ColarussoÈ l’autunno del 1984, la guerra con Saddam è nella sua fase più cruenta, l’Iran ha già perso migliaia di giovani al fronte. Baghdad bombarda senza sosta e Hassan Tehrani Moghaddam cerca un ombrello, uno scudo per proteggere i cieli sguarniti dell’Iran. Vola in Siria, poi in Libia. Convince Gheddafi a dargli gli Scud. Ma servono una base e una piattaforma di lancio e incarica un giovane, Amir Ali Hajizadeh, 22enne, che ha un’idea: è Kermanshah il posto giusto, Ovest dell’Iran, zona curda. La guarnigione Shahid Montazeri ha strutture, la giusta traiettoria di lancio verso Baghdad, una montagna in cui scavare tunnel e proteggere basi e materiali.
Moghaddam è passato alla storia come il “padre del programma missilistico” iraniano: fu ucciso in un attentato nel 2011 a Teheran, le autorità incolparono Israele, una delle tante operazioni sotto copertura del Mossad. Quel giovane che si inventò dal nulla la prima base missilistica iraniana è oggi il capo dell’aeronautica dei Guardiani del…
È l’autunno del 1984, la guerra con Saddam è nella sua fase più cruenta, l’Iran ha già perso migliaia di giovani al fronte. Baghdad bombarda senza sosta e Hassan Tehrani Moghaddam cerca un ombrello, uno scudo per proteggere i cieli sguarniti dell’Iran. Vola in Siria, poi in Libia. Convince Gheddafi a dargli gli Scud. Ma servono una base e una piattaforma di lancio e incarica un giovane, Amir Ali Hajizadeh, 22enne, che ha un’idea: è Kermanshah il posto giusto, Ovest dell’Iran, zona curda. La guarnigione Shahid Montazeri ha strutture, la giusta traiettoria di lancio verso Baghdad, una montagna in cui scavare tunnel e proteggere basi e materiali.
Moghaddam è passato alla storia come il “padre del programma missilistico” iraniano: fu ucciso in un attentato nel 2011 a Teheran, le autorità incolparono Israele, una delle tante operazioni sotto copertura del Mossad. Quel giovane che si inventò dal nulla la prima base missilistica iraniana è oggi il capo dell’aeronautica dei Guardiani della Rivoluzione, il generale Amir Ali Hajizadeh, militare d’alto grado vicino e fedele a Khamenei, l’uomo che insieme ad altri comandanti dei Pasdaran ha disegnato e gestito l’attacco contro Israele del 13 aprile.
Nato a Teheran nel 1961, genitori di Karaj, prima che Moghaddam lo chiamasse al suo fianco, aveva studiato economia. Si unì ai Guardiani della rivoluzione come cecchino, divisione artiglieria. In quei primi anni Ottanta i Pasdaran erano una formazione nascente di giovani soldati ideologizzati disposti a morire per proteggere la rivoluzione islamica, non ancora diventati l’esercito potente, con le mani ben piantate negli affari economici del Paese, che sono oggi. Moghaddam aveva convinto Gheddafi ma all’ambizione missilistica dell’Iran serviva know how.
Hajizadeh va in Corea del Nord, acquista tecnologia cruciale per costruire i primi missili Shahab-3. Nel 1990 Teheran lancia il programma di sviluppo dei missili da crociera, i balistici Shahab-3B arrivano nel 2003, hanno una gittata fino a 2.100 chilometri. Inizia la fase della produzione intensiva dei missili a lungo raggio. Hajizadeh è una figura centrale di questa storia, e nel 2009 assume la guida dell’aeronautica dei Pasdaran. Poi arrivano gli ipersonici e il programma di sviluppo dei droni: l’Iran ora è la prima potenza missilistica del Medio Oriente.
«Possiamo colpire le navi da guerra americane entro un raggio di 2.000 km e abbiamo mantenuto questo raggio per rispetto verso l’Europa, sperando che eviti irriverenze nei nostri confronti», disse lo scorso anno. Il programma missilistico è stato anche lo strumento con cui l’Iran ha costruito la sua rete di proxies regionali, trasferendo tecnologie e know how ai gruppi alleati per fare missili e droni in casa.
Nel 2020 la caduta. Su ordine di Trump, le forze speciali americane uccidono il generale Qassem Soleimani all’aeroporto di Baghdad. L’Iran promette vendetta per il suo martire più illustre.
La risposta dei Pasdaran arriva poche ore dopo ed è mortale: l’aeronautica dei Guardiani, dunque sotto il comando di Hajizadeh, abbatte il Boeing 737-800 della Ukraine International Airlines appena decollato da Teheran: 176 persone a bordo, famiglie, studenti, bambini, tutti morti. Per giorni i Guardiani negano, gli iraniani scendono in piazza, proteste, scontri, repressione. Hajizadeh è costretto ad ammettere: «È stato un errore». Il processo per quella strage non si è mai celebrato. Quando 10 giorni fa la Guida Suprema Ali Khamenei ha promesso vendetta per Israele cercando nella platea lo sguardo soddisfatto di Hajizadeh, molti iraniani hanno pensato a quel numero: Boeing 737-800.
Il generale Hajizadeh invece pensa ad altro, pensa alla guerra. Ieri gli hanno chiesto se l’Iran risponderà in caso di un attacco israeliano: «Al 100%, non c’è dubbio». La notte del 13 aprile c’era anche lui nella cabina di comando. Il primo sciame di droni e missili verso Israele è partito da lì, da Kermanshah.