Scozia, indipendentisti sempre più in crisi: il premier Yousaf a rischio sfiducia
di Enrico FranceschiniLONDRA – Il 2023 è stato un brutto anno per gli indipendentisti scozzesi, ma il 2024 potrebbe essere ancora peggio. Mercoledì il governo autonomo di Edimburgo ha perso la maggioranza. La prossima settimana il premier Humza Yousaf affronterà un voto di sfiducia. Se lo perde non potrà continuare nemmeno a guidare un “governo di minoranza”, come dice di avere intenzione di fare. L’opposizione laburista chiede elezioni anticipate. E comunque i sondaggi indicano che quando si tornerà alle urne, probabilmente in autunno secondo il regolare calendario, il declino degli indipendentisti continuerà, con il rischio di perdere anche la maggioranza relativa al parlamento regionale.
Nelle mani dei Verdi
Già dalle elezioni del 2021 lo Scottish National Party (Snp, in sostanza il partito indipendentista scozzese) non aveva più la maggioranza assoluta nell’aula di Edimburgo: per rimanere al potere ha dovuto otte…
LONDRA – Il 2023 è stato un brutto anno per gli indipendentisti scozzesi, ma il 2024 potrebbe essere ancora peggio. Mercoledì il governo autonomo di Edimburgo ha perso la maggioranza. La prossima settimana il premier Humza Yousaf affronterà un voto di sfiducia. Se lo perde non potrà continuare nemmeno a guidare un “governo di minoranza”, come dice di avere intenzione di fare. L’opposizione laburista chiede elezioni anticipate. E comunque i sondaggi indicano che quando si tornerà alle urne, probabilmente in autunno secondo il regolare calendario, il declino degli indipendentisti continuerà, con il rischio di perdere anche la maggioranza relativa al parlamento regionale.
Nelle mani dei Verdi
Già dalle elezioni del 2021 lo Scottish National Party (Snp, in sostanza il partito indipendentista scozzese) non aveva più la maggioranza assoluta nell’aula di Edimburgo: per rimanere al potere ha dovuto ottenere il sostegno di Verdi. Ma questa settimana i Verdi hanno abbandonato la coalizione, accusando lo Snp di avere svenduto la politica ambientalista con la rinuncia a un target per ridurre le emissioni nocive. Senza la pattuglia di deputati dei Verdi, gli indipendentisti hanno 63 seggi. Tutti gli altri partiti messi insieme (Labour, conservatori ed ecologisti) ne hanno 65.
Il premier Yousaf ha dichiarato che può andare avanti lo stesso, alla testa di un governo di minoranza, fino alla regolare scadenza del mandato a fine anno. I conservatori, tuttavia, hanno chiesto un voto di sfiducia contro di lui, che si dovrebbe tenere all’inizio della prossima settimana. I Verdi voteranno contro. A meno di qualche franco tiratore o astensione imprevista, Yousaf dovrà dimettersi. E anche se riuscisse a sopravvivere al voto, ne uscirebbe politicamente indebolito.
La crisi dell’Snp
È l’ennesima tegola sulla testa di un partito che, dopo avere governato la Scozia per sedici anni, è scosso da un problema dietro l’altro. Prima c’è stata la sconfitta del 2014 (55 a 45 per cento) nel referendum sull’indipendenza dal Regno Unito. Poi sono venute le accuse di abusi sessuali contro Alex Salmond, leader e premier dimissionario dello Snp. Quindi è arrivato l’arresto del tesoriere del partito e marito di Nicola Sturgeon, la donna che ha preso il posto di Salmond alla guida dello Snp e della regione, per accuse di frodi finanziarie. A quel punto anche la premier ha dato le dimissioni. A sostituirla è stato Yousaf, figlio di immigrati pachistani, ma non è riuscito a rianimare né il partito né il governo.
Lo Snp non ha delineato una strategia convincente su come e quando riaprire la battaglia per l’indipendenza, obiettivo che peraltro, secondo i rilevamenti di opinione, continua a non apparire in grado di raccogliere una maggioranza fra gli scozzesi. In più, in Scozia cresce lo scontento per come gli indipendentisti amministrano da molti anni la regione, che da vari punti di vista fornisce servizi pubblici meno efficienti che l’Inghilterra.
Le speranze del Labour
I pronostici dicono che alle prossime elezioni il Labour recupererà terreno e potrebbe perfino ridiventare il primo partito in Scozia, com’era all’epoca di Tony Blair, quando governava la regione e vinceva quasi tutti i seggi scozzesi per il parlamento nazionale di Westminster. In seguito, in Scozia i laburisti sono stati sorpassati e rimpiazzati dallo Snp, ma adesso sembrano pronti a riguadagnare consensi in una parte del Regno Unito che è stata a lungo una loro roccaforte. Al di là di quello che succederà al governo autonomo di Edimburgo, la crisi degli indipendentisti si profila dunque come un altro punto a favore del Labour per vincere le elezioni politiche di fine anno e riconquistare Downing Street.