Caso Scurati, la stampa tedesca contro Meloni: “Feroce doppiezza”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO — «Niente antifascismo in Rai. Ecco ciò che Meloni non vuole sentire». Il commento del decano dei corrispondenti tedeschi, Michael Braun, non potrebbe essere più limpido. Sin dal titolo. In realtà tutti i giornali tedeschi più importanti si sono occupati ieri del caso Scurati: la Sueddeutsche Zeitung ha pubblicato il monologo per intero, ma la vicenda è stata raccontata nei dettagli dalla Frankfurter Allgemeine (Faz), dal Redaktionsnetzwerk Deutschland (Rnd) e dalla Tageszeitung (Taz). Anche il settimanale Spiegel starebbe lavorando a un pezzo sullo scandalo intorno al monologo sul 25 aprile censurato dai vertici Rai. E tutti i media hanno denunciato invariabilmente la «censura» verso Scurati.
In Germania lo scrittore milanese è famoso per la biografia di Mussolini. E persino i quotidiani più propensi a giudicare positivamente l’operato della presidente del Consiglio si sono scanda…
BERLINO — «Niente antifascismo in Rai. Ecco ciò che Meloni non vuole sentire». Il commento del decano dei corrispondenti tedeschi, Michael Braun, non potrebbe essere più limpido. Sin dal titolo. In realtà tutti i giornali tedeschi più importanti si sono occupati ieri del caso Scurati: la Sueddeutsche Zeitung ha pubblicato il monologo per intero, ma la vicenda è stata raccontata nei dettagli dalla Frankfurter Allgemeine (Faz), dal Redaktionsnetzwerk Deutschland (Rnd) e dalla Tageszeitung (Taz). Anche il settimanale Spiegel starebbe lavorando a un pezzo sullo scandalo intorno al monologo sul 25 aprile censurato dai vertici Rai. E tutti i media hanno denunciato invariabilmente la «censura» verso Scurati.
In Germania lo scrittore milanese è famoso per la biografia di Mussolini. E persino i quotidiani più propensi a giudicare positivamente l’operato della presidente del Consiglio si sono scandalizzati per il monologo cancellato. E sembrano rendersi sempre più conto della «doppiezza» di Meloni, che «recita la parte della moderata in Europa mentre mostra la faccia feroce in patria», come riassume Michael Braun. Che ieri ha scritto il suo commento, appunto, su «ciò che Meloni non vuole sentire» sul quotidiano di sinistra Tageszeitung (Taz) e ce ne spiega le ragioni. Nell’articolo, Braun ha ricordato che la premier applica una «Amnesiepolitik», una «politica dell’amnesia» rispetto al fascismo. E che «non ha mai espresso una sola critica nei confronti di Mussolini».
Un altro aspetto irritante, anzi, «poco opportuno», ci racconta Braun al telefono, è che «Meloni sia voluta intervenire di persona sulla vicenda, postando il monologo quando era già uscito ovunque e corredandolo di un commento acido che poco si confà a un capo di governo. Usando i soliti toni vittimistici, attaccando la sinistra quando il caso era nato da una clamorosa decisione di uno dei suoi uomini. Soprattutto, cosa che io ho trovato un’assoluta bassezza: Meloni ne ha fatto una questione di soldi».
Secondo Braun «la presidente del Consiglio, la stessa che ha già cancellato il reddito di cittadinanza, aggredisce uno scrittore per un compenso del tutto nella norma e svilisce il valore del suo lavoro, facendo finta di non sapere che un monologo su Mussolini è il frutto di un lavoro intellettuale, di una vita di studi, e non può essere certo ridotto a una valutazione basata sui minuti».
La strategia di attaccare Scurati sui soldi ha fatto sobbalzare anche il Redaktionsnetzwerk Deutschland (Rnd), il colosso editoriale che produce contenuti per 60 quotidiani regionali e raggiunge quasi sette milioni di lettori al giorno. Per Dominik Straub quella del compenso è una «scusa ridicola quanto perfida». Che non ha convinto proprio nessuno, in Germania.