Il giurato italo-americano si autoesclude dal processo Stormy Daniels: “Non posso, Trump è come Berlusconi”
di Massimo BasileNEW YORK - Nella difficile ricerca di newyorkesi imparziali disponibili a far parte della giuria popolare che giudicherà nel tribunale di Manhattan Donald Trump, uno dei candidati si è autoescluso dalla selezione, ammettendo di vedere nel tycoon un altro Silvio Berlusconi, per via delle accuse di frode e la passione per le donne, proprio quello che viene contestato al tycoon in questo processo penale. L’uomo, che ha detto al giudice di essere nato e cresciuto in Italia e avere la cittadinanza americana, cosa che gli ha permesso di entrare tra i possibili candidati, rispondendo alle domande sul fatto se avesse un’opinione su Trump, ha ammesso di essersela fatta seguendo i media italiani, che “hanno fatto una comparazione molto forte tra Trump e Silvio Berlusconi”.
NEW YORK - Nella difficile ricerca di newyorkesi imparziali disponibili a far parte della giuria popolare che giudicherà nel tribunale di Manhattan Donald Trump, uno dei candidati si è autoescluso dalla selezione, ammettendo di vedere nel tycoon un altro Silvio Berlusconi, per via delle accuse di frode e la passione per le donne, proprio quello che viene contestato al tycoon in questo processo penale. L’uomo, che ha detto al giudice di essere nato e cresciuto in Italia e avere la cittadinanza americana, cosa che gli ha permesso di entrare tra i possibili candidati, rispondendo alle domande sul fatto se avesse un’opinione su Trump, ha ammesso di essersela fatta seguendo i media italiani, che “hanno fatto una comparazione molto forte tra Trump e Silvio Berlusconi”.
“Sarebbe un po’ difficile per me - ha aggiunto - mantenermi imparziale e corretto”. Il giudice Juan Merchan ha preso atto della dichiarazione e ha deciso di esonerarlo dalla selezione. Trump è rimasto seduto e non ha fatto commenti, mentre i legali erano in piedi accanto a lui. Un altro candidato è stato escluso perché su Facebook aveva postato un messaggio in cui aveva scritto “lock him up”, equivalente a chiudetelo in cella, ingabbiatelo, riferito a Trump.
L’ex presidente ha chiuso platealmente gli occhi solo quando il giudice ha decritto il caso all’aula. Il tycoon è accusato di aver pagato in nero una pornostar e un’ex modella di Playboy, perché non rivelassero particolari della sua vita extraconiugale, tra cui rapporti sessuali avuti al tempo in cui era già sposato con Melania Trump. Una delle due donne, l’attrice Stormy Daniels, aveva minacciato di raccontare tutto nel pieno della campagna presidenziale del 2016, che poi Trump avrebbe vinto. Secondo l’accusa, il tycoon fece versare sul conto di Daniels, il cui vero nome è Stephanie Clifford, 130 mila dollari. Il caso dell’italiano è diventato il paradigma delle difficoltà che la corte sta incontrando nel selezionare i dodici membri della giuria, più le sei riserve, in una città che a stragrande maggioranza ha manifestato il suo astio nei confronti di Trump.
Trovare qualcuno neutro è difficile. Solo nella prima giornata era stati esclusi cinquanta candidati. Fino a martedì sono state cinque le persone che avevano superato la selezione, tra cui un ex cameriere di origine irlandese, un’infermiera di Harlem impiegata in un reparto di oncologia e una giovane ingegnera che lavora per la Disney. Alcuni media, contravvenendo alle indicazioni della corte, hanno fatto una descrizione accurata, anche fisica, dei giurati ammessi. Merchan ha invitato a non farlo più, per non mettere in pericolo la privacy dei giurati, che saranno impegnati nelle prossime cinque settimane. Il giudice è convinto di poter formare la giuria entro questa settimana, per cominciare il processo vero e proprio lunedì o martedì.