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Haiti, lungo cammino verso le elezioni. Si insedia il consiglio transitorio, ma nelle strade resta l’inferno

Dopo tre settimane di trattative febbrili ieri si è insediato un governo transitorio di 9 membri – rappresentanti delle anime del Paese – che avrà il compito di portare i cittadini alle urne entro il 2026
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Haiti cerca di uscire dal caos e dalla violenza. A fatica, prigioniera delle bande che controllano ormai il 90 per cento dell’isola. Ma un primo passo è stato compiuto. Dopo tre settimane di trattative febbrili, è stata abbozzata una forma di governo. Quella suggerita dagli Usa e poi concordata in Giamaica con il contributo della Francia e dell’Onu il 12 aprile scorso. E’ il Consiglio presidenziale transitorio che dovrebbe puntellare l’impianto istituzionale, logorato dalle divisioni e dall’anarchia che domina Haiti, e arrivare a convocare libere elezioni generali entro i primi mesi del 2026.

(reuters)

Come è composto il consiglio

Ne fanno parte nove membri, di cui sette effettivi e due esterni senza diritto di voto. Il suo insediamento è avvenuto giovedì scorso con una cerimonia per certi versi grottesca. I nove membri si sono incontrati nel Palazzo presidenziale ma ben presto, quando hanno iniziato…

Haiti cerca di uscire dal caos e dalla violenza. A fatica, prigioniera delle bande che controllano ormai il 90 per cento dell’isola. Ma un primo passo è stato compiuto. Dopo tre settimane di trattative febbrili, è stata abbozzata una forma di governo. Quella suggerita dagli Usa e poi concordata in Giamaica con il contributo della Francia e dell’Onu il 12 aprile scorso. E’ il Consiglio presidenziale transitorio che dovrebbe puntellare l’impianto istituzionale, logorato dalle divisioni e dall’anarchia che domina Haiti, e arrivare a convocare libere elezioni generali entro i primi mesi del 2026.

(reuters)

Come è composto il consiglio

Ne fanno parte nove membri, di cui sette effettivi e due esterni senza diritto di voto. Il suo insediamento è avvenuto giovedì scorso con una cerimonia per certi versi grottesca. I nove membri si sono incontrati nel Palazzo presidenziale ma ben presto, quando hanno iniziato a echeggiare le raffiche di mitra e le esplosioni nei dintorni, hanno dovuto ripiegare nella residenza privata del presidente. Qui, avvolti da un caldo soffocante, sudati ma stretti nei loro abiti tirati fuori dagli armadi per l’occasione, hanno giurato e brindato con lo champagne. Alla fine, hanno alzato i calici e con voce sommessa qualcuno dei presenti ha invitato gli altri a pronunciare un augurio: “A Haiti!”.

Così racconta la cronista della Ap sulla base delle indiscrezioni che è riuscita a raccogliere. Il Consiglio transitorio è composto da sei rappresentanti di altrettanti partiti, legati a loro volta a ex presidenti e primi ministri che si sono alternati al potere negli ultimi dieci anni, da un delegato degli industriali e da due esterni che esprimono la società civile e relgiosa. Emmanuel Vertilair, di Petit Desalin, è la voce del gruppo dell’ex senatore e candidato alla presidenza Jean-Charles Moïse; Smith Agustin, fa riferimento al partito Ede/Red dell’ex primo ministro Claude Joseph, quello indicato dall’allora presidente Jovenel Moïse, assassinato il 7 luglio del 2021 da un gruppo di mercenari entrati di notte nella sua casa di Pietonville; Fritz Alphonse Jean, rappresenta l’Accordo di Montana, gruppo leader della società civile; Leslie Voltaire quello di Fanmi Lavaes guidato dall’ex presidente Jean-Bertrand Aristide; Louis Gérald Gilles è invece espressione dell’ex presidente Ariel Henry che dopo due anni burrascosi ha gettato la spugna e il 24 aprile ha formalizzato le sue dimissioni con un messaggio arrivato da Los Angeles dove si trova in esilio forzato; Edgard Le Blanc Fils fa parte del collettivo 30 gennaio formato dall’ex presidente Michel Martelly; Laurent Saint-Cyr è l’anima del settore privato. Ci sono poi i due consiglieri senza diritto di voto. Il primo è un pastore, Frinel Joseph; la seconda è Regine Abraham, ex funzionaria della Banca Mondiale e del governo. E’ l’unica donna del gruppo.

Le dimissioni effettive di Henry

Ariel Henry, che aveva assunto la carica di presidente transitorio subito dopo l’assassinio di Jovenel Moïse, ha avallato la nascita del nuovo organismo con una lettera in cui formalizza le sue dimissioni. Del resto, non aveva scelta. Due mesi fa era volato in Kenya per convincere il governo di Nairobi a inviare tra mille e duemila agenti per sradicare le gang e riportare un minimo di ordine ad Haiti. Non è mai più tornato a casa. Le bande guidate da Jimmy Chérizier, l’ex poliziotto passato tra le fila dei criminali e diventato il loro capo con il soprannome “Barbecue”, hanno approfittato della sua assenza per prendere il potere.

(reuters)

Ci sono riusciti solo in parte. Con azioni coordinate hanno prima assaltato i principali ministeri, dato fuoco alle stazioni della polizia, assediato gli ospedali e gli spazi all’aperto dove si erano rifugiati decine di migliaia di persone e poi fatto irruzione nel principale carcere dell’isola liberando 3 mila detenuti. Da quel momento hanno conquistato sempre più territori, uccidendo chi si ribellava, taglieggiando chi era costretto a restare, sequestrando chi tentava la fuga.

L’inferno ad Haiti

Haiti si è trasformata in un vero inferno. L’Onu ha denunciato la morte di 2.500 abitanti solo nei primi tre mesi di quest’anno. Circa 900 scuole hanno chiuso i battenti. Non sono state risparmiate chiese e punti di soccorso medico. Oltre un milione e mezzo di persone è stata costretta a lasciare le proprie case. La maggior parte di Port-au-Prince, la capitale, è finita sotto controllo delle gang. La gente ha dovuto tapparsi in casa; tentare di uscire per raccattare qualcosa da mangiare, le poche medicine disponibili, anche solo dell’acqua potabile, significava rischiare la morte.

In questo girone dantesco, la polizia ha potuto fare poco. Spesso è stata sopraffatta. L’aeroporto è stato assaltato, i miliziani sono stati respinti dopo furibonde sparatorie. È stato chiuso e nessun volo ha potuto decollare o atterrare. Con la conquista del più grande porto di Haiti, si è interrotto ogni contatto con l’esterno. Non arrivano più aiuti e sostegni materiali. Oltre le metà della popolazione è in condizioni tragiche. Si rischia una catastrofe umanitaria. Si fatica a mangiare, l’acqua è inquinata, si diffondono malattie. È un miracolo se si riesce ancora a sopravvivere. Solo la forza e la disperazione di questo popolo dannato hanno impedito che venisse inghiottito in un buco nero.

Prima vittima della tratta degli schiavi, prima a ribellarsi al commercio umano, martoriata da colpi di Stato e da feroci dittatori, colpita da terremoti devastanti, Haiti ora si aggrappa agli ultimi rivoli di speranza e cerca di risalire la china del baratro in cui è precipitata. Il Consiglio presidenziale transitorio sarà in vigore fino al 7 febbraio 2026. Poi si dovrà nominare un nuovo presidente. Quindici mesi per tornare a vivere.

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