Al G7 pressing Usa sui beni russi congelati. Appello di Kiev: “Fate presto, aiutateci”
dalla nostra inviata Serenella MatteraCAPRI – Il «fate presto» dell’Ucraina, un grido di allarme che copre le resistenze di cancellerie occidentali sempre più in difficoltà nel sostegno a Kiev, domina la scena del G7. È «questione di vita o di morte», dice il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba ai suoi omologhi riuniti a Capri. «Abbiamo i Patriot, i sistemi antimissile, dobbiamo tirarli fuori dai magazzini e inviarli in Ucraina», si appella ai governi Ue l’alto rappresentante Josep Borrell. «È urgente e fondamentale», dice al tavolo del G7 il segretario della Nato Jens Stoltenberg. E chiama così in causa anche il governo Meloni, perché cita le batterie Samp-T italo-francesi, in grado di proteggere l’area di una metropoli. Una è già in Ucraina, l’Italia ne ha cinque, una in Kuwait e una posta quest’anno a protezione degli incontri G7 in Italia. «Faremo il possibile», assicura Giorgia Meloni. Ma la decisione non è banale, impensierisce il governo, tanto più a poche settimane dalle Europee. E con la responsabilità di dare so…
CAPRI – Il «fate presto» dell’Ucraina, un grido di allarme che copre le resistenze di cancellerie occidentali sempre più in difficoltà nel sostegno a Kiev, domina la scena del G7. È «questione di vita o di morte», dice il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba ai suoi omologhi riuniti a Capri. «Abbiamo i Patriot, i sistemi antimissile, dobbiamo tirarli fuori dai magazzini e inviarli in Ucraina», si appella ai governi Ue l’alto rappresentante Josep Borrell. «È urgente e fondamentale», dice al tavolo del G7 il segretario della Nato Jens Stoltenberg. E chiama così in causa anche il governo Meloni, perché cita le batterie Samp-T italo-francesi, in grado di proteggere l’area di una metropoli. Una è già in Ucraina, l’Italia ne ha cinque, una in Kuwait e una posta quest’anno a protezione degli incontri G7 in Italia. «Faremo il possibile», assicura Giorgia Meloni. Ma la decisione non è banale, impensierisce il governo, tanto più a poche settimane dalle Europee. E con la responsabilità di dare soluzione a un altro dossier spinoso, su cui avverte la pressione Usa: la destinazione all’Ucraina degli asset russi congelati.
Antony Blinken ne ha parlato ad Antonio Tajani mercoledì sera, nel bilaterale all’hotel Quisisana, cui il ministro degli Esteri si presenta con un disco dei Maneskin, dono di compleanno per il segretario di Stato. Blinken sollecita l’alleato sul contributo alla difesa di Kiev. Ma dalla presidenza italiana del G7 la Casa Bianca si aspetta soprattutto una soluzione sulla proposta di destinare alla ricostruzione ucraina gli asset congelati ai russi, oltre 300 miliardi, di cui la gran parte in Europa.
È la partita più difficile. Lo testimoniano le notizie che rimbalzano da Washington. Ne parla la segretaria al Tesoro Janet Yellen al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in un colloquio che ha al centro anche il ruolo della Cina nel supporto al Cremlino. Ne discutono a margine dei lavori del Fmi i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali delle sette grandi potenze. A loro spetta in concreto capire fin dove ci si possa spingere. Per i timori che un sequestro degli asset moscoviti abbia, sottolinea dagli Usa il governatore di Bankitalia Fabio Panetta, un «effetto sulla stabilità finanziaria». Il rischio è una fuga dai depositi dalle banche del vecchio continente. Francia e Germania dicono no, la presidente della Bce Christine Lagarde invita alla prudenza.
Il governo di Roma vede con ottimismo il crescente consenso sull’ipotesi “minimale”: destinare all’Ucraina i profitti maturati dai fondi russi, su cui Ursula von der Leyen incassa il sì dei 27 leader Ue. Un passo avanti c’è, il valore stimato è di 3 miliardi. L’amministrazione Usa spinge però perché sia fatto il massimo possibile, magari anche con l’utilizzo degli asset come collaterali per i prestiti. «L’Italia - dice Tajani, dopo il colloquio con Blinken - in linea di principio è favorevole all’uso per Kiev dei beni sequestrati, ma serve una base giuridica». Che ad oggi non c’è. Il grattacapo è in mano a Giorgetti, in vista del G7 delle Finanze di fine maggio a Stresa e del vertice dei leader di giugno.
Quanto alla difesa ucraina, è il ministro Guido Crosetto a invitare alla cautela: «L’Italia ha fornito tutto quello che poteva», dice a un incontro promosso da PwC Italia con il gruppo Gedi. Abbiamo svuotato i magazzini, spiega, e per produrre un Samp-T ci vogliono 5 anni («I prossimi saranno pronti tra tre»). Roma all’Ucraina darà altro supporto: cosa, si vedrà. La Germania invierà un terzo sistema Patriot, si attende lo sblocco dei fondi Usa. L’impegno per Kiev sarà nelle conclusioni del G7, gli ucraini aspettano di capire quanto concreto.