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Armi anticarro ma niente Samp-T. L’Italia delude la Difesa ucraina

(afp)
Kuleba chiede batterie antimissile per le città colpite dai raid russi, ma da Roma e Parigi arriva la doccia fredda: “Ne abbiamo bisogno noi per il G7 e le Olimpiadi”
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CAPRI - «Cosa potete darci per la difesa aerea?», domanda il ministro ucraino Dmytro Kuleba al suo collega italiano Antonio Tajani, seduto di fronte a lui di primo mattino in un salottino dell’hotel Quisisana di Capri, adibito a sala riunioni. L’agenda del G7 dei ministri degli Esteri in quelle ore è tutta focalizzata dall’attacco israeliano in Iran, possibile scintilla di una nuova escalation in Medio Oriente. Kuleba ha l’urgenza di un Paese sottoposto ogni giorno da due anni ai bombardamenti russi, ha l’impazienza di chi reclama per sé lo scudo che ha visto aprirsi a protezione di Israele. E perciò chiede, con forza. Riconosce all’Italia un contributo finora «attivo e coerente». Poi però va al sodo: è disposto il governo Meloni a inviare un altro Samp-T, un sistema in grado di dare protezione a un’intera metropoli? Tajani si interrompe e compone il numero del titolare della Difesa, Guido Crosetto, responsabile del dossier. E Crosetto spiega che no, in questo momento l’Italia non è i…

CAPRI - «Cosa potete darci per la difesa aerea?», domanda il ministro ucraino Dmytro Kuleba al suo collega italiano Antonio Tajani, seduto di fronte a lui di primo mattino in un salottino dell’hotel Quisisana di Capri, adibito a sala riunioni. L’agenda del G7 dei ministri degli Esteri in quelle ore è tutta focalizzata dall’attacco israeliano in Iran, possibile scintilla di una nuova escalation in Medio Oriente. Kuleba ha l’urgenza di un Paese sottoposto ogni giorno da due anni ai bombardamenti russi, ha l’impazienza di chi reclama per sé lo scudo che ha visto aprirsi a protezione di Israele. E perciò chiede, con forza. Riconosce all’Italia un contributo finora «attivo e coerente». Poi però va al sodo: è disposto il governo Meloni a inviare un altro Samp-T, un sistema in grado di dare protezione a un’intera metropoli? Tajani si interrompe e compone il numero del titolare della Difesa, Guido Crosetto, responsabile del dossier. E Crosetto spiega che no, in questo momento l’Italia non è in grado di inviare altri Samp-T a Kiev. Per ragioni tecniche, non politiche: non può privarsi dei due sistemi che ha posto a protezione del G7. Darà altro, di utile per difendersi in questa fase del conflitto. Si ragiona sull’invio di sistemi anticarro. Perché la volontà di fare tutto il possibile c’è, assicurano i ministri italiani. Ma i potenti Samp-T no, ad ora sono esclusi.

La pressione degli ucraini per ricevere «almeno altri sette sistemi di difesa Patriot o simili» è fortissima. «Diteci se siamo alleati davvero», sbotta Volodymyr Zelensky durante il Consiglio Nato-Ucraina. Il segretario generale Jens Stoltenberg ha convocato in tutta fretta i ministri della Difesa dell’Alleanza, nelle ore in cui a Capri i ministri degli Esteri del G7 mettono nero su bianco la «determinazione a rafforzare le capacità di difesa aerea di Kiev per salvare vite umane». Ma in concreto?, continuano a ripetere gli ucraini. Stoltenberg annuncia forniture «presto». La Germania è pronta a un terzo invio di Patriot e promette un impegno massiccio. La Camera americana potrebbe finalmente sbloccare oggi 60 miliardi di dollari di forniture. Ma negli auspici di Stoltenberg ci sono anche i Samp-T, a produzione franco-italiana.

La pressione è fortissima. Ma la Francia ha fatto sapere di dover proteggere le Olimpiadi, l’Italia spiega di dover attivare lo scudo sul G7 e comunque di non potersi sguarnire in un momento di grandi tensioni nel Mediterraneo. Roma ha già inviato un sistema in Ucraina, uno è in Kuwait, schierato contro l’Isis, uno di ritorno dalla Slovacchia deve fare manutenzione e due sono in uso: difficile, viene spiegato, privarsene. Altro non c’è, i nuovi Samp-T in produzione non saranno operativi prima di tre anni. Ecco perché dalla Difesa potrebbero essere destinati a Kiev sistemi anticarro: l’Italia ha anche i nuovissimi Spike, di produzione israeliana e dunque condizionati al via libera da Israele.

Si vedrà, nelle prossime settimane. Crosetto potrebbe firmare il nono pacchetto di aiuti a Kiev. Ma una data non c’è. Sulle decisioni del governo pesano lo svuotamento dei magazzini della Difesa e la difficoltà politica a dare il via a nuovi stanziamenti per armi a due mesi dalle Europee. Crosetto e Tajani sono d’accordo di risentirsi la prossima settimana, Meloni da Bruxelles giovedì non escludeva di poter fornire Samp-T, ma rinviava a una risposta tecnica, che al momento è negativa.

Il G7 intanto rinnova l’impegno, complicatissimo da realizzare senza terremotare i mercati europei, per destinare alla ricostruzione ucraina 300 miliardi di asset congelati ai russi: l’Ue è pronta a usare 3 miliardi di interessi, gli Usa chiedono di fare di più, smobilitando una cifra maggiore come garanzia dei prestiti a Kiev. E i Sette minacciano anche di «adottare nuove misure, se necessario» per sanzionare la Russia e pure l’Iran, «se dovesse fornire missili balistici». Su spinta del segretario di Stato Usa Blinken finisce nel mirino anche la Cina. A Pechino il G7 chiede di «interrompere» il sostegno alla macchina bellica di Mosca. Perché è provata la fornitura, spiega Blinken, di componenti belliche: «La Cina non può avere rapporti amichevoli coi Paesi europei e insieme alimentare la più grande minaccia all’Europa dalla Guerra fredda». Il G7 non sembra aver discusso dell’ipotesi di sanzioni a Pechino ma la tedesca Baerbock sposta Berlino su una linea dura: «La Cina eserciti la sua influenza su Putin, non alimenti la sua macchina da guerra: non possiamo tollerarlo»

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