Le accuse a Trump: “Pagò la pornostar per manipolare il voto”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — Alle sette di mattina la fila non è poi così impressionante, davanti al tribunale di Manhattan dove stanno per iniziare le arringhe nel primo processo penale contro un ex presidente degli Stati Uniti.
Forse perché il pubblico si è così abituato ai colpi di scena di Donald Trump, da non essere più interessato alle sue tresche con pornostar e conigliette di Playboy. Il problema però, come chiarisce il procuratore Matthew Colangelo, è che non si discuterà di pettegolezzi, ma di reati.
Il vice del procuratore di Manhattan Alvin Bragg, che ha incriminato Donald con 34 capi d’accusa, inquadra così la strategia processuale: «Si è trattato di una cospirazione pianificata, per influenzare le elezioni del …
NEW YORK — Alle sette di mattina la fila non è poi così impressionante, davanti al tribunale di Manhattan dove stanno per iniziare le arringhe nel primo processo penale contro un ex presidente degli Stati Uniti.
Forse perché il pubblico si è così abituato ai colpi di scena di Donald Trump, da non essere più interessato alle sue tresche con pornostar e conigliette di Playboy. Il problema però, come chiarisce il procuratore Matthew Colangelo, è che non si discuterà di pettegolezzi, ma di reati.
Il vice del procuratore di Manhattan Alvin Bragg, che ha incriminato Donald con 34 capi d’accusa, inquadra così la strategia processuale: «Si è trattato di una cospirazione pianificata, per influenzare le elezioni del 2016.
Le spese illegali
Lo scopo era aiutare Trump ad essere eletto con spese illegali, per mettere a tacere persone che avevano qualcosa di negativo da dire sul suo comportamento. Una frode elettorale pura e semplice».
Colangelo fa partire tutto dalla pubblicazione del video della trasmissione “Access Hollywood”, in cui Trump si vantava di poter toccare a piacimento i genitali delle donne: «L’impatto di quel nastro sulla campagna era stato immediato ed esplosivo».
Donald si era preoccupato di tutte le persone che potevano rivelare particolari imbarazzanti sulla sua vita, e il tabloid National Enquirer, di proprietà del suo amico David Pecker, aveva allertato il suo avvocato Michael Cohen che la porno star Stormy Daniels voleva rendere pubblico l’incontro sessuale avuto con lui nel 2006.
Allora «l’imputato aveva orchestrato un piano criminale per corrompere le presidenziali. Quindi aveva nascosto la cospirazione mentendo ripetutamente nei documenti delle sue aziende a New York».
Famiglia, reputazione, marchio
Secondo Colangelo Cohen, «su indicazione di Trump, aveva negoziato un accordo per acquistare la storia della signora Daniels, per impedire agli elettori americani di conoscerla prima delle elezioni». La tecnica “catch and kill”, con cui si comprano i diritti di un articolo con l’obiettivo di non pubblicarlo mai.
Lo stesso era stato poi fatto con l’ex coniglietta di Playboy Karen Douglas, che aveva avuto una relazione con Donald, mentre la moglie Melania aspettava il figlio Barron. I pagamenti li aveva fatti l’avvocato, ma «né Trump, né la sua compagnia potevano semplicemente scrivere un assegno a Cohen con una nota che diceva “rimborso per il compenso della porno star”. Quindi hanno falsificato i conti per far sembrare che il pagamento fosse effettivamente un reddito, per i servizi resi».
Il candidato principale
L’avvocato di Donald, Todd Blanche, ha risposto che «il presidente è innocente. Non ha commesso alcun crimine. Il procuratore di Manhattan non avrebbe mai dovuto portare avanti questo caso». Il motivo è che non aveva mai avuto una relazione con Stormy Daniels, non aveva gestito lui i pagamenti, e comunque lo scopo non era influenzare le elezioni: «Il presidente ha reagito, come fa sempre, e come ha il diritto di fare, per proteggere la sua famiglia, la sua reputazione e il suo marchio. Questo non è un crimine».
Trump, parlando con i giornalisti, ha aggiunto: «Sono il candidato principale alle elezioni del 5 novembre, per questo cercano di farmi deragliare». Poi ha testimoniato Pecker, iniziando a raccontare come funzionava la tecnica “catch and kill”. La procura però ha conversazioni in cui Donald stesso ne parlava, perciò è convinta di avere le prove della sua cospirazione elettorale.