Aiuti Usa all’Ucraina, l’ex ambasciatore Nato Volker: “Sono una svolta decisiva ma bisogna sbloccare le armi a lunga gittata”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNew York — «Questi aiuti saranno fondamentali per consentire all’Ucraina di fermare l’avanzata russa e colpire l’apparato logistico di Mosca. La svolta della guerra però avverrà dopo le presidenziali americane, quando Putin capirà che ha sbagliato i calcoli a puntare sul disimpegno di Washington». È lo scenario tracciato da Kurt Volker, ex ambasciatore Usa alla Nato ed ex inviato dell’amministrazione Trump per l’Ucraina.
Quali armi bisogna mandare all’Ucraina e come verranno usate?
«La ripresa delle forniture militari servirà in primo luogo a mettere gli ucraini in condizione di difendersi, per fermare l’offensiva che i russi cercheranno probabilmente di lanciare in estate. È importante però che gli Usa sblocchino anche l’invio delle armi a lunga gittata, perché saranno essenziali per colpire le retrovie e quindi l’apparato logistico di Mosca. Dovranno continuare gli attacchi sulla Crimea, il ponte di Kerch che è ess…
New York — «Questi aiuti saranno fondamentali per consentire all’Ucraina di fermare l’avanzata russa e colpire l’apparato logistico di Mosca. La svolta della guerra però avverrà dopo le presidenziali americane, quando Putin capirà che ha sbagliato i calcoli a puntare sul disimpegno di Washington». È lo scenario tracciato da Kurt Volker, ex ambasciatore Usa alla Nato ed ex inviato dell’amministrazione Trump per l’Ucraina.
Quali armi bisogna mandare all’Ucraina e come verranno usate?
«La ripresa delle forniture militari servirà in primo luogo a mettere gli ucraini in condizione di difendersi, per fermare l’offensiva che i russi cercheranno probabilmente di lanciare in estate. È importante però che gli Usa sblocchino anche l’invio delle armi a lunga gittata, perché saranno essenziali per colpire le retrovie e quindi l’apparato logistico di Mosca. Dovranno continuare gli attacchi sulla Crimea, il ponte di Kerch che è essenziale per rifornire le truppe russe, e da Zaporizhzhia verso Sud. Così le forze di occupazione nella zona occidentale del Paese resteranno isolate, esponendole al rischio di essere ricacciate indietro».
Se questa strategia avesse successo, sarebbe seguita da una nuova controffensiva ucraina, magari focalizzata su un punto specifico del fronte, invece dell’intero arco come era accaduto l’anno scorso?
«Non mi aspetto una nuova offensiva di Kiev, ma piuttosto la stabilizzazione del fronte. Quando poi le truppe russe capiranno che non possono più avanzare, si potrebbero aprire gli spazi per nuove azioni mirate da parte degli ucraini».
Questo potrebbe aprire le porte a una soluzione diplomatica del conflitto?
«La vera svolta non avverrà prima delle presidenziali americane. Ma dopo che il fronte si sarà stabilizzato, e la nuova amministrazione verrà insediata, Putin sarà costretto a rivedere i suoi calcoli».
Sta aspettando il ritorno di Trump?
«Se questa è la sua strategia, sta sbagliando ancora. Trump non sembra intenzionato a cedere al Cremlino, e non si è opposto all’approvazione del pacchetto per continuare le forniture militari. Credo che chiunque vinca a novembre, il Cremlino si ritroverà di fronte un’amministrazione determinata a continuare il sostegno di Kiev. A quel punto i costi per Mosca saranno diventati così elevati da aprire a una soluzione diplomatica».