Gaza, oltre 200 arresti in università tra i manifestanti contro Israele
di Massimo BasileNEW YORK – L’onda lunga delle proteste studentesche alla Columbia University si allarga ad altre accademie d’élite americane. Dopo gli oltre 100 arresti alla Columbia da parte della polizia, in 120 sono stati arrestati alla New York University e altre decine a Yale, dopo che i manifestanti hanno messo in piedi nuove proteste e occupazioni, a sostegno di Gaza e contro Israele. Il clima è talmente teso che alcuni deputati del Gop hanno chiesto a Biden di mobilitare la Guardia Nazionale per sedare la rivolta.
Le manifestazioni contro la guerra stanno nascendo ovunque, in un clima che comincia a ricordare quello di oltre mezzo secolo, con le marce e i sit-in contro la guerra in Vietnam. Tensioni anche nei campus dell’Università del Minnesota, dell’Università della California, a Berkeley, all’Emerson College e al Politecnico statale Humboldt ad Arcata, sempre in California, dove gli studenti si sono barricati all’interno dell’edificio. Ovunque i manifestanti montano tende e occupano s…
NEW YORK – L’onda lunga delle proteste studentesche alla Columbia University si allarga ad altre accademie d’élite americane. Dopo gli oltre 100 arresti alla Columbia da parte della polizia, in 120 sono stati arrestati alla New York University e altre decine a Yale, dopo che i manifestanti hanno messo in piedi nuove proteste e occupazioni, a sostegno di Gaza e contro Israele. Il clima è talmente teso che alcuni deputati del Gop hanno chiesto a Biden di mobilitare la Guardia Nazionale per sedare la rivolta.
Le manifestazioni contro la guerra stanno nascendo ovunque, in un clima che comincia a ricordare quello di oltre mezzo secolo, con le marce e i sit-in contro la guerra in Vietnam. Tensioni anche nei campus dell’Università del Minnesota, dell’Università della California, a Berkeley, all’Emerson College e al Politecnico statale Humboldt ad Arcata, sempre in California, dove gli studenti si sono barricati all’interno dell’edificio. Ovunque i manifestanti montano tende e occupano spazi, seguendo l’esempio della Columbia. Molte scuole hanno chiuso l’accesso ai campus per evitare che la protesta si diffonda. Harvard ha vietato gli ingressi alle aree comuni. Alla Barnard, l’università “sorella” della Columbia, dove molti studenti sono stati sospesi per essersi accampati in segno di protesta, la presidente Laura Ann Rosenbury ha provato a lanciare un segnale distintivo e a riaprire il campus, a patto che gli studenti accettino di rispettare le regole.
Chi è stato sottoposto a procedura disciplinare, avrà diritto a un sostegno psicologico. Il finale accademico potrebbe essere segnato da lezioni in remoto, come ai tempi della pandemia. Alla Columbia è stata offerta questa possibilità agli studenti. «La sicurezza è la nostra massima priorità - ha spiegato l’università in una email inviata a personale e studenti - mentre ci sforziamo di garantire tutta l’attività accademica».
Ma è proprio nell’università d’élite newyorkese che le tensioni non si placano. Centinaia di membri della facoltà hanno firmato lettere aperte in cui viene criticata la presidente Nemat Shafik, per aver chiesto l’intervento della polizia. La dirigente potrebbe essere sottoposta a mozione di censura da parte del board scolastico. I gruppi di studenti ebrei, che hanno denunciato il fatto di essere stati minacciati dai loro compagni, chiedono maggiore protezione. Alcuni Repubblicani hanno chiesto le dimissioni di Shafik, accusandola di non aver garantito la sicurezza dei ragazzi e dei professori ebrei. “L’anarchia ha ingolfato il campus”, hanno scritto dieci conservatori della Camera di New York in una lettera aperta inviata alla scuola.