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Affonda la Kommuna: perché la perdita della nave vecchia un secolo può fermare la flotta russa

Gli ucraini colpiscono la nave in servizio da 111 anni, che ha il compito di salvare i sottomarini. Che adesso andranno in missione senza speranza di soccorsi
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La guerra non rispetta neppure le leggende del mare. Non c’è pietà nemmeno per il veterano di un secolo di battaglie: un guscio di metallo che racchiude la Storia. La Kommuna, una nave molto speciale in servizio con la flotta russa da 111 anni, è stata colpita ieri da almeno un missile ucraino in un porto della Crimea. Circolano filmati dell’incendio a bordo, anche se non è chiara l’entità dai danni: molti pensano che possa essere il capitolo finale della saga, chiudendo la carriera della più antica unità militare del mondo.

È stata costruita per servire lo Zar e oggi rischia di essere stata distrutta agli ordini del nuovo Zar ma in mezzo è stata protagonista di tutta l’epopea sovietica. Nel varo del 1913 a San Pietroburgo era stata battezzata Volkhov e sembrava uscita da un libro di Jules Verne: un avvenieristico cantiere galleggiante lungo 96 metri, con la forma di un gigantesco catamarano e una piattaforma di lavoro piena di gru tra i due scafi. Nella prima guerra mondiale ha dato…

La guerra non rispetta neppure le leggende del mare. Non c’è pietà nemmeno per il veterano di un secolo di battaglie: un guscio di metallo che racchiude la Storia. La Kommuna, una nave molto speciale in servizio con la flotta russa da 111 anni, è stata colpita ieri da almeno un missile ucraino in un porto della Crimea. Circolano filmati dell’incendio a bordo, anche se non è chiara l’entità dai danni: molti pensano che possa essere il capitolo finale della saga, chiudendo la carriera della più antica unità militare del mondo.

È stata costruita per servire lo Zar e oggi rischia di essere stata distrutta agli ordini del nuovo Zar ma in mezzo è stata protagonista di tutta l’epopea sovietica. Nel varo del 1913 a San Pietroburgo era stata battezzata Volkhov e sembrava uscita da un libro di Jules Verne: un avvenieristico cantiere galleggiante lungo 96 metri, con la forma di un gigantesco catamarano e una piattaforma di lavoro piena di gru tra i due scafi. Nella prima guerra mondiale ha dato subito prova delle sue capacità: la sua missione principale era recuperare i sommergibili affondati nel Baltico e nel 1917 ne ha riportati in superficie almeno un paio.

Quando scoppia la rivoluzione bolscevica issa subito la bandiera rossa e prende un nome molto più in linea con il cambiamento politico: “Kommuna” ossia “La Comune”. Con nuove sfide per la sua vocazione. Nell’isolamento dell’Urss i responsabili della Marina avevano un problema strategico: non disponevano di tecnologie moderne per costruire sottomarini. La soluzione arriva dalla grande nave officina, che ripesca un moderno battello britannico colato a picco nel 1919 mentre appoggiava l’Armata Bianca: gli ingegneri comunisti lo smontano e lo copiano pezzo per pezzo, permettendo di produrre la prima famiglia di sommergibili sovietici.

L’invasione tedesca del 1941 intrappola la Kommuna nel Baltico: il comandante la fa rifugiare nei laghi e nei canali alle spalle di Leningrado, assediata dalla Wermacht. D’inverno quegli specchi d’acqua ghiacciata diventano la “strada della vita”: l’unica arteria disponibile per rifornire la metropoli. Ma ogni tanto le lastre non reggono al peso, facendo sprofondare nell’acqua camion e tank. Allora con il disgelo la Kommuna entrava nel lago Ladoga e infilava le sue chele meccaniche, riportando in superficie decine di carri armati, trattori e jeep. Un aiuto prezioso per la resistenza, che le forze germaniche hanno cercato ovviamente di ostacolare. Più volte le bombe degli Stukas si sono accanite contro il catamarano, fermandolo per brevi periodi ma senza mai distruggerlo.

Con l’avvento dei sottomarini a propulsione nucleare, la specializzazione del Kommuna è diventata doppiamente rilevante. Nel 1974 viene trasformata in “nave madre” per i piccoli sommergibili che devono salvare gli equipaggi imprigionati sul fondo: a ogni viaggio possono caricare venti marinai e scendere fino a cinquecento metri. Gli equipaggiamenti e le dotazioni nel corso degli anni subiscono costanti evoluzioni, pure dopo il crollo dell’Urss: il disastro del Kursk dimostra anche a Vladimir Putin l’importanza dei soccorsi ai sottomarini. Oggi imbarca un “Priz”, costruito nel 1989 e capace di arrivare a mille metri per provvedere all’evacuazione degli equipaggi.

Il mondo si è ricordato della Kommuna due anni fa, nel momento più nero della flotta russa. E’ accorsa sul relitto dell’incrociatore Moksva, la prima preda dei missili a lungo raggio Neptune. Con robot teleguidati e minisommergibili ha contribuito al recupero dei corpi e delle attrezzature più delicate rimaste a bordo. Probabilmente non avrebbe mai pensato che sarebbe diventata il bersaglio di una caccia serrata.

Negli ultimi mesi infatti l’aggressività di Kiev obbliga le navi di Mosca a tenersi lontane dalla parte occidentale del Mar Nero: droni marittimi e missili a lungo raggio non danno scampo. La Marina di Putin può contare soltanto sui sottomarini Kilo: restano in immersione e scagliano i missili Kalibr contro le città. I marinai che vanno in zona di guerra chiusi in questi scafi d’acciaio hanno però bisogno di sapere che in caso di problemi ci saranno angeli custodi a tirarli fuori dal baratro. E’ un elemento psicologico fondamentale, che ha trasformato la Kommuna in un tassello decisivo dell’offensiva ucraina per prendere il controllo del Mar Nero: affondarla significa togliere speranza al nemico.

Con la vecchia soccorritrice paralizzata, non ci sono altre navi in grado di svolgere lo stesso compito e non ci saranno rimpiazzi: i turchi vietano il passaggio del Bosforo alle unità belliggeranti. Il tiro incrociato degli ucraini ha trasformato i moli di Sebastopoli in un cimitero di scafi, mentre gli agguati dei droni rendono pericolosa ogni spedizione a occidente della Crimea. Una disfatta russa, forse la più importante, frutto di tattiche e strumenti innovativi inventati dai tecnici e dai militari di Kiev: un nuovo concetto di guerra navale, che tutti gli stati maggiori stanno studiando.

In due anni di raid sono stati spazzati via incrociatori e fregate, navi da sbarco e pattugliatori: un lungo elenco di perdite, a cui ora si aggiunge la Kommuna. Ma c’è chi crede che la veterana dello Zar sia stregata e inaffondabile: come ha fatto più volte nel suo secolo di guerre, curerà le ferite e tornerà a solcare i mari.

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