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L’ordine di Putin: prendere Chasiv Yar entro la parata della vittoria del 9 maggio. Gli ucraini resistono aspettando le armi americane

(afp)

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La piccola città del Donbass è il trofeo che il leader russo vuole esibire nella festa della vittoria contro il nazifascismo. Mosca prepara la grande offensiva di giugno che sarà critica per Kiev se gli aiuti Usa non arriveranno in tempo
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Mancano diciassette giorni al 9 maggio, data fatidica in Russia perché ricorre la celebrazione della vittoria dell’Unione Sovietica contro il nazifascismo, e il presidente Putin avrebbe ordinato di conquistare la piccola città ucraina di Chasiv Yar per avere una vittoria simbolica da offrire ai media – e rispettare il format narrativo imposto all’inizio della guerra: l’invasione sarebbe un’operazione speciale “per denazificare l’Ucraina”.

Di quest’ordine parlano il presidente ucraino Zelensky e anche il suo capo di stato maggiore, Sirksy, che possono attingere a una mole di intercettazioni quotidiane e così sono venuti a conoscenza della richiesta di Mosca alle truppe. Viene in mente che già due anni fa era circolata la voce che in occasione del 9 maggio Putin avesse ordinato la conquista di tutto il Donbass, ma non era successo. Due anni dopo la richiesta è più piccola: la presa di Chasiv Yar, che in tempi normali è una cittadina da dodicimila abitanti, invece che del Donbass in…

Mancano diciassette giorni al 9 maggio, data fatidica in Russia perché ricorre la celebrazione della vittoria dell’Unione Sovietica contro il nazifascismo, e il presidente Putin avrebbe ordinato di conquistare la piccola città ucraina di Chasiv Yar per avere una vittoria simbolica da offrire ai media – e rispettare il format narrativo imposto all’inizio della guerra: l’invasione sarebbe un’operazione speciale “per denazificare l’Ucraina”.

Di quest’ordine parlano il presidente ucraino Zelensky e anche il suo capo di stato maggiore, Sirksy, che possono attingere a una mole di intercettazioni quotidiane e così sono venuti a conoscenza della richiesta di Mosca alle truppe. Viene in mente che già due anni fa era circolata la voce che in occasione del 9 maggio Putin avesse ordinato la conquista di tutto il Donbass, ma non era successo. Due anni dopo la richiesta è più piccola: la presa di Chasiv Yar, che in tempi normali è una cittadina da dodicimila abitanti, invece che del Donbass intero con i suoi milioni di ucraini.

La temuta offensiva di giugno

Per adesso i soldati russi sono alla periferia della città-obiettivo, che intanto, come altre città in precedenza, vedi Marinka e Bakhmut, giorno dopo giorno è ridotta in macerie dalle bombe. Da due settimane i russi provano a entrare e in qualche caso sono arrivati fino alle prime file di case, ma sono stati respinti con perdite.

Di solito, tuttavia, quando i russi sono così vicini il destino di un centro abitato è segnato. Resta da capire se gli ucraini abbandoneranno le loro postazioni prima del 9 maggio oppure se resisteranno a oltranza per non dare a Putin la sua vittoria simbolica oppure ancora, se riusciranno a capovolgere la situazione.

Obiettivo Chasiv Yar

La conquista di Chasiv Yar ordinata da Putin è a portata di mano per i soldati russi, perché l’Ucraina è al picco della sua crisi militare: il pacchetto di aiuti degli Stati Uniti è stato approvato sabato e sarà firmato oggi dal presidente Biden, ma non è ancora arrivato sul campo. I primi effetti delle armi e delle munizioni cominceranno a farsi vedere alla fine di questa settimana ma il peso dei quasi sei mesi di ritardo è ancora forte.

Per giugno si annuncia una grande offensiva di terra delle forze russe, che forse a questo punto Mosca potrebbe voler anticipare. Il capo dell’intelligence militare, il generale Budanov, dice che a metà maggio per gli ucraini la situazione sarà “molto difficile”, ma aggiunge che “non sarà l’Armageddon. Ci sarà un periodo molto impegnativo tra metà maggio e l’inizio di giugno”.

L’attesa degli aiuti americani

Budanov in questi primi due anni si è esposto con dichiarazioni ottimistiche – una su tutte: entro l’estate 2023 entreremo in Crimea – e il fatto che ora parli di difficoltà è significativo.

I sessantuno miliardi di dollari di aiuti militari promessi dagli Stati Uniti vanno spacchettati in diverse componenti e c’è una larga parte, più di trentaquattro miliardi, che non arriverà in Ucraina perché è destinata a pagare armi che riforniranno gli arsenali del Pentagono (e da lì, se ci sarà una decisione politica, potrebbero essere in futuro trasferite ai militari ucraini). Il resto degli aiuti comincerà a produrre come prima conseguenza una stabilizzazione del fronte, ma prima di arrivare a quella ci sono alcune settimane di terreno ignoto.

Ieri i soldati russi sono riusciti ad avanzare ancora nella zona di Avdiivka, caduta a metà febbraio dopo due anni di resistenza. Dopo l’approvazione del pacchetto di aiuti a Washington, la Russia ha accusato l’Amministrazione americana di soffiare sul fuoco della guerra. Ma durante il buco di sei mesi, quando il pacchetto di aiuti era bloccato e gli ucraini erano in svantaggio, non ha mai parlato – oppure fatto alcuna proposta – di pace.

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