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Argentina, il governo Milei apre un nuovo fronte con i Paesi vicini: “Ospitano cellule terroristiche iraniane e di Hezbollah”

(afp)
La ministra degli Interni Patricia Bullrich ha detto che “la Bolivia ospita centinaia di membri della Forza Quds e cellule di Hezbollah sono presenti nel nord del Cile”. Proteste da Santiago del Cile e Sucre
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Il governo Milei apre un altro fronte nelle crisi dei rapporti diplomatici che coinvolge tutti i Paesi dell’America Latina e accusa platealmente Bolivia e Cile di ospitare centinaia di agenti della Forza Quds, l’intelligence dei Guardiani delle Rivoluzione iraniani, e alcune cellule di Hezbollah. Sono solo dei sospetti. Ma questo basta per far dichiarare alla ministra della Sicurezza Patricia Bullrich, intervistata in tv, una frase che solleva altra tensione. “L’Argentina”, dice la ministra, “vive una situazione delicata. Si trova in un’area dove c’è la presenza attiva di due forze alleate dell’Iran. Siamo in allerta, temiamo degli attentati”.

Gli agenti del Quds si troverebbero in Bolivia. “Iraniani che non parlano spagnolo ma hanno passaporto di quel Paese”, ha sottolineato. Hezbollah sarebbe invece attivo nel Nord del Cile “con cellule” che per il momento restano dormienti. La reazione è stata immediata. Il governo cileno ha inviato a quello argentino una nota di protesta attrave…

Il governo Milei apre un altro fronte nelle crisi dei rapporti diplomatici che coinvolge tutti i Paesi dell’America Latina e accusa platealmente Bolivia e Cile di ospitare centinaia di agenti della Forza Quds, l’intelligence dei Guardiani delle Rivoluzione iraniani, e alcune cellule di Hezbollah. Sono solo dei sospetti. Ma questo basta per far dichiarare alla ministra della Sicurezza Patricia Bullrich, intervistata in tv, una frase che solleva altra tensione. “L’Argentina”, dice la ministra, “vive una situazione delicata. Si trova in un’area dove c’è la presenza attiva di due forze alleate dell’Iran. Siamo in allerta, temiamo degli attentati”.

Gli agenti del Quds si troverebbero in Bolivia. “Iraniani che non parlano spagnolo ma hanno passaporto di quel Paese”, ha sottolineato. Hezbollah sarebbe invece attivo nel Nord del Cile “con cellule” che per il momento restano dormienti. La reazione è stata immediata. Il governo cileno ha inviato a quello argentino una nota di protesta attraverso il ministero degli Esteri. Il capo della Divisione Sudamericana, l’ambasciatore Christan Hodges-Nugent, si è rivolto direttamente al capo della cancelleria dell’ambasciata argentina in Cile chiedendo prove delle accuse sostenute. Il presidente Gabriel Boric è intervenuto in una trasmissione radio per esortare la Bullrich a svelare le fonti delle sue dichiarazioni. “Il Cile”, ha precisato, “non protegge alcun gruppo terroristico, né nel nostro territorio, né al di fuori di esso”. Poi si è lamentato: “Non è attraverso i media che si discutono questioni di intelligence. Se il ministro delle Sicurezza argentino ha dei precedenti a sostegno delle sue dichiarazioni, li consegni e collabori”.

Un’analoga nota di protesta è stata spedita dal governo boliviano a quello di Buenos Aires. In essa respinge quelle che considera delle “dichiarazioni errate e imprudenti” che alimentano solo un clima da caccia alle streghe. Ma Patricia Bullrich ha insistito e ha ricordato che “i membri della Guardia Quds sono praticamente il braccio armato dello Stato islamico iraniano”. Ha aggiunto che dopo un accordo di difesa con l’Iran, la Bolivia “ha permesso l’insediamento di 700 iraniani sul suo territorio”. Ha annunciato di aver rafforzato i controlli alla frontiera trai due paesi “per identificare gli stranieri sospetti ”.

Il pesante atto d’accusa della ministra della Sicurezza arriva pochi giorni dopo l’attacco dell’Iran a Israele. Subito dopo il lancio dello stormo di droni e missili contro lo Stato ebraico, il presidente Milei aveva interrotto la sua visita ufficiale a Washington ed era rientrato precipitosamente a casa. Aveva formato un “comitato di crisi” dove erano state analizzate le possibili risposte all’aggressione di Teheran e le successive, eventuali, rappresaglie.

L’incubo dell’attentato all’Amia, il centro mutualistico ebraico fatto saltare in aria con un camion bomba nel 1994 e Buenos Airesa, con 85 morti e 300 feriti, è tornato ad aleggiare sulla Casa Rosada. Proprio all’inizio di questa settimana la giustizia argentina aveva formalizzato l’atto di accusa nei confronti dell’Iran e di Hezbollah “per crimini contro l’umanità”, indicando dopo tanti tentennamenti la Repubblica islamica “mandante morale” ed Hezbollah “esecutore materiale” della strage. I giudici hanno richiesto delle riforme legali affinché gli imputati, sette, tutti riparati in Iran e in Libano, possano essere giudicati anche in contumacia. Il governo l’aveva celebrata come la fine di “un patto” dei precedenti governi peronisti “che promuoveva e garantiva l’impunità dei terroristi”.

Le nuove accuse verso la Bolivia si basano sull’accordo di intesa bilaterale che il ministro della Difesa boliviano Edmundo Novillo aveva firmato nel luglio del 2023 con il suo omologo iraniano Mohamed Reza Qarai Asthiani. I deputati dell’opposizione nel Parlamento argentino, gli stessi che oggi sostengono il nuovo governo, condannarono quello che, secondo loro, era un “reato” perché commesso alleandosi con un paese che l’Argentina considera responsabile della strage all’Amia. Secondo fonti di stampa, l’accordo con il regime degli ayatollah includeva “litio, missili, armi e intelligence nel cyberspazio”.

Già allora la Bolivia reagì dicendo che il patto “non era una minaccia per nessuno”. Il ministro Novillo spiegò che lo scambio “non prevedeva alcun aiuto bellico” ma solo tecnici e attrezzature per riparare gli aerei militari e acquistare dei droni con i quali rafforzare i controlli lungo le frontiere. Ma l’attacco a Israele e la forte tensione in Medio Oriente per la risposta, già annunciata per la fine della Pasqua ebraica dal governo Netanyahu, avevano spinto Milei a dare subito un segnale per ribadire “il costante sostegno a Israele” del governo e suo personale.

Un segnale che ha innescato la nuova crisi diplomatica. L’ultima delle tante che coinvolgono la maggior parte dei paesi della Regione. Tutti contro tutti. Il Cile ai ferri corti con il Venezuela per l’omicidio di un dissidente. Il Messico con l’Ecuador per l’irruzione nella sua ambasciata a Quito dove le forze speciali hanno prelevato l’ex presidente Glas lì rifugiato; il Perù contro il Messico per l’asilo politico concesso alla moglie e alla figlia dell’ex presidente Castillo. Il Venezuela contro l’Ecuador per la violazione di una sede diplomatica. Solo il Brasile e la Colombia restano fuori dalla mischia. Lula e Petro si sono incontrati. Hanno parlato di Maduro, che non giustificano più e lo esortano a condurre delle elezioni pulite. Ma anche di questa generale crisi diplomatica dove sono saltate le normali procedure per far posto alla forza.

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