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Modi gioca la carta anti-musulmana nel secondo dei 7 appuntamenti elettorali

Modi gioca la carta anti-musulmana nel secondo dei 7 appuntamenti elettorali
(afp)

In un comizio elettorale incendiario nel Rajasthan, Modi ha accusato i partiti dell'opposizione di voler dare più finanziamenti pubblici, se vinceranno le elezioni, a quegli "infiltrati" dei musulmani in India "che fanno troppi figli."

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Chennai- Venerdì si è votato di nuovo in India, nelle più lunghe elezioni della storia distribuite in sette date nell’arco di 44 giorni. Gli elettori di 88 collegi sono andati alle urne in 13 Stati. Gli osservatori guardano con particolare interesse il responso del voto nel Sud, come nello Stato del Kerala, storicamente di sinistra con alleanze di diversi partiti comunisti; nel Karnataka, dove il Bharatiya Janata Party al potere in India da 10 anni aveva fatto passi da gigante, ma dove poi il Congress ha riconquistato terreno; in parti dell’Uttar Pradesh, degli Stati del Nordest e del Maharashtra.

Ma particolare attenzione verrà data all’esito del voto nel Nord-Vvest, in Rajasthan dove domenica in un comizio il premier Narendra Modi ha rilasciato commenti incendiari nei confronti dei musulmani indiani e del Congress party, accuse di cui si sta discutendo ancora.

Le parole di Modi

Presentatosi a una folla di sostenitori entusiasti, indossando un caratteristico turbante arancione con un nodo a forma di ventaglio, ha cominciato con il registro suadente: “Quando quelli del Congress party erano al potere dicevano che i musulmani hanno diritto di precedenza alla ricchezza del nostro Paese…” Modi ha fissato il pubblico, lasciando una pausa a effetto. Poi ha alzato la voce con un grido indignato: “Ciò significa che riscuoteranno i soldi dalla gente come voi per darli…sapete a chi?” Braccio alzato, indice puntato sul pubblico immobile in religiosa attesa. “Per darli a quelli che fanno più figli!”. Applauso fragoroso, braccia alzate per incalzare il leader. “Agli infiltrati! Pensate che i vostri soldi guadagnati con tanta fatica debbano essere dati agli infiltrati? Voi lo accetterete? Ebbene questo è ciò che vuol fare il Congress.

”Immediata la denuncia contro Modi da parte del Congress party presso la Commissione elettorale con l’accusa d’aver aizzato all’odio religioso, violazione per la quale esistono leggi severe in India. Uno dei personaggi di spicco dell’opposizione, lo scrittore Shashi Tharoor ha commentato: “Mi dispiace, ma questo discorso del premier è davvero riprovevole.

Quando dice che il Congress vuole prendere i soldi degli elettori per darli ai musulmani fa un discorso smaccatamente divisivo che in condizioni normali qualsiasi commissione elettorale civile avrebbe proibito, redarguendo subito il candidato per metterlo in guardia dal non esprimersi più in questo modo.” Ma ciò, per ora, non è accaduto. Il potere e l’influenza del leader del Bjp, che si presenta a chiedere un terzo mandato, ha pochi paragoni in precedenza in India, tranne, come dicono i critici del governo, forse con Indira Gandhi.

I musulmani in India

I cittadini musulmani in India sono più di 214 milioni. Nel corso degli ultimi 10 anni hanno visto abolire la semi-autonomia dell’unico stato a maggioranza islamica, il Kashmir; una legge di cittadinanza pregiudiziale nei loro confronti; un controllo poco severo delle violenze dei vigilantes delle vacche contro i musulmani e i Dalit; un premier che esortava alla costruzione di un tempio sulle rovine di una moschea distrutta nel 1992 da fondamentalisti indù. C’è poi chi ricorda che quando Modi era governatore del Gujarat si riferiva ai musulmani come ai “pakistani.” E da qui forse viene l’ispirazione per quel termine “infiltrati” che potrebbe riferirsi anche all’antica invasione della dinastia dei Mughal della Casa di Babur che comandarono in parte della penisola dal 1526 al 1857.

Secondo un portavoce del Bjp, Tom Vadakkam, le parole di Modi sono state travisate. “Si riferiva agli immigrati illegali,” ha dichiarato. Si sarebbe riferito al tentativo del Congresso di accogliere più immigrati dai Paesi confinanti come il Bangladesh, da utilizzare come bacino di voti.La militante politica Kavita Krishnan è di un’altra opinione. Per lei si tratta di un tentativo di distrazione. “Modi ha promesso posti di lavoro e prosperità nel 2014 e nel 2019. Oggi, invece, l’India affronta il peggior tasso di disoccupazione negli ultimi 45 anni.”Alcuni osservatori fanno notare che è un cambiamento di strategia inusuale. Finora la campagna elettorale del Bjp puntava sui fatti, sulle conquiste ottenute in 10 anni, il maggior prestigio dell’India, la crescita economica, la digitalizzazione.

Lo slogan era che Modi è una garanzia di risultati. Quando il leader parlava del Congress era per prenderlo in giro, il bersaglio preferito era Rahul Gandhi, che non considerava pubblicamente come un vero avversario. Ora invece sembra tornato a toni di battaglia di prima del 2014. Non dileggia il Congress, ma ne critica i presunti programmi pro-musulmani. Tenta, secondo alcuni, d’infilare un cuneo tra il possibile elettorato del Congress facendo credere alle caste più basse che il Congress non aiuterà loro, ma i musulmani. Modi è uno statista efficace ed un politico abilissimo, quindi questo non può essere stato un eccesso da comizio, ma un calcolo. Che però dà l’impressione che il Bjp consideri i primi risultati elettorali del 19 aprile come meno entusiasmanti del previsto. Non ci sarebbe una “ondata Modi,” come nelle precedenti elezioni, niente smaccata maggioranza, anzi forse c’è il rischio di perdere terreno. Ed è per questo che si alzano i toni spingendo su un tasto facile che funziona bene ormai ovunque nel mondo: la polarizzazione.

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