Sanzioni Usa al battaglione dell’Idf. Cos’è Netzah Yehuda e perchè è finito nel mirino di Washington
dal nostro inviato Paolo BreraTEL AVIV – Per la prima volta gli Stati Uniti vareranno sanzioni per un battaglione delle forze armate israeliane. La decisione ha fatto immediatamente infuriare il governo dello Stato ebraico sebbene si tratti di una manovra più simbolica che reale: per le molte altre componenti militari sotto indagine non verranno prese, per ora, altre misure punitive.
“L’intenzione di sanzionare un’unità dell’Idf (le forze armate israeliane) mentre i nostri soldati stanno combattendo mostri terroristi è il massimo dell’assurdità e tocca il fondo dell’amoralità”, ha twittato infuriato il premier Benjamin Netanyahu già ieri notte, senza attendere alcuna conferma ufficiale, seguito da un’onda di commenti analoghi bipartisan. La notizia era stata anticipata da fonti interne all’amministrazione americana dopo che lo stesso segretario di Stato Antony Blinken, durante il g 7 di Capri, aveva risposto ai giornalisti affermando che “molto presto” sarebbe arrivata la sua decisione.
Cos’è il battaglione Y…
TEL AVIV – Per la prima volta gli Stati Uniti vareranno sanzioni per un battaglione delle forze armate israeliane. La decisione ha fatto immediatamente infuriare il governo dello Stato ebraico sebbene si tratti di una manovra più simbolica che reale: per le molte altre componenti militari sotto indagine non verranno prese, per ora, altre misure punitive.
“L’intenzione di sanzionare un’unità dell’Idf (le forze armate israeliane) mentre i nostri soldati stanno combattendo mostri terroristi è il massimo dell’assurdità e tocca il fondo dell’amoralità”, ha twittato infuriato il premier Benjamin Netanyahu già ieri notte, senza attendere alcuna conferma ufficiale, seguito da un’onda di commenti analoghi bipartisan. La notizia era stata anticipata da fonti interne all’amministrazione americana dopo che lo stesso segretario di Stato Antony Blinken, durante il g 7 di Capri, aveva risposto ai giornalisti affermando che “molto presto” sarebbe arrivata la sua decisione.
Cos’è il battaglione Yehuda
A finire sotto sanzione Usa sarà dunque il battaglione Netzah Yehuda, originariamente formato dagli ultra ortodossi haredi e poi rimpolpato con elementi dell’estrema destra. Da tempo le organizzazioni per i diritti civili americane e i sostenitori della causa palestinese chiedevano che venisse applicata la legge Leahy, varata nel 1997, in base alla quale è vietato sostenere, finanziare e aiutare nelle esercitazioni quelle forze di sicurezza, di polizia o militari che si macchino di crimini contro i diritti umani. Il sito investigativo americano ProPublica ha reso noto nei giorni scorsi che Blinken si sarebbe allineato alla richiesta della Commissione speciale del dipartimento di Stato che indagava sull’accusa di violazioni perpetrate in Cisgiordania. La Commissione aveva completato il lavoro nei mesi scorsi, raccomandando a Blinken d'imporre sanzioni a una serie di unità della polizia e delle forze armate israeliane. Secondo indiscrezioni lasciate filtrare, il segretario di Stato ha deciso però di imporle a una sola delle unità indicate.
Fatti antecedenti al 7 ottobre
Va detto che l'indagine non riguardava la Striscia di Gaza né tantomeno l'attacco seguito al 7 ottobre. La commissione non si è occupata di nessuno dei 34.000 palestinesi uccisi fino a oggi a Gaza, ma ha analizzato tensioni e presunte prevaricazioni avvenute in Cisgiordania. Ma proprio per questo è ancora più significativo il timing, la scelta del momento in cui tirar fuori dal cassetto la decisione di imporre sanzioni al battaglione attualmente schierato a Gaza. Una notizia emersa contemporaneamente al via libera della Camera al finanziamento di nuovi aiuti, con la duplice funzione di rassicurare gli americani e ammonire gli israeliani: il messaggio che si vuole recapitare è che nel momento in cui si appresta a concedere nuovi aiuti a Israele - e alla vigilia della resa dei conti con Hamas a Rafah, dove si teme una catastrofe umanitaria - il governo è attento al rispetto dei diritti umani.
Il caso Omar Assad
Il battaglione Netzah Yehuda, nato nel 1999 per fornire una chance di partecipazione alla difesa israeliana anche ai pochi ultra ortodossi disposti a far parte delle forze armate, rispettandone quindi il credo (per esempio non accetta le donne), di fronte ai ranghi troppo scarsi ha cominciato ad ammettre elementi dell'estrema destra israeliana. Schierato dal principio in Cisgiordania, verrà sanzionato principalmente per il caso Omar Assad, un 80enne palestinese americano fermato il 12 gennaio 2022 a un check point nel villaggio di Jiljilya, vicino a Ramallah: ammanettato, imbavagliato e costretto a rimanere sdraiato bocconi, morì di crepacuore senza rialzarsi. E il Dipartimento di Stato americano iniziò a indagare, a settembre, dopo una serie di altre accuse ai soldati del battaglione per nuove violenze in cui erano stati coinvolti.
Le reazioni in Israele
Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno denunciato e documentato migliaia di casi di violenze inferte dalle forze armate israeliane ai palestinesi, ma il fatto che il governo americano per la prima volta sanzioni ufficialmente un battaglione del suo principale alleato impegnato in una guerra ad Hamas e a tentare di liberare gli ostaggi rapiti il 7 ottobre solleva un’ondata di proteste in Israele. Arriva oltretutto all’indomani delle sanzioni americane imposte a Ben-Zion Gopstein, fondatore e leader del gruppo di estrema destra Lehava, insieme a due entità che raccolgono fondi per i coloni israeliani accusati di violenze. "Nelle ultime settimane – ha twittato Netanyahu - ho lavorato contro le sanzioni a cittadini israeliani, anche nelle mie conversazioni con alti funzionari del governo americano. Agiremo con tutti i mezzi. Non devono essere imposte sanzioni alle Forze di difesa Israeliane”.
"Il battaglione è parte inseparabile dell’Idf. Imporre sanzioni a un'unità e ai suoi soldati crea un pericoloso precedente e trasmette il messaggio sbagliato ai nostri nemici comuni in tempo di guerra”, dice l’ex ministro della Difesa Benny Gantz promettendo battaglia per far cambiare idea agli alleati. Per il ministro del gabinetto di guerra, Gadi Eisenkot, è “un errore fondamentale. Se ci sono lamentele, devono essere indirizzate alla leadership politica e militare, e non ai comandanti a livello tattico”. Una linea su cui è allineato anche il capo dell’opposizione, Yair Lapid. Anche lui contesta la decisione americana: “Le sanzioni sono un errore – dice - e dobbiamo lottare perché siano cancellate. L’origine del problema è al livello politico, non a quello militare”.