Dagli Usa sanzioni all’Idf, monito su Rafah. E Israele posta il Colosseo colpito dall’Iran
dal nostro inviato Paolo BreraTEL AVIV — «Assesteremo ad Hamas ulteriori e dolorosi colpi. E accadrà presto». Il premier Benjamin Netanyahu celebra la Pasqua ebraica che inizia oggi lasciando intendere, con gli auguri, che l’attacco a Rafah è imminente nonostante gli appelli ecumenici a evitare la catastrofe umanitaria.
Israele non si ferma di fronte alla richiesta degli alleati del G7, che a Capri hanno «ribadito l’opposizione a un’operazione militare di ampia scala»; né davanti all’altolà esplicito della Casa Bianca: «Non possiamo sostenere una rilevante operazione militare a Rafah». Il braccio di ferro continua su due tavoli separati: uno, riservato ai consiglieri per la sicurezza di Washington e Israele, va avanti da giorni; l’altro è fatto di dichiarazioni politiche e mosse indirette come la clamorosa decisione americana di varare sanzioni per violazione dei diritti umani nei confronti del battaglione Netzah Yehuda delle forze armate israeliane.
È una scelta dal valore simbolico enorme, lasciata fil…
TEL AVIV — «Assesteremo ad Hamas ulteriori e dolorosi colpi. E accadrà presto». Il premier Benjamin Netanyahu celebra la Pasqua ebraica che inizia oggi lasciando intendere, con gli auguri, che l’attacco a Rafah è imminente nonostante gli appelli ecumenici a evitare la catastrofe umanitaria.
Israele non si ferma di fronte alla richiesta degli alleati del G7, che a Capri hanno «ribadito l’opposizione a un’operazione militare di ampia scala»; né davanti all’altolà esplicito della Casa Bianca: «Non possiamo sostenere una rilevante operazione militare a Rafah». Il braccio di ferro continua su due tavoli separati: uno, riservato ai consiglieri per la sicurezza di Washington e Israele, va avanti da giorni; l’altro è fatto di dichiarazioni politiche e mosse indirette come la clamorosa decisione americana di varare sanzioni per violazione dei diritti umani nei confronti del battaglione Netzah Yehuda delle forze armate israeliane.
È una scelta dal valore simbolico enorme, lasciata filtrare sabato sera — senza conferme ufficiali né smentite — mentre arrivava il via libera della Camera al finanziamento di nuovi aiuti. Israele ha reagito con furia: «Sanzionare un’unità delle forze armate israeliane mentre i nostri soldati stanno combattendo mostri terroristi è il massimo dell’assurdità e tocca il fondo dell’amoralità», twitta Netanyahu. Altri ministri, e lo stesso capo dell’opposizione Lapid, definiscono la decisione «un errore» chiedendo di riconsiderarla. Ma il messaggio che Washington vuole recapitare è chiaro: l’America non chiuderà un occhio di fronte a nuove stragi di civili, consegnerà gli aiuti ma vigilerà sul rispetto dei diritti umani.
Eppure nulla sembra scalfire i piani del governo israeliano. «Nei prossimi giorni — dice Netanyahu — aumenteremo la pressione militare e politica su Hamas, è l’unico modo per liberare i nostri ostaggi e vincere. Tutte le proposte sono state respinte da Hamas, si è nutrito delle nostre divisioni interne e ha aumentato le richieste».
L’uso politico delle crisi che il governo Netanyahu continua a esercitare non si placa neppure con lo spegnersi dell’incendio della crisi con l’Iran, frutto di una intensa mediazione con regia americana che ha riaperto un canale di dialogo molto delicato: sarebbero addrittura in corso trattative Usa-Iran per rientrare nell’accordo sul nucleare voluto da Obama e cancellato da Trump. Ma ieri il ministro degli Esteri Israel Katz ha soffiato sulla brace postando immagini di missili sul Colosseo e di un attentato immaginario davanti alla Torre Eiffel: «Stop Iran adesso, prima che sia tardi». Un avvertimento provocatorio: «Il recente attacco dell’Iran a Israele è solo un’anteprima di quello che le città di tutto il mondo possono aspettarsi se il regime iraniano non verrà fermato sanzionando il programma di missili balistici» con «gittata fino a tremila chilometri». Fredda la replica del vicepremier Tajani che invita a continuare la de escalation: «Non credo ci sia un’ipotesi di attacco all’Occidente, l’Iran commette errori gravi ma evitiamo di generare panico». E ribadisce l’impegno a «lavorare per il cessate il fuoco a Gaza» e a «due popoli e due Stati che si riconoscano l’un l’altro».
Un obiettivo che oggi pare ancora più lontano, mentre le bombe già precipitano su Rafah e Israele uccide civili anche in Cisgiordania: secondo fonti locali, 14 dei 19 morti nell’ultimo raid a Rafah erano minorenni; mentre nell’ospedale di Khan Younis, secondo Al Jazeera, è stata trovata una fossa comune con più di duecento corpi tra cui donne e bambini. Secondo l’Unicef, tre bambini palestinesi sono stati uccisi anche nell’operazione militare israeliana a Tulkarem, in Cisgiordania. Ma la temuta avanzata a Rafah sembra irrevocabile, e il capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh, invita a non credere «all’inganno» di una contrapposizione tra Usa e Israele e ammonisce: «Se il nemico andrà a Rafah, il nostro popolo non alzerà bandiera bianca. La resistenza è pronta».