L’Egitto in campo per gli ostaggi. Israele: “Accordo o entriamo a Rafah”
dal nostro inviato Paolo BreraTEL AVIV — Gli israeliani dicono che è «l’ultima possibilità» prima che lancino l’attacco a Rafah, marcando l’urgenza della diplomazia in queste ore. Non è finita, il negoziato per il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi non si è arenato. Piuttosto, è cambiata la trazione: il Qatar ha lasciato all’Egitto le briglie della mediazione decisiva, e il cambio di passo ha definito i lineamenti di un possibile accordo in extremis.
Mentre gli americani hanno iniziato a costruire il molo nella Striscia per far arrivare gli aiuti umanitari via mare, spezzando il blocco imposto di fatto da Israele filtrando i camion, la diplomazia è più vicina che mai a chiudere la partita evitando il rischio di una nuova catastrofe. Un ufficiale israeliano ha detto in forma anonima al Jerusalem Post che la bozza egiziana prevede il rilascio di «33 ostaggi tra donne, anziani e malati». Numeri che Israele è disposto ad accettare, ma il cessate il fuoco dovrà essere meno duraturo rispetto alle 6 set…
TEL AVIV — Gli israeliani dicono che è «l’ultima possibilità» prima che lancino l’attacco a Rafah, marcando l’urgenza della diplomazia in queste ore. Non è finita, il negoziato per il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi non si è arenato. Piuttosto, è cambiata la trazione: il Qatar ha lasciato all’Egitto le briglie della mediazione decisiva, e il cambio di passo ha definito i lineamenti di un possibile accordo in extremis.
Mentre gli americani hanno iniziato a costruire il molo nella Striscia per far arrivare gli aiuti umanitari via mare, spezzando il blocco imposto di fatto da Israele filtrando i camion, la diplomazia è più vicina che mai a chiudere la partita evitando il rischio di una nuova catastrofe. Un ufficiale israeliano ha detto in forma anonima al Jerusalem Post che la bozza egiziana prevede il rilascio di «33 ostaggi tra donne, anziani e malati». Numeri che Israele è disposto ad accettare, ma il cessate il fuoco dovrà essere meno duraturo rispetto alle 6 settimane dell’ipotesi del rilascio di 40 ostaggi prevista nel round negoziale già saltato.
Il nuovo tentativo arriva all’indomani della richiesta formale ad Hamas di liberare tutti gli ostaggi arrivata da Usa e altri 17 Paesi. Saltato per inefficacia il tavolo del Qatar, il governo israeliano aveva accelerato sull’attacco a Rafah per stanare con la forza Hamas. Una mossa osteggiata persino dai partner come Usa e G7, con appelli a non attaccare senza aver messo in sicurezza i civili: un’operazione, colossale e difficilissima, iniziata con la costruzione delle tendopoli. Minacciando di non fermare l’attacco, Netanyahu ha indotto l’Egitto — preoccupato di dover accogliere un fiume di profughi — a prendere in mano la trattativa: gli 007 israeliani sono volati al Cairo, e ieri una delegazione egiziana guidata dal capo dell’intelligence Abbas Kamel era in Israele per colloqui che gli stessi israeliani definiscono «molto buoni», condotti con «spirito positivo». Il canale egiziano Al Qahera Al Ekhbariya parla di «progressi significativi». Lo sono perché il braccio di ferro di Netanyahu ha indotto anche Hamas a smentire di essere stato disposto a liberare solo 20 ostaggi, come affermava Israele, ma «circa il doppio». Arriva da qui il numero di 33 ostaggi: sono gli anziani, i malati e le donne ancora in vita sui 133 nomi nelle mani di Hamas, parecchi dei quali certamente morti.
Nella bozza Israele ritirerebbe anche l’esercito dal Corridoio Netzarim, che taglia in due la Striscia, permettendo ai palestinesi evacuati al Sud di tornare nel Nord di Gaza. I passi avanti sono evidenti. Nel fine settimana i diplomatici arabi, americani ed europei ne discuteranno al World Economic Forum di Riad, in quell’Arabia Saudita che rientra nel quadro di un accordo di stabilizzazione del Medio Oriente a cui lavora intensamente Washington. Il segretario di Stato Antony Blinken ieri ha detto a Cnn che è possibile normalizzare i rapporti tra Israele e i sauditi su una soluzione “a due Stati” anche senza il cessate il fuoco a Gaza. E la Casa Bianca manda un segnale di disponibilità a Israele facendo trapelare la notizia che rivedrà la decisione di sanzionare un battaglione dell’Idf. Martedì Blinken volerà di nuovo in Israele, mentre resta bollente il fronte con Hezbollah che ieri ha ucciso un civile israeliano con un missile anticarro.
Intanto, avanti tutta con il molo per gli aiuti via mare a Gaza. A maggio il Pentagono vuole sia operativo, e Israele realizzerà una «zona cuscinetto» per la sicurezza evitando tragedie come l’uccisione dei 7 cooperanti di World Central Kitchen. Giovedì un attacco con mortai da Gaza ha colpito l’area dove il molo toccherà terra. Il rischio, secondo un ufficiale americano citato dal Times of Israel, è che i controlli locali rallentino le consegne. Foto satellitari mostrano già i lavori in corso: «Navi militari Usa, inclusa la USNS Benavidez — dice il Pentagono — hanno inziato a realizzare il molo temporaneo». I container controllati e caricati a Cipro saranno sbarcati su una piattaforma galleggiante americana e trasbordati su navi più piccole che faranno la spola con il molo, lungo 550 metri. Da lì i camion — fino a 150 al giorno — raggiungono l’area in cui partono le consegne.