L’ideologo Dugin e l’università intestata al filosofo nazista Ilyin: ora il teorico dell’imperialismo russo amato da Putin imbarazza il Cremlino
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – È iniziato tutto con una petizione degli studenti dell’Università statale russa di Studi umanistici contro la Scuola politica superiore diretta da Aleksandr Dugin intitolata al filosofo Ivan Ilyin morto nel 1954. “Nel 20° secolo Ivan Ilyin condonò attivamente le attività del regime nazista tedesco, giustificò i crimini di Adolf Hitler e scrisse sulla necessità del fascismo russo. Il centro scientifico di una delle principali Università del Paese che ha sconfitto il nazismo non può portare il nome di un sostenitore di idee fasciste”, si legge nella petizione pubblicata il 12 aprile sul sito Change.org e che in una dozzina di giorni ha già ottenuto oltre 25mila firme. Ora Vladimir Isakov, deputato comunista e vicecapo della Commissione per le politiche giovanili della Duma, nonché capo del moderno Komsomol, la Gioventù comunista, ha chiesto al ministero dell’Istruzione e alla Procura generale di verificare se le opere di Ilyin contengano davvero elementi di “riabilitazione del n…
MOSCA – È iniziato tutto con una petizione degli studenti dell’Università statale russa di Studi umanistici contro la Scuola politica superiore diretta da Aleksandr Dugin intitolata al filosofo Ivan Ilyin morto nel 1954. “Nel 20° secolo Ivan Ilyin condonò attivamente le attività del regime nazista tedesco, giustificò i crimini di Adolf Hitler e scrisse sulla necessità del fascismo russo. Il centro scientifico di una delle principali Università del Paese che ha sconfitto il nazismo non può portare il nome di un sostenitore di idee fasciste”, si legge nella petizione pubblicata il 12 aprile sul sito Change.org e che in una dozzina di giorni ha già ottenuto oltre 25mila firme. Ora Vladimir Isakov, deputato comunista e vicecapo della Commissione per le politiche giovanili della Duma, nonché capo del moderno Komsomol, la Gioventù comunista, ha chiesto al ministero dell’Istruzione e alla Procura generale di verificare se le opere di Ilyin contengano davvero elementi di “riabilitazione del nazismo”, perseguibili per la legge russa.
“Anche con una conoscenza superficiale” delle opere del filosofo, sostiene Isakov, diventa chiaro che Ilyin “condivise i valori del fascismo anche dopo il 1945”. “E il fascismo – ha aggiunto – non ha nazionalità. Non esiste il fascismo russo o ucraino. Se critichiamo Stepan Bandera (collaborazionista ucraino, ndr.) non possiamo insabbiare Ivan Ilyin”. Un’inchiesta che rischia di mettere in imbarazzo lo stesso Vladimir Putin che lo cita ripetutamente nei suoi interventi, compresi gli annuali discorsi davanti alle Camere riunite, proprio mentre sostiene che uno degli obiettivi dell’offensiva in Ucraina sia la denazificazione. E oltre a Putin a menzionarlo sono stati l’ex leader Dmitrij Medvedev, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, diversi governatori russi, il patriarca Kirill, vari esponenti del partito al potere Russia Unita come Vladislav Surkov e Vjacheslav Volodin, lo scrittore Aleksandr Solzhenitsyn o il regista Nikita Mikhalkov.
Chi è Ilyin, il filosofo che piace a Putin
Nato a Mosca nel 1883, Ilyn venne imprigionato nel 1918 per presunta attività anticomunista e nel 1922 spedito all’estero sulla “nave dei filosofi”. Seguace di Kant e di Hegel, nostalgico della monarchia, Ilyin accolse con favore l’ascesa al potere in Germania di Adolf Hitler e collaborò con il regime nazista a Berlino prima di trasferirsi in Svizzera dove visse fino alla morte. «Che cosa ha fatto Hitler? Ha fermato il processo di bolscevizzazione in Germania e ha reso così il massimo favore a tutta l’Europa», scriveva nel suo saggio “Nazionalsocialismo. Nuovo Spirito” nel 1933. “Mentre Mussolini guida l'Italia e Hitler guida la Germania, alla cultura europea viene data tregua”.
