L’ordine di Putin: prendere Chasiv Yar entro la parata della vittoria del 9 maggio. Gli ucraini resistono aspettando le armi americane
di Daniele RaineriMancano diciassette giorni al 9 maggio, data fatidica in Russia perché ricorre la celebrazione della vittoria dell’Unione Sovietica contro il nazifascismo, e il presidente Putin avrebbe ordinato di conquistare la piccola città ucraina di Chasiv Yar per avere una vittoria simbolica da offrire ai media – e rispettare il format narrativo imposto all’inizio della guerra: l’invasione sarebbe un’operazione speciale “per denazificare l’Ucraina”.
Di quest’ordine parlano il presidente ucraino Zelensky e anche il suo capo di stato maggiore, Sirksy, che possono attingere a una mole di intercettazioni quotidiane e così sono venuti a conoscenza della richiesta di Mosca alle truppe. Viene in mente che già due anni fa era circolata la voce che in occasione del 9 maggio Putin avesse ordinato la conquista di tutto il Donbass, ma non era successo. Due anni dopo la richiesta è più piccola: la presa di Chasiv Yar, che in tempi normali è una cittadina da dodicimila abitanti, invece che del Donbass in…
Mancano diciassette giorni al 9 maggio, data fatidica in Russia perché ricorre la celebrazione della vittoria dell’Unione Sovietica contro il nazifascismo, e il presidente Putin avrebbe ordinato di conquistare la piccola città ucraina di Chasiv Yar per avere una vittoria simbolica da offrire ai media – e rispettare il format narrativo imposto all’inizio della guerra: l’invasione sarebbe un’operazione speciale “per denazificare l’Ucraina”.
Di quest’ordine parlano il presidente ucraino Zelensky e anche il suo capo di stato maggiore, Sirksy, che possono attingere a una mole di intercettazioni quotidiane e così sono venuti a conoscenza della richiesta di Mosca alle truppe. Viene in mente che già due anni fa era circolata la voce che in occasione del 9 maggio Putin avesse ordinato la conquista di tutto il Donbass, ma non era successo. Due anni dopo la richiesta è più piccola: la presa di Chasiv Yar, che in tempi normali è una cittadina da dodicimila abitanti, invece che del Donbass intero con i suoi milioni di ucraini.
La temuta offensiva di giugno
Per adesso i soldati russi sono alla periferia della città-obiettivo, che intanto, come altre città in precedenza, vedi Marinka e Bakhmut, giorno dopo giorno è ridotta in macerie dalle bombe. Da due settimane i russi provano a entrare e in qualche caso sono arrivati fino alle prime file di case, ma sono stati respinti con perdite.
Di solito, tuttavia, quando i russi sono così vicini il destino di un centro abitato è segnato. Resta da capire se gli ucraini abbandoneranno le loro postazioni prima del 9 maggio oppure se resisteranno a oltranza per non dare a Putin la sua vittoria simbolica oppure ancora, se riusciranno a capovolgere la situazione.
Obiettivo Chasiv Yar
La conquista di Chasiv Yar ordinata da Putin è a portata di mano per i soldati russi, perché l’Ucraina è al picco della sua crisi militare: il pacchetto di aiuti degli Stati Uniti è stato approvato sabato e sarà firmato oggi dal presidente Biden, ma non è ancora arrivato sul campo. I primi effetti delle armi e delle munizioni cominceranno a farsi vedere alla fine di questa settimana ma il peso dei quasi sei mesi di ritardo è ancora forte.
Per giugno si annuncia una grande offensiva di terra delle forze russe, che forse a questo punto Mosca potrebbe voler anticipare. Il capo dell’intelligence militare, il generale Budanov, dice che a metà maggio per gli ucraini la situazione sarà “molto difficile”, ma aggiunge che “non sarà l’Armageddon. Ci sarà un periodo molto impegnativo tra metà maggio e l’inizio di giugno”.
L’attesa degli aiuti americani
Budanov in questi primi due anni si è esposto con dichiarazioni ottimistiche – una su tutte: entro l’estate 2023 entreremo in Crimea – e il fatto che ora parli di difficoltà è significativo.
I sessantuno miliardi di dollari di aiuti militari promessi dagli Stati Uniti vanno spacchettati in diverse componenti e c’è una larga parte, più di trentaquattro miliardi, che non arriverà in Ucraina perché è destinata a pagare armi che riforniranno gli arsenali del Pentagono (e da lì, se ci sarà una decisione politica, potrebbero essere in futuro trasferite ai militari ucraini). Il resto degli aiuti comincerà a produrre come prima conseguenza una stabilizzazione del fronte, ma prima di arrivare a quella ci sono alcune settimane di terreno ignoto.
Ieri i soldati russi sono riusciti ad avanzare ancora nella zona di Avdiivka, caduta a metà febbraio dopo due anni di resistenza. Dopo l’approvazione del pacchetto di aiuti a Washington, la Russia ha accusato l’Amministrazione americana di soffiare sul fuoco della guerra. Ma durante il buco di sei mesi, quando il pacchetto di aiuti era bloccato e gli ucraini erano in svantaggio, non ha mai parlato – oppure fatto alcuna proposta – di pace.