RAMALLAH — Lo stallo vero non è mai stato sui numeri. Su quanti ostaggi rilasciare, e quali, e in cambio di quanti e quali prigionieri, né su quanti giorni di tregua. In realtà, l’ostacolo maggiore delle trattative tra Israele e Hamas è sempre stato un altro. Il Day After. Cosa fare di Gaza?
Mentre Netanyahu continua a volere la distruzione di Hamas, i palestinesi finora hanno detto solo che non vogliono esterni al potere. Non l’Onu, non gli Stati arabi, non gli europei. E va da sé, non Israele. Ma quindi, cosa vogliono? A più di sei mesi e 34mila morti dal 7 Ottobre, del governo di unità nazionale su cui è all'opera Mustafa Barghouti, storico mediatore tra Fatah e Hamas, non c’è traccia. Invitato dagli Stati Uniti a dare un segnale di discontinuità, il 14 marzo Mahmoud Abbas ha nominato primo ministro l’economista Mohammad Mustafa, il più stretto tra i suoi consiglieri. Tra i palestinesi, la reazione è stata: E chi è?
Tramite Mousa Abu Marzouk, il suo responsabile Affari Internaziona…
RAMALLAH — Lo stallo vero non è mai stato sui numeri. Su quanti ostaggi rilasciare, e quali, e in cambio di quanti e quali prigionieri, né su quanti giorni di tregua. In realtà, l’ostacolo maggiore delle trattative tra Israele e Hamas è sempre stato un altro. Il Day After. Cosa fare di Gaza?
Mentre Netanyahu continua a volere la distruzione di Hamas, i palestinesi finora hanno detto solo che non vogliono esterni al potere. Non l’Onu, non gli Stati arabi, non gli europei. E va da sé, non Israele. Ma quindi, cosa vogliono? A più di sei mesi e 34mila morti dal 7 Ottobre, del governo di unità nazionale su cui è all'opera Mustafa Barghouti, storico mediatore tra Fatah e Hamas, non c’è traccia. Invitato dagli Stati Uniti a dare un segnale di discontinuità, il 14 marzo Mahmoud Abbas ha nominato primo ministro l’economista Mohammad Mustafa, il più stretto tra i suoi consiglieri. Tra i palestinesi, la reazione è stata: E chi è?
Tramite Mousa Abu Marzouk, il suo responsabile Affari Internazionali, Hamas ripete di non avere obiezioni a un governo tecnico. E, ultim’ora, di essere disposta a sciogliere le brigate al-Qassam. Ma non sono che tweet, o poco più. Niente di ufficiale. E comunque a Gaza restano molti altri gruppi armati. E la Jihad Islamica.
E resta il ritornello con cui viene rispedita al mittente ogni proposta o controproposta di Israele. «Bisogna andare alle radici del problema». Ma quali sono queste radici? Il blocco di Gaza? I coloni? Il processo di Oslo?
Un nome per l’unità nazionale però c’è, a quanto sembra. Cioè, per l’unità di tutti tranne Abbas: perché è quello di Nasser al-Qudwa, il nipote di Arafat, nemico giurato del presidente. Diplomatico dell’Onu, vicino a Marwan Barghouti e all’ala dura di Fatah, si è alleato con Mohammed Dahlan, altro nemico giurato di Abbas e in teoria anche di Hamas, perché era a capo delle forze di sicurezza negli anni degli scontri strada per strada. Ma ora Dahlan è un imprenditore, vive a Dubai, ed è l’uomo di fiducia non solo di Israele, essendo stato uno degli architetti degli Accordi di Abramo, ma del mondo sunnita in funzione anti-Iran. Dal 7 ottobre, non fa che ricordare di essere cresciuto a Khan Younis con Yahya Sinwar. E non è un caso che a Gaza stiano entrando molti più aiuti: è per il rodaggio del futuro governo. Ma il 30 marzo dieci agenti dell’Intelligence di Ramallah, infiltratisi da Rafah, sono stati arrestati da Hamas. Redwan Redwan, invece, che coordinava gli aiuti nel nord di Gaza, è stato ucciso dall’Idf. Difficile capire chi è chi, in questo Risiko. E al servizio di cosa.
Mentre è più facile capire l’opinione dei palestinesi: è su GoFundMe. Vogliono tutti andare via da Gaza.
La Cisgiordania, intanto, va avanti per inerzia. L'Autorità Palestinese si è come dissolta. I dipendenti pubblici lavorano comunque, ma come e quando vogliono, a intermittenza - in fondo, anche lo stipendio arriva a intermittenza. Con l'eliminazione di Saleh al-Arouri, il capo delle brigate al-Qassam, assassinato a Beirut il 2 gennaio, si è spento ogni ultimo vero focolaio di Intifada. Non restano che ragazzini con un M16. Yahya Sinwar promette ancora fuoco e fiamme, ma basta contare i morti e feriti di una notte qualsiasi: spesso sono più le faide tra Fatah e Hamas che i raid di Israele.