Uomo contro Intelligenza artificiale, ecco il primo, vero duello nei cieli tra un top gun e un algoritmo alla guida (spericolata) di un caccia
di Gianluca Di FeoChissà se il Barone Rosso a bordo del suo triplano Fokker o se Francesco Baracca al comando del suo Spad con il “Cavallino Rampante” avrebbero mai immaginato di duellare contro un software. Sfrecciare nei cieli in manovre da brivido per riuscire a mettersi in coda al caccia avversario e scoprire che alla cloche non c’è nessuno… Loro sono stati i padri nobili di una tecnica di combattimento che finora lo sviluppo tecnologico non era riuscita a surclassare: il dogfight, letteralmente “lotta tra cani” perché per vincere bisogna infilarsi alle spalle del nemico. Una scherma a distanze minime e velocità massime, fino a sfiorarsi pur di conquistare il vantaggio, rimasta sempre appannaggio degli assi.
Non più. Per la prima volta nella storia, un caccia guidato dall’intelligenza artificiale ha sfidato un jet con pilota umano proprio nel dogfight. Inutile chiedere chi ha vinto: il risultato della tenzone aeronautica è top secret. Persino i test che hanno permesso il primato – svolti lo scors…
Chissà se il Barone Rosso a bordo del suo triplano Fokker o se Francesco Baracca al comando del suo Spad con il “Cavallino Rampante” avrebbero mai immaginato di duellare contro un software. Sfrecciare nei cieli in manovre da brivido per riuscire a mettersi in coda al caccia avversario e scoprire che alla cloche non c’è nessuno… Loro sono stati i padri nobili di una tecnica di combattimento che finora lo sviluppo tecnologico non era riuscita a surclassare: il dogfight, letteralmente “lotta tra cani” perché per vincere bisogna infilarsi alle spalle del nemico. Una scherma a distanze minime e velocità massime, fino a sfiorarsi pur di conquistare il vantaggio, rimasta sempre appannaggio degli assi.
Non più. Per la prima volta nella storia, un caccia guidato dall’intelligenza artificiale ha sfidato un jet con pilota umano proprio nel dogfight. Inutile chiedere chi ha vinto: il risultato della tenzone aeronautica è top secret. Persino i test che hanno permesso il primato – svolti lo scorso settembre – sono rimasti segreti fino a tre giorni fa. Ma c’è la certezza che il cervello elettronico abbia subito mostrato uno stile temerario, indispensabile per questa prodezza acrobatica. E abbia spinto con determinazione il suo aereo fino a duemila chilometri orari.
Il risultato è stato ottenuto dall’X62A Vista, acronimo che indica Variable In-Flight Simulator Aircraft: si tratta di un F16 con larghe modifiche realizzato dalla Darpa, l’ente di ricerche militari statunitensi. Nella celebre base californiana di Edwards che ospita la scuola per i collaudatori, questo biposto dai colori vistosi sta imparando a fare a meno dell’uomo. I suoi programmatori si sono impegnati per educarlo a rispettare le regole, gestendo tutte le missioni secondo i dettami del manuale. Ma come ha spiegato il colonnello James Valpiani, comandante della scuola dei test pilot, il dogfight è un’altra partita: “La forma più imprevedibile e più pericolosa di volo che esista”.
Lo mostrano le scene del primo Top Gun, con gli aerei avvinghiati l’uno intorno all’altro in manovre da brivido. Un misto di creatività, intuito per prevedere le mosse dell’avversario e competenza tecnica per non perdere il controllo del velivolo, precipitando in uno “stallo” letale.
Prima di affrontare il decollo, il sistema di IA creato dalla Darpa per il programma di Ace, Air Combat Evolution, ha affrontato dieci duelli al simulatore contro un identico aereo condotto da persone in carne e ossa: è finita cinque a cinque. Dal dicembre 2022 all’aprile 2023 sono iniziati i decolli reali dell’automa dei cieli. Poi lo scorso settembre è cominciata la sfida macchina contro uomo, proseguita per due settimane e tenuta segreta finora.
Gli algoritmi dell’F16 Vista hanno iniziato tenendo una postura difensiva, per prendere confidenza con i limiti di sicurezza. Poi si sono buttati in manovre aggressive ad alta intensità. Il jet senza pilota ha accelerato fino a duemila chilometri l’ora, passando a pochissimi metri da quello con guida umana. Una danza vorticosa, spesso volando capovolto per poi rovesciarsi alle spalle del rivale.
“L’IA se l’è cavata bene e ha fatto pratica - ha detto il tenente colonnello Ryan Hefron, capo del progetto Ace -. L’obiettivo di questa prova era dimostrare la possibilità di usare questi apparati in una situazione critica per la sicurezza”. Lo scopo ultimo è quello di preparare la nuova generazione di droni-gregari, che accompagnino in missione il caccia-madre con il pilota ai comandi e lo sostituiscano nelle attività più rischiose, ad esempio gettandosi in picchiata sulle postazioni della contraerea. Quello che anche gli ingegneri italiani di Leonardo, insieme ai colleghi britannici e nipponici, stanno studiando per il futuro Tempest.
“Da decenni si specula sulla possibilità di avere scontri aria-aria tra automi – ha dichiarato il sottosegretario del Pentagono Frank Kendall -, ma finora concretizzarli è stato un sogno remoto. L’X62 A ha superato una delle barriere più importanti: questo è un momento di svolta”. Kendall presto salirà a bordo del Vista per partecipare a una prova di combattimento gestita dall’intelligenza artificiale. Anche nelle missioni d’esordio sui sedili c’erano due piloti, ma erano come in panchina: riserve destinate a entrare in campo solo se il titolare si fosse infortunato. Non hanno toccato la cloche – che sull’F16 è simile a un joystick – lasciando tutto nelle mani invisibili dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che cresce a ritmi incredibili: adesso ambisce pure a farsi signora dei cieli.