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Broder: “Il piano di Meloni è cambiare la Costituzione per archiviare la Resistenza”

(fotogramma)
L’intervista allo storico britannico esperto di fascismo. “La scelta di censurare il monologo di Scurati è stato un clamoroso errore”
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«Il solido e coerente monologo di Scurati non era una provocazione rivoluzionaria né rivolgeva al governo accuse inedite: dunque aveva pieno diritto di cittadinanza sulla rete pubblica. La scelta di censurarlo è stato un clamoroso errore. Così come la successiva decisione di Meloni di pubblicarlo sul suo Facebook, attaccando però lo scrittore per la questione del compenso: gesto che definirei furbetto». David Broder è lo storico britannico esperto di fascismo, autore, fra gli altri, de I nipoti di Mussolini, edito da Ponte alle Grazie. Lavora per Jacobin, collabora con il New Statesman e Internazionale. Suoi interventi sono apparsi sul New York Times e il Guardian.

Cosa racconta questa vicenda dell’Italia?

«Parla di un Paese che non è stato capace di archiviare il fascismo consegnandolo alla storia per poi guardarlo con sguardo critico: certe pulsioni hanno ancora posto nel gioco politico. Lo si vede da quanto determinate ricorrenze restino oggetto di controversie. Come ha detto Scura…

«Il solido e coerente monologo di Scurati non era una provocazione rivoluzionaria né rivolgeva al governo accuse inedite: dunque aveva pieno diritto di cittadinanza sulla rete pubblica. La scelta di censurarlo è stato un clamoroso errore. Così come la successiva decisione di Meloni di pubblicarlo sul suo Facebook, attaccando però lo scrittore per la questione del compenso: gesto che definirei furbetto». David Broder è lo storico britannico esperto di fascismo, autore, fra gli altri, de I nipoti di Mussolini, edito da Ponte alle Grazie. Lavora per Jacobin, collabora con il New Statesman e Internazionale. Suoi interventi sono apparsi sul New York Times e il Guardian.

Cosa racconta questa vicenda dell’Italia?

«Parla di un Paese che non è stato capace di archiviare il fascismo consegnandolo alla storia per poi guardarlo con sguardo critico: certe pulsioni hanno ancora posto nel gioco politico. Lo si vede da quanto determinate ricorrenze restino oggetto di controversie. Come ha detto Scurati, finché Meloni non riuscirà a pronunciare la parola antifascismo, le cose stanno così. D’altronde io dubito valga la pena chiederglielo: lei non lo è. E ha scelto da tempo di mettere sullo stesso piano antifascismo e neofascismo del dopo guerra, col chiaro scopo di superare appunto l’identità antifascista della Repubblica Italiana».

David Broder 

Questione di radici culturali o un modo per compiacere la base?

«Per dirsi antifascista Meloni dovrebbe ripudiare non solo il suo intero passato ma pure il fatto che Fratelli d’Italia è nato da un percorso inverso a quello di Gianfranco Fini. Atti del genere non sono rivolti a un elettorato nostalgico, che sarà si e no l’1, 2 per cento della popolazione. Sono però azioni gradite a quell’elettorato più ampiamente conservatore che sostiene da tempo di essere afflitto da una sedicente cultura egemonica di sinistra».

Cosa svela questa vicenda di Meloni?

«Poco. Non ha mai fatto mistero della sua cultura politica, dal suo discorso di investitura al suo commento sulle Fosse Ardeatine. Ma ogni volta che accadono fatti del genere si ricomincia da capo. Eppure rimane l’alleata di Orbán e Vox, la stessa che ha gridato tante volte alla sostituzione etnica. Sul piano dei diritti, vedi l’aborto, non ha cambiato le sue posizioni. Semmai aspira al balzo in avanti di cambiare la Costituzione: rappresenterebbe il superamento del lascito politico della Resistenza».

Il monologo è ormai diffusissimo. Perfino gli studenti ieri lo hanno letto nelle classi ad alta voce. Stiamo davvero assistendo a un risveglio delle coscienze?

«Si parla molto di “orbanizzazione” dell’Italia: il Paese rischia di prendere la stessa strada dell’Ungheria. Questa vicenda ci spiega perché è possibile, ma allo stesso tempo ci mostra quanto l’Italia non sia l’Ungheria: c’è ancora una coscienza critica forte. Infatti la censura si è rivelata un boomerang che ha dato alle opposizioni una legittima causa comune. Semmai, dobbiamo riflettere sul fatto che sposta poco: chi già sostiene il governo continuerà. E viceversa».

Da osservatore esterno: ritiene che i valori antifascisti in Italia siano ancora fondanti?

«Sì, certo. L’antifascismo non è solo insurrezione e Resistenza ma appunto valori ispirati da quel particolare momento storico: la cultura politica che ne è scaturita, insieme alla Costituzione repubblicana sono ancora forti. Però è anche vero che cambiano forma. Così oggi il 25 aprile, che comunque non è mai stata una ricorrenza del tutto unitaria, è più simbolo di resistenza politica e identitaria. Ancora importante ma non ha per tutti lo stesso valore vivo e rilevante».

Come è stata interpretata all’estero la vicenda Scurati?

«Ha sicuramente nuociuto alla reputazione di un governo di cui c’è generalmente una visione edulcorata. È uno scrittore molto famoso e ha ovviamente ottenuto tanta solidarietà dal mondo della cultura. Ma parliamoci chiaro: al lettore medio angloamericano non interessa tanto quel che Meloni e il suo governo fanno in Italia, quanto come si posizionano nel consesso occidentale. Per questo lei fa la statista all’estero e i suoi ministri fanno la guerra alla cultura di sinistra in casa».

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