Dal no agli attacchi all’Iran e a Rafah all’accordo tra Israele e sauditi: Biden prova a chiudere la guerra in vista delle elezioni Usa
di Anna LombardiGli Stati Uniti sono stati preavvertiti di una possibile operazione militare da parte di Israele in Iran “nell’arco di 24 o 48 ore”, in risposta al primo attacco diretto su territorio israeliano (che non ha provocato danni) da parte di Teheran, la settimana scorsa. Anche quello, a sua volta risposta al raid sul consolato iraniano di Damasco, dove è morto anche un generale dei Pasdaran. L’amministrazione Biden ha risposto che non l’avrebbero supportata: “Non abbiamo dato semaforo verde”. Lo hanno riferito fonti interne alla Casa Bianca a Nbc e Cnn, le tv all news che per prime hanno commentato le notizie dell’attacco.
Le rassicurazioni di Israele: “No impianti nucleari fra gli obiettivi”
Secondo Cnn, Israele avrebbe agito dopo aver comunque rassicurato Washington che non avrebbe preso di mira gli impianti nucleari, situati nella regione di Isfahan. Un attacco “simmetrico e minimo” in rispetto alle sollecitazioni degli americani e di altri alleati che nei giorni scorsi avevano chie…
Gli Stati Uniti sono stati preavvertiti di una possibile operazione militare da parte di Israele in Iran “nell’arco di 24 o 48 ore”, in risposta al primo attacco diretto su territorio israeliano (che non ha provocato danni) da parte di Teheran, la settimana scorsa. Anche quello, a sua volta risposta al raid sul consolato iraniano di Damasco, dove è morto anche un generale dei Pasdaran. L’amministrazione Biden ha risposto che non l’avrebbero supportata: “Non abbiamo dato semaforo verde”. Lo hanno riferito fonti interne alla Casa Bianca a Nbc e Cnn, le tv all news che per prime hanno commentato le notizie dell’attacco.
Le rassicurazioni di Israele: “No impianti nucleari fra gli obiettivi”
Secondo Cnn, Israele avrebbe agito dopo aver comunque rassicurato Washington che non avrebbe preso di mira gli impianti nucleari, situati nella regione di Isfahan. Un attacco “simmetrico e minimo” in rispetto alle sollecitazioni degli americani e di altri alleati che nei giorni scorsi avevano chiesto con forza di non aumentare oltre la tensione nella regione, preoccupati anche che l’Iran possa usare gli attacchi sul suo territorio come scusa per andare avanti con il suo programma nucleare.
Gli Usa negano di aver ottenuto una risposta ridotta in cambio dell’ok all’invasione di Rafah
Secondo la ricostruzione del sito Axios, ieri i funzionari statunitensi negavano categoricamente le notizie secondo cui Biden avrebbe dato il via libera a un’operazione militare a Rafah se Israele avesse evitato di compiere la sua rappresaglia nei confronti dell’Iran. Anzi, “l’amministrazione Biden è preoccupata. Un’invasione israeliana di Rafah potrebbe portare a molte vittime civili”. Proprio ieri, d’altronde, si è tenuto un incontro virtuale di alto livello sulla possibile operazione israeliana nella cittadina a Sud della Striscia, presenti il Consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan e il ministro per gli Affari strategici israeliani Ron Dermer. Un resoconto della Casa Bianca ha fatto sapere che “le due parti hanno concordato sull'obiettivo condiviso di vedere Hamas sconfitto a Rafah. I partecipanti statunitensi hanno espresso preoccupazione per le varie linee d'azione". Altri incontri in merito seguiranno nelle prossime ore.
Il piano di Biden per un accordo fra Israele e sauditi
Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione Biden – che solo ieri ha posto il veto per il riconoscimento della Palestina come membro a pieno titolo delle Nazioni Unite – starebbe spingendo per un accordo diplomatico a lungo termine che porti il premier israeliano Benjamin Netanyahu ad accettare un nuovo impegno per la creazione di uno Stato palestinese in cambio del riconoscimento diplomatico da parte di Riad. Come incentivo al riconoscimento di Israele, la Casa Bianca offre ai sauditi un rapporto di difesa formale con Washington, assistenza nell’acquisizione di energia nucleare civile e, appunto, il rinnovato impegno a creare uno Stato palestinese. Un intero pacchetto che i funzionari americani dicono già essere in fase avanzata di negoziato. Lo sforzo offrirebbe a Israele quel che cerca da tempo: la normalizzazione con Riad, il più potente vicino arabo, che potrebbe così entrare negli Accordi di Abramo. I funzionari americani affermano che il successo dello sforzo congiunto nell’abbattere missili e droni iraniani di sabato scorso, che ha visto impegnati anche i sauditi, dovrebbe aver chiarito a Israele che la sua sicurezza contro le minacce di Teheran può essere solo rafforzata dalla più stretta integrazione con l’Arabia Saudita.
La carta diplomatica che rafforzerebbe Biden nella corsa alla Casa Bianca
Se l’accordo dovesse andare in porto, sarebbe una grande vittoria per Biden: significativa svolta diplomatica nel pieno della campagna presidenziale, perché amplierebbe gli accordi di Abramo siglati da Donald Trump che hanno già portato alla normalizzazione delle relazioni tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco. E che placherebbe la protesta pro-Gaza che sta dilaniando il partito democratico e rischia di pesare sul voto di novembre. Convincere Netanyahu ad avviare colloqui sulla creazione di uno Stato palestinese resta complicato: l’ala più conservatrice del suo governo – e dopo gli attacchi del 7 ottobre parte dell’opinione pubblica israeliana – sono particolarmente ostili a quella possibilità. I leader dell’Arabia Saudita, invece, sostengono da decenni che uno Stato palestinese è una priorità, e la sua diplomazia è ferma nel sostenere che è il prezzo da pagare per qualsiasi ulteriore normalizzazione. Secondo il Wall Street Journal, questi ultimi avrebbero comunque indicato in privato che sono pronti ad accettare anche il solo impegno verbale di Israele a nuovi colloqui in tal senso. Un accordo mediato dagli Stati Uniti offrirebbe anche la via d’uscita da Gaza: un piano postbellico che vedrebbe coinvolte proprio forze militari degli Stati arabi per proteggere la Striscia.
Nuove forniture di armi
Anche in tal senso, sempre secondo anticipazioni del Wall Street Journal, l’amministrazione Biden starebbe prendendo in considerazione un nuovo accordo di forniture di armi a Israele dal valore di oltre un miliardo di dollari da aggiungere agli aiuti già attualmente in esame del Congresso.