Ma quello che Putin ama di Ilyin è la sua idea dell’eterna lotta della Russia contro nemici che vogliono impedirle di conseguire la sua missione, vale a dire costituire un impero per permettere «il ritorno di Dio». Teorie che lo storico Timothy Snyder dell’Università di Yale considera la base del “fascismo russo” che in inglese chiama “ruscism”. Nel 2004 fu su iniziativa personale di Putin che le ceneri di Ilyin furono trasferite dalla Svizzera al monastero Donskoj a Mosca e che l’archivio del filosofo fu restituito alla Russia dall’Università del Michigan negli Stati Uniti.
Nel 2021, rispondendo a una domanda durante il Forum del Valdai Club, Putin confermò di considerare Ilyin “uno dei pensatori a lui più vicini”. E nel 2022, durante la cerimonia della firma degli accordi di annessione delle regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, il leader del Cremlino disse: “Voglio concludere il mio discorso con le parole del vero patriota Ivan Aleksandrovich Ilyin: ‘Se considero la Russia la mia patria, significa che amo, contemplo e penso in russo, canto e parlo in russo. Significa che credo nelle forze morali del popolo russo ed accetto il suo destino storico col proprio istinto e con la propria volontà. Il suo morale è il mio morale, il suo destino è il mio destino, la sua sofferenza è il mio dolore, la sua prosperità è la mia gioia’".
Chiamato in causa dal canale Telegram “Ostorozhno Media” di Ksenia Sobchak, il Cremlino si è tuttavia rifiutato di commentare. “Non vogliamo essere parte di questa discussione. Il presidente, infatti, ha più volte citato Ilyin. E in ogni caso consideriamo inaccettabili gli insulti a Dugin”, ha risposto il portavoce Dmitrij Peskov.
La scuola diretta da Dugin
La scuola intitolata a Ilyin è stata istituita la scorsa estate, ma la direzione di Dugin – benché menzionata già lo scorso gennaio in un comunicato sul sito web dell’Università – è diventata di dominio pubblico soltanto la scorsa settimana quando ne ha scritto su Telegram l’oligarca conservatore Konstantin Malofeev. Il tempismo della nomina non è casuale. Sedicente “ideologo di Putin”, Dugin in realtà non godeva di un accesso diretto al leader del Cremlino, ma ha accresciuto la sua influenza dopo che nel settembre 2022 la figlia, Daria Dugina, è morta al posto suo in un attentato dinamitardo a Mosca in seguito rivendicato dai servizi segreti di Kiev.
“È tutto inventato e falsificato. Stiamo parlando di un’operazione speciale in rete di una serie di Stati ostili. Non cedete alle provocazioni. Ovviamente al centro di questa operazione ci sono le stesse forze che volevano uccidermi e hanno ucciso Dasha. Non cambia nulla. L’Idea Russa è ciò che temono di più. Come pure la vittoria russa”, ha scritto commentando su Telegram la petizione alludendo a una complicità dei servizi segreti ucraini.
“Un giorno – ha aggiunto – arriveremo ai veri committenti. Perché è così che ci dice di agire e di vivere l’Idea Russa il meraviglioso filosofo russo, hegeliano e monarchico Ivan Ilyin. E non ribattezzeremo la nostra Scuola, ma i suoi accaniti avversari. E li ribattezzeremo in modo tale che se la faranno addosso”.
A dargli man forte è intervenuto anche Vjacheslav Volodin, presidente della Duma, sostenendo che l’inchiesta sollevata da Isakov sia «sbagliata e inappropriata» perché fa il gioco dei nemici della Russia che cercano di dividere il Paese.
Parlando con Kommersant, il rettore dell’Università statale russa di studi umanistici, Aleksandr Bezborodov, ha detto che è stato Dugin a voler intitolare la Scuola Politica a Ilyin, ma allo stesso tempo si è detto convinto che la petizione sia “nell'interesse dei servizi speciali ucraini” e sia diventata “una campagna di pubbliche relazioni per i comunisti che hanno bisogno di essere ricordati di se stessi dopo le elezioni”.
Peccato che, in un saggio del 2010, Dugin fosse il primo a criticare Ilyin per aver rilanciato i “cliché del nazionalismo europeo” a causa delle sue origini tedesche e dell’applicazione dei “cliché del nazionalismo europeo” all’idea del fascismo russo.