Il monito di Mattarella: “Pace giusta per l’Ucraina”
dal nostro inviato Concetto VecchioSOFIA - Nella base Nato di Novo Selo, a quattro ore d‘auto da Sofia, Sergio Mattarella ringrazia per il loro generoso dovere gli oltre settecento militari italiani che vi operano da tempo «per prevenire incidenti “. É «il fronte orientale» presidiato dall‘Alleanza atlantica, uno dei quattro avamposti tattici messi in campo dopo l’invasione di Putin in Ucraina.
In Bulgaria, tra i Paesi meno sviluppati tra quelli dell‘Est nell‘Unione (non ha ancora l‘Euro), i sentimenti filo russi prevalgono specie nella popolazione più matura. Il Capo dello Stato ricorda ancora una volta «inammissibile aggressione» di Mosca. Perciò i nostri sono qui, per garantire «la pace nella sicurezza».
«Questa missione ha un compito di deterrenza e come scopo la pace» dice Mattarella. «Una caratteristica costante delle nostre forze armate, che hanno sempre svolto il proprio contributo con umanità». E riferisce la propria soddisfazione per come i suoi omologhi lodano i nostri militari impegnati in giro per il …
SOFIA - Nella base Nato di Novo Selo, a quattro ore d‘auto da Sofia, Sergio Mattarella ringrazia per il loro generoso dovere gli oltre settecento militari italiani che vi operano da tempo «per prevenire incidenti “. É «il fronte orientale» presidiato dall‘Alleanza atlantica, uno dei quattro avamposti tattici messi in campo dopo l’invasione di Putin in Ucraina.
In Bulgaria, tra i Paesi meno sviluppati tra quelli dell‘Est nell‘Unione (non ha ancora l‘Euro), i sentimenti filo russi prevalgono specie nella popolazione più matura. Il Capo dello Stato ricorda ancora una volta «inammissibile aggressione» di Mosca. Perciò i nostri sono qui, per garantire «la pace nella sicurezza».
«Questa missione ha un compito di deterrenza e come scopo la pace» dice Mattarella. «Una caratteristica costante delle nostre forze armate, che hanno sempre svolto il proprio contributo con umanità». E riferisce la propria soddisfazione per come i suoi omologhi lodano i nostri militari impegnati in giro per il mondo. «Siete lontani da casa, i vostri cari sopportano un prezzo», li rincuora.
Non è un viaggio casuale questo in Bulgaria. Il tono di Mattarella negli ultimi mesi si è fatto più preoccupato. Tre giorni prima, celebrando a Roma i 75 anni della Nato, il presidente aveva chiesto una maggiore attenzione sul fronte Sud, quello del Mediterraneo. Teme l’escalation. Denuncia le minacce «all’ordine internazionale». Ai primi di maggio parlerà all’Onu. Il multilateralismo vacilla e il Quirinale fa sentire la sua voce. Ci ha tenuto a fare sapere che l’Ue non può più perdere altro tempo nel dotarsi di un sistema europeo di difesa.
L’altra sera, a Sofia, ha detto: «Il momento storico che attraversiamo richiede che le istituzioni europee assumano responsabilità e si dotino degli strumenti necessari per consentire all’Unione di continuare a rappresentare una realtà di stabilità e progresso, in grado di influenzare positivamente il contesto internazionale e contrapporsi con efficacia a ogni tentazione autocratica e illiberale che fosse presente nel continente e alle politiche di aggressione contro altri Stati».
È un tono nuovo. I suoi interventi segnalano un allarme molto forte nella convinzione che le tensioni nel mondo ci riguardano direttamente ed esigono una risposta adeguata. L’ordine di un tempo è ammaccato, s’impongono risposte aggiornate. La via maestra rimane, per il capo dello Stato quella diplomatica. L’ha detto nel palazzo presidenziale di Sofia a proposito di Kiev, il cui esito dev’essere quello di «una pace giusta». E due popoli due Stati ha invocato per Medio Oriente. È anche un monito a fare presto non smarrendo le lezioni della storia. Mattarella ha citato il Cronorifugio, il libro scritto dal bulgaro Georgi Gospodinov: «Quanto più una società dimentica, tanto più qualcuno produce, vende e completa con una memoria surrogato le cavità che si sono rese libere».