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La flotta ucraina rinasce in Turchia con armi italiane

(afp)
Cannone di Leonardo per la prima corvetta in costruzione in Turchia. Che dovrà lanciare una nuova sfida ai russi dopo i successi dei droni marittimi
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Non solo i droni che vanno all’assalto sul filo dell’onda o i missili a lungo raggio che piombano sui porti. Kiev non si accontenta di avere scacciato i russi dalle sue coste, obbligandoli a rifugiarsi a oriente della Crimea, ma vuole prendere il controllo del Mar Nero. Per questo sta facendo costruire in Turchia nuove navi da guerra, che avranno cannoni a tiro rapido fabbricati in Italia.

L’arma mimetizzata dal governo

La notizia sbuca dalla lunga relazione del governo sulle esportazioni d’armi, inoltrata un mese fa al Senato dal sottosegretario Mantovano. È stata realizzata per dare trasparenza al settore ma è una straordinaria prova di opacità burocratica. Si tratta infatti di ben 2.032 pagine di tabelle e dati, in cui manca l’informazione fondamentale: non vengono indicati quali sistemi bellici sono stati venduti a ciascun Paese.

Nonostante la cortina fumogena, una piccola nota a pagina 257 fa luce sul contributo alla rinascita della Marina di Kiev. Viene citata l’esportazion…

Non solo i droni che vanno all’assalto sul filo dell’onda o i missili a lungo raggio che piombano sui porti. Kiev non si accontenta di avere scacciato i russi dalle sue coste, obbligandoli a rifugiarsi a oriente della Crimea, ma vuole prendere il controllo del Mar Nero. Per questo sta facendo costruire in Turchia nuove navi da guerra, che avranno cannoni a tiro rapido fabbricati in Italia.

L’arma mimetizzata dal governo

La notizia sbuca dalla lunga relazione del governo sulle esportazioni d’armi, inoltrata un mese fa al Senato dal sottosegretario Mantovano. È stata realizzata per dare trasparenza al settore ma è una straordinaria prova di opacità burocratica. Si tratta infatti di ben 2.032 pagine di tabelle e dati, in cui manca l’informazione fondamentale: non vengono indicati quali sistemi bellici sono stati venduti a ciascun Paese.

Nonostante la cortina fumogena, una piccola nota a pagina 257 fa luce sul contributo alla rinascita della Marina di Kiev. Viene citata l’esportazione da parte di Leonardo di un cannone navale a tiro rapido da 76/62, il best seller dell’Oto Melara di La Spezia adottato da dozzine di nazioni. Assieme al contratto, nella stessa data viene autorizzato un “corso di addestramento da tenere in Italia per nove settimane” più dodici settimane di assistenza tecnica “da svolgersi in Turchia e in Ucraina”.

Si tratta di un’equazione che non lascia margini di dubbio. Quell’arma può essere utilizzata solamente su navi da guerra e l’assistenza da svolgere in Turchia e Ucraina coincide perfettamente con i piani della flotta di Kiev. Che evidentemente sono più avanzati di quello che si conosceva finora: il contratto con Leonardo è stato firmato lo scorso 25 ottobre. Prevede il pagamento di otto milioni di euro per il cannone, più altri 600 mila euro per la formazione e la manutenzione iniziale. Soldi che non dovrebbero venire dal governo italiano: le donazioni della nostra

Difesa all’Ucraina non hanno infatti bisogno di autorizzazione all’export e restano totalmente segrete.

I piani navali di Zelensky

Oggi l’Ucraina non ha navi militari. Il grosso della sua Marina venne catturato dai russi nei porti della Crimea occupati nel 2014 mentre altre unità sono state distrutte nei bombardamenti o depredate negli scali invasi nel mare di Azov. Prima del conflitto, Kiev aveva commissionato due corvette ai cantieri di Istanbul ma i lavori erano stati sostanzialmente bloccati all’inizio dell’invasione.

Sono ripresi nell’ottobre 2022, con grande discrezione e molta lentezza per la difficoltà di importare le componenti non di produzione turca. Ma nello scorso anno c’è stata un’accelerazione e l’otto marzo il presidente Zelensky durante il vertice con Erdogan si è concesso una pausa per vedere la prima nave della sua nuova flotta.

È stata battezzata “Ivan Mazepa”: un condottiero cosacco che agli inizi del Settecento cercò di creare uno stato ucraino indipendente lottando contro lo Zar. La costruzione appare a buon punto: dall’esterno, sembrano mancare alcuni apparati elettronici e gli armamenti. Non solo: la seconda unità sta cominciando a prendere forma nello stesso cantiere.

Il progetto ricalca quello delle corvette Ada adottate da Ankara: cento metri di lunghezza, disegno per ridurre la visibilità ai radar e una specializzazione nella caccia ai sottomarini, grazie all’uso di siluri e sonar. Non è chiaro se però in corso d’opera la missione sia stata modificata. La torretta di Leonardo serve come strumento contraereo – i combattimenti contro gli Houti nel Mar Rosso ne hanno mostrato l’efficacia pure contro droni e missili cruise – e antinave: può sparare fino a 120 proiettili al minuto, un volume di fuoco enorme per un cannone. La gittata è di 16 chilometri, che possono diventare 40 con munizioni speciali propulse da un razzo.

Inoltre è previsto di mettere a bordo una batteria di missili, non è chiaro se gli Harpoon statunitensi o i Neptune nazionali, celebri per avere affondato l’incrociatore russo Moskva.

La doppia sfida del Mar Nero

Una volta completata la corvetta, Kiev dovrà affrontare due problemi. Il primo è diplomatico: la Turchia vieta l’attraversamento del Bosforo alle navi militari dei Paesi belligeranti. Poche settimane fa ha respinto la richiesta della coalizione guidata da Londra e Oslo per sostenere la resurrezione della Marina ucraina: volevano mandare nel Mar Nero due battelli cacciamine privi di armamento, ma Erdogan ha detto no. Formalmente però la nuova corvetta Mazepa non dovrà varcare lo Stretto e quindi potrebbe avere il permesso. C’è anche chi interpreta il no di Ankara alla domanda anglo-norvegese – Paesi Nato impegnati in un’iniziativa dell’Alleanza di cui i turchi fanno parte - come un pretesto per mantenere il monopolio sulle commesse navali ucraine.

Il secondo problema è di natura bellica. Quando la corvetta verrà ufficialmente consegnata alla Marina di Kiev si trasformerà nel bersaglio numero uno della flotta di Mosca. Che, per quanto abbia perso un terzo delle unità, resta molto combattiva: conta ancora su ottimi sottomarini Kilo, su cacciabombardieri addestrati ai raid sul mare e su alcune fregate con missili d’ultima generazione. Ma non si può escludere che ammiragli e generali di Zelensky vogliano impiegare la nave in maniera innovativa, trasformandola nella centrale di una squadra di droni naviganti e di altri equipaggiamenti hitech.

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