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L’opposizione venezuelana candida Urrutia, Maduro rischia

(afp)
Gli oppositori all’ultimo convergono sull’ex diplomatico che può battere il leader chavista
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Alla fine, ci sono riusciti: l’opposizione venezuelana ha superato gli ostacoli frapposti dal leader chavista Maduro, e le divisioni interne alla coalizione, e si è unita attorno a Edmundo González Urrutia. L’ex diplomatico di 75 anni, figura rimasta nell’ombra ma con una lunga carriera come ambasciatore, si è trovato come lui stesso dice candidato «inconsapevole» dell’intera Cud, la piattaforma di tutti i partiti dell’opposizione. Sarà lui a sfidare il delfino di Chávez alle presidenziali del 28 luglio. Un nome uscito dal cilindro dei giochi di prestigio che il dissenso venezuelano ha dovuto inventarsi per non uscire sconfitta prima di poter vincere.

Esclusa Maria Corina Machado, la pasionaria di destra vincitrice alle primarie, ostacolata con scuse burocratiche Corina Yoris, indicata a sostituirla, alla fine la Cud è riuscita a compattarsi attorno al nome di Urrutia. Non è stata una scelta; piuttosto una soluzione obbligata, giunta dopo mille dibattiti e contrasti tra le diverse an…

Alla fine, ci sono riusciti: l’opposizione venezuelana ha superato gli ostacoli frapposti dal leader chavista Maduro, e le divisioni interne alla coalizione, e si è unita attorno a Edmundo González Urrutia. L’ex diplomatico di 75 anni, figura rimasta nell’ombra ma con una lunga carriera come ambasciatore, si è trovato come lui stesso dice candidato «inconsapevole» dell’intera Cud, la piattaforma di tutti i partiti dell’opposizione. Sarà lui a sfidare il delfino di Chávez alle presidenziali del 28 luglio. Un nome uscito dal cilindro dei giochi di prestigio che il dissenso venezuelano ha dovuto inventarsi per non uscire sconfitta prima di poter vincere.

Esclusa Maria Corina Machado, la pasionaria di destra vincitrice alle primarie, ostacolata con scuse burocratiche Corina Yoris, indicata a sostituirla, alla fine la Cud è riuscita a compattarsi attorno al nome di Urrutia. Non è stata una scelta; piuttosto una soluzione obbligata, giunta dopo mille dibattiti e contrasti tra le diverse anime che compongono la dissidenza al regime. C’era il rischio dell’ennesimo fallimento di fronte a una partita che può cambiare il corso della storia del paese.

Disertare per l’ennesima volta le urne avrebbe lasciato campo aperto a Maduro, che si candida per la terza volta per una riconferma messa in forte dubbio dai sondaggi. Quindi tutti, compresa la Machado, finora riluttante e pronta a dare ancora battaglia dopo la censura del Tribunale elettorale a seguito di una condanna molto discussa, hanno appoggiato il nuovo candidato. Urrutia aveva apposto la sua firma all’ultimo, nei tempi supplementari previsti dal Consiglio Nazionale Elettorale.

Maduro ha fatto buon viso a cattivo gioco. Forzare ancora la mano rischiava di compromettere la sua immagine di istrione disposto, almeno a parole, a elezioni libere e trasparenti come previsto dagli accordi delle Barbados del 2023. Di fronte ai suoi trabocchetti, gli Usa avevano riesumato le sanzioni sospese per sei mesi che impediscono dal regime di vendere petrolio e gas sui mercati internazionali.

L’amministrazione Biden, assieme a Brasile e Colombia, ha accolto la soluzione in modo favorevole. Lula e Petro, veri artefici di questa alchimia politica, si sono incontrati una settimana fa e hanno discusso a lungo su come aiutare a gestire il delicato passaggio. Visto che tutti i sondaggi danno per sconfitto Maduro, sono due le letture suggerite dagli osservatori di questa strategia. La prima: Lula e Petro puntano a raggiungere un compromesso con l’opposizione venezuelana per garantire al delfino di Chávez un’uscita indolore grazie a un’amnistia; la seconda, opposta: si vuole evitare una ulteriore stretta del regime che lo porterebbe a diventare come quello di Ortega e Murillo in Nicaragua con tutta l’opposizione sbattuta in carcere o deportata.

Maduro, e i militari al potere, temono ritorsioni. Potrebbero finire davanti alla Corte penale internazionale. «Qualcosa di straordinario sta avvenendo in Venezuela», ha commentato Lula, «chi vince prende il comando, chi perde si prepara al prossimo turno». Anche gli Usa scommettono su Urrutia, sebbene restino diffidenti. Candidato “a sua insaputa”, Urrutia sa già di essere un candidato “civetta”. Una volta eletto sarà sostituito da Machado.

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