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Gli Usa addestrano i caccia in Europa per combattere nelle nubi nucleari

Le esercitazioni a Spangdahlem, (foto:Alexander Riedel/Stars and Stripes) 
Esercitazione “Radiant Falcon” nelle basi di Aviano e Spangdahlem: le basi si preparano a decontaminare aerei e piloti per scatenare la rappresaglia atomica
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Come si combatte nella cenere di un’esplosione nucleare? Gli stormi americani in Europa si stanno preparando ad affrontare concretamente la situazione più nefasta di tutte: convivere con lo scoppio di una bomba atomica tattica, senza rinunciare a mantenere in volo i caccia.

In maniera sibillina, l’esercitazione viene chiamata “Radiant Falcon”: letteralmente è un “falcone che splende di luce” ma in quel “radiante” c’è il richiamo agli effetti invisibili delle testate più devastanti. E i Falconi sono i jet F-16 Fighting Falcon, a cui verrebbe affidato il compito di scatenare una rappresaglia dopo il primo attacco nucleare nemico. Una squadra di istruttori sta facendo il giro delle basi del Vecchio Continente, per spiegare come intervenire e valutare le capacità del personale. Non a caso, il tour sta riguardando le installazioni statunitensi che ospitano armi nucleari tattiche B61: la prima è stata Aviano, il grande aeroporto in provincia di Pordenone. Poi nei giorni scorsi è stata …

Come si combatte nella cenere di un’esplosione nucleare? Gli stormi americani in Europa si stanno preparando ad affrontare concretamente la situazione più nefasta di tutte: convivere con lo scoppio di una bomba atomica tattica, senza rinunciare a mantenere in volo i caccia.

In maniera sibillina, l’esercitazione viene chiamata “Radiant Falcon”: letteralmente è un “falcone che splende di luce” ma in quel “radiante” c’è il richiamo agli effetti invisibili delle testate più devastanti. E i Falconi sono i jet F-16 Fighting Falcon, a cui verrebbe affidato il compito di scatenare una rappresaglia dopo il primo attacco nucleare nemico. Una squadra di istruttori sta facendo il giro delle basi del Vecchio Continente, per spiegare come intervenire e valutare le capacità del personale. Non a caso, il tour sta riguardando le installazioni statunitensi che ospitano armi nucleari tattiche B61: la prima è stata Aviano, il grande aeroporto in provincia di Pordenone. Poi nei giorni scorsi è stata la volta di Spangdahlem, sede del 52mo stormo nel sud-ovest della Germania. Si tratta di un ritorno al passato peggiore: dalla fine della Guerra Fredda queste procedure erano state praticamente dimenticate, anche se ogni tanto venivano organizzate simulazioni che somigliavano a una sorta di liturgia, percepita come teorica e lontanissima dalla realtà del presente.

L’invasione dell’Ucraina

L’invasione dell’Ucraina ha cambiato tutto. Lo scorso anno c’è stato un primo ripasso dei vecchi manuali nel comando americano di Ramstein, adesso si interviene in maniera operativa nelle basi dell’allerta nucleare. Il requisito chiave della “Radiant Falcon” è tenere gli aerei e i piloti al sicuro dalle radiazioni, in modo che possano rispondere al primo attacco atomico nemico. Il sergente Donel Wanton ha spiegato alla rivista Star&Stripes il copione dell’esercitazione: un cacciabombardiere F-16 sta rientrando dopo avere volato nell’aerea colpita da un’esplosione simile a quella di Hiroshima.

La zona è stata soggetta a radiazioni dirette e al fallout, la ricaduta di ceneri contaminate che vento e nuvole possono spargere in un’area molto vasta. Dal momento in cui suona la sirena, ci sono trenta minuti di tempo per stabilire i danni subiti dal jet, la pericolosità dell’esposizione assorbita dal pilota e allestire il velivolo caricando sotto le ali gli ordigni per la ritorsione. L’atterraggio avviene dopo dieci minuti. L’F-16 viene accolto da un team di trenta militari, ciascuno con un compito predefinito e tutti equipaggiati con la dotazione chiamata in gergo NBC: tute protettive, respiratori, maschere antigas con filtri speciali, contatori geiger. Ci sono medici e infermieri, tecnici della manutenzione, il personale che imbarca le armi, quello che spruzza acqua e sostanze decontaminanti su ogni superficie.

Ognuno indossa un piccolo dosimetro, grande come una carta di credito, per monitorare quante radiazioni sta ricevendo mentre altri strumenti le misurano nell’aria e sull’esterno del velivolo. Tutti questi aviatori devono mettere l’F-16 in grado di partire e lanciare il contrattacco nucleare, un “secondo colpo” che risponda all’inizio delle ostilità atomiche. Joe Potaczek, uno dei due capi istruttori dell’Alliance Solutions Group di Newport – un contractor privato a cui è stato affidato lo studio delle procedure – ha dichiarato: “La domanda è “Come può l’Air Force portare avanti la missione? Come possiamo contemporaneamente mantenere gli aerei in condizioni di volare e gli equipaggi in sicurezza?””.

Una novità in Europa

Esercitazioni del genere si sono svolte spesso negli Stati Uniti ma – sottolinea la rivista delle forze armate americane – sono “relativamente una novità in Europa”: sono cominciate soltanto dalla primavera 2023. E anche se Mister Potaczek specifica che non ci sono legami con situazioni reali in corso, è chiaro che tutti guardano al confronto sempre più teso con Mosca: un braccio di ferro in cui la minaccia di scagliare testate tattiche – che hanno una potenza inferiore a 150 kilotoni mentre le altre sono dieci volte più distruttive - viene ripetuta sempre più spesso.

Nell’hangar della simulazione, gli aviatori devono imparare le metodologie messe a punto dai loro nonni dopo la Crisi di Cuba del 1962: con addosso le maschere antigas, gli tocca comunicare usando gesti convenzionali delle mani e delle dita. I tecnici ispezionano ogni angolo del velivolo, misurando le radiazioni. Dedicano doppia cautela alle prese d’aria dei motori, per scoprire le tracce di danni provocati dall’ingestione di oggetti – sottolinea il sergente Kayla Bradford - “che potrebbero essere contaminati. Uccelli, pietre, sabbia: potrebbe esserci la necessità di rimpiazzare il reattore”.

Le prove vanno avanti per tre giorni di fila, a ritmi serrati. Nel primo il personale locale fa da solo. Nel secondo le procedure vengono riviste e messe a punto con le lezioni degli istruttori, nell’ultimo c’è una sorta di esame. Adesso la stessa cosa avverrà in Gran Bretagna nel comando di Lakenheath: un altro indizio del ritorno di ordigni nucleari in questo aeroporto dove sono schierati gli F-15E Strike Eagle e presto arriveranno gli F35. Le bombe tattiche erano state portate via da lì quindici anni fa, rese inutili dalla grande pace del mondo globalizzato. Ora invece l’orologio dell’Apocalisse ha ricominciato a correre.

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