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Andrea Dernbach: “Mettono a tacere chiunque ricordi a chi si ispira questo governo”

(ansa)
La corrispondente del quotidiano tedesco Tagesspiegel: “C sono cose che mi preoccupano molto. Non vorrei che l’Italia diventasse di nuovo un modello, a livello internazionale”
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BERLINO — Andrea Dernbach capisce l’Italia come pochi altri giornalisti tedeschi. Scrive di Sudeuropa per l’autorevole quotidiano berlinese Tagesspiegel, vive vicino a Roma e sul caso Scurati ha un’opinione netta. «Chiunque ricordi in quale tradizione storica vada iscritto questo governo, viene messo a tacere».

Cosa pensa della censura del discorso di Scurati sul 25 aprile?

«L’Italia non mi sembra nuova a episodi del genere, mi ricordo qualche censura pesante anche ai tempi di Berlusconi verso personaggi o giornalisti scomodi. Ed è anche molto particolare, nel panorama internazionale, questo sistema che vige da anni nell’informazione pubblica dello spoil system o della par condicio. Però il caso Scurati è diverso perché si inserisce in un contesto che ritengo sempre più inquietante, soprattutto rispetto al fascismo».

Cosa intende?

«Che trovo spaventoso come venga trattato un grande studioso come Luciano Canfora, trascinato in tribunale da Meloni per una querela. La mia impressio…

BERLINO — Andrea Dernbach capisce l’Italia come pochi altri giornalisti tedeschi. Scrive di Sudeuropa per l’autorevole quotidiano berlinese Tagesspiegel, vive vicino a Roma e sul caso Scurati ha un’opinione netta. «Chiunque ricordi in quale tradizione storica vada iscritto questo governo, viene messo a tacere».

Cosa pensa della censura del discorso di Scurati sul 25 aprile?

«L’Italia non mi sembra nuova a episodi del genere, mi ricordo qualche censura pesante anche ai tempi di Berlusconi verso personaggi o giornalisti scomodi. Ed è anche molto particolare, nel panorama internazionale, questo sistema che vige da anni nell’informazione pubblica dello spoil system o della par condicio. Però il caso Scurati è diverso perché si inserisce in un contesto che ritengo sempre più inquietante, soprattutto rispetto al fascismo».

Cosa intende?

«Che trovo spaventoso come venga trattato un grande studioso come Luciano Canfora, trascinato in tribunale da Meloni per una querela. La mia impressione è che chiunque ricordi in quale tradizione storica vada iscritto questo governo, venga messo a tacere. Chiunque critichi Meloni deve avere paura. Ci sono cose che mi preoccupano molto. Io non vorrei che l’Italia diventasse di nuovo un modello, a livello internazionale».

Mussolini lo fu per Hitler dopo la marcia su Roma.

«Il problema è che non dovrebbe essere considerato un crimine ricordare da quale tradizione provenga Giorgia Meloni. Lei fondò il suo partito, Fratelli d’Italia, quando l’ex segretario del Msi, Gianfranco Fini, fece la svolta di Fiuggi».

E Fini definì il fascismo “male assoluto”.

«Fratelli d’Italia, se non ricordo male, nacque proprio da un gruppo di vecchi missini che erano insoddisfatti della svolta centrista di Fini. E, a proposito di Msi, andrebbe ricordato anche un altro dettaglio importante, che riguarda la riforma del premierato proposta con tanta forza da Meloni».

Quale?

«Lo ha ricordato Davide Conti presentando il suo bel libro “Gli uomini di Mussolini” (Einaudi): il segretario del Msi Giorgio Almirante propose la stessa identica riforma del premierato per anni. E lo scopo precipuo del Msi, che era un partito neofascista, fu sempre quello di destabilizzare la democrazia. Quindi bisognerebbe riflettere a fondo su cosa significhi il fatto che Meloni riproponga una riforma proposta spesso da Almirante».

Sarebbe pensabile in Germania censurare uno scrittore esperto di nazismo che scrivesse dell’8 maggio, anniversario della fine della Seconda guerra mondiale e della liberazione della Germania dal Terzo Reich?

«No. Però in Germania è in atto un processo di normalizzazione che mi fa paura. Anche se il cordone sanitario intorno all’Afd resiste, molti concetti che l’estrema destra ripete da anni sono stati assorbiti e introiettati anche da partiti tradizionali. Non mi sarei mai aspettata da un governo semaforo - Spd, verdi, liberali - un via libera alla chiusura delle frontiere, ai respingimenti, a un inasprimento così netto dei diritti dei profughi».

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