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Il direttore di Hamilton 2.0: “Mosca e Pechino all’attacco sul Web per screditare la nostra democrazia”

Bret Schafer racconta l’intensificarsi di campagne online da parte delle potenze dell’Est per instillare dubbi soprattutto sulla correttezza del voto, in vista delle elezioni europee e delle presidenziali americane
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Washington — Ci sono i servizi di intelligence russi dietro a siti e social che fanno disinformazione su Gaza, e cercano di influenzare le elezioni europee ed americane. La denuncia viene da Bret Schafer, direttore di Hamilton 2.0, il sistema di monitoraggio del German Marshall Fund che analizza le azioni di Mosca, Pechino e Teheran.

Avete intercettato bugie su Gaza?

«Dall’inizio del conflitto. La Russia è passata molto rapidamente a parlare di Israele invece dell’Ucraina, perché ritiene che le sue posizioni su Gaza siano più popolari di quanto sta facendo a Kiev. Ha visto la crisi come un’opportunità per danneggiare l’Occidente, in particolare nel Sud globale, schierandosi con i palestinesi. Infatti ha usato molto le versioni in spagnolo e arabo di RT. Da qui le bugie sulle armi ucraine, anche riciclate da organizzazioni terroristiche, per danneggiare l’immagine di Kiev. Lo vediamo ormai da mesi, passa attraverso siti che sappiamo avere collegamenti con l’intelligence russa».

Può f…

Washington — Ci sono i servizi di intelligence russi dietro a siti e social che fanno disinformazione su Gaza, e cercano di influenzare le elezioni europee ed americane. La denuncia viene da Bret Schafer, direttore di Hamilton 2.0, il sistema di monitoraggio del German Marshall Fund che analizza le azioni di Mosca, Pechino e Teheran.

Avete intercettato bugie su Gaza?

«Dall’inizio del conflitto. La Russia è passata molto rapidamente a parlare di Israele invece dell’Ucraina, perché ritiene che le sue posizioni su Gaza siano più popolari di quanto sta facendo a Kiev. Ha visto la crisi come un’opportunità per danneggiare l’Occidente, in particolare nel Sud globale, schierandosi con i palestinesi. Infatti ha usato molto le versioni in spagnolo e arabo di RT. Da qui le bugie sulle armi ucraine, anche riciclate da organizzazioni terroristiche, per danneggiare l’immagine di Kiev. Lo vediamo ormai da mesi, passa attraverso siti che sappiamo avere collegamenti con l’intelligence russa».

Può fare i nomi?

«NewsFront, SouthFront, PolitNavigator. C’è una lunga lista di siti, blog, social che hanno collegamenti documentati con i servizi russi».

Hamilton 2.0 monitora Russia, Cina e Iran. Vogliono influenzare le elezioni europee e americane?

«La disinformazione pubblica punta soprattutto ad attaccare la credibilità del voto, dipingendo come fallimentare e fragile la democrazia negli Usa e nell’Unione europea. Ogni crepa nel sistema, ogni opportunità per dipingere le elezioni come truccate o antidemocratiche viene sfruttata».

Ci sono anche operazioni coperte?

«È inconcepibile che la Russia non conduca campagne segrete per influenzare le elezioni in Europa e Usa. L’Ucraina la motiva come mai, la posta in gioco è enorme».

Come vengono condotte e con quali obiettivi?

«Il primo riguarda le preferenze elettorali di Mosca, che ovviamente favorisce i candidati filorussi, isolazionisti, contrari ai finanziamenti a Kiev. Poi c’è lo scopo più generale di screditare il sistema democratico occidentale».

Il sottosegretario italiano Mantovano ha denunciato i tentativi di favorire l’astensionismo. Ha ragione?

«Certo. L’abbiamo già visto nel 2016, quando i russi cercarono di screditare le elezioni per deprimere la partecipazione di comunità come quelle di ispanici e neri, più inclini a sostenere Clinton. Scoraggiare l’affluenza è più facile che spingere a votare un candidato».

Hamilton 2.0 ha individuato molti articoli sull’Italia pubblicati dai media russi in arabo e spagnolo. Perché?

«Sono facilmente leggibili nel Sud globale, obiettivo chiave della campagna di disinformazione, oltre Usa ed Europa. I servizi di RT in arabo e spagnolo sono quelli che hanno più pubblico, e servono a contrastare l’egemonia dell’Occidente nella politica estera».

Cosa fanno Cina e Iran?

«Pechino ha una capacità globale molto più vasta di Mosca: la Russia sui social raggiunge 90 milioni di persone, la Repubblica popolare oltre un miliardo. La Cina vuole screditare l’Occidente, ma anche promuovere ciò che ritiene di fare bene. Il Cremlino ha ormai rinunciato a qualsiasi messaggio positivo sul proprio Paese, cerca solo di screditare gli altri. L’Iran non ha un grande pubblico, ma conduce operazioni coperte efficaci. Ad esempio ha ottenuto i dati di molti elettori americani, minacciandoli con operazioni sotto falsa bandiera, attribuite a gruppi di estrema destra. Hanno formato un asse, si complementano a vicenda».

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