✕

Ariston, si muove l’Ue: il timore che le aziende finiscano agli oligarchi

(ansa)
Bruxelles: “Il Cremlino disprezza il diritto internazionale”. Tajani convoca l’ambasciatore russo
2 minuti di lettura

La nazionalizzazione degli impianti dell’italiana Ariston in Russia non è solo illegittima, ma è anche un ricatto. Dopo la decisione del Cremlino di “sequestrare” di fatto gli impianti del gruppo Merloni, si stanno muovendo l’Italia e l’Unione europea. Perché dietro la mossa russa non c’è solo una ritorsione contro le sanzioni Ue, ma un modo per fare pressione al fine di bloccare la possibilità di impiegare gli asset russi congelati in Europa.

«La Russia — avverte l’Unione attraverso il Servizio Azione esterna — continua ad adottare misure contro le imprese dell’Ue che operano nel Paese. Una società russa, parte del gruppo Gazprom, ha ora posto sotto “gestione esterna temporanea” le filiali di società italiane e tedesche. Queste misure, che prendono di mira attività economiche legittime, sono l’ennesima prova del disprezzo della Russia per il diritto e le regole internazionali. La Russia si conferma un attore imprevedibile anche in campo economico». Bruxelles chiede la revoca imm…

La nazionalizzazione degli impianti dell’italiana Ariston in Russia non è solo illegittima, ma è anche un ricatto. Dopo la decisione del Cremlino di “sequestrare” di fatto gli impianti del gruppo Merloni, si stanno muovendo l’Italia e l’Unione europea. Perché dietro la mossa russa non c’è solo una ritorsione contro le sanzioni Ue, ma un modo per fare pressione al fine di bloccare la possibilità di impiegare gli asset russi congelati in Europa.

«La Russia — avverte l’Unione attraverso il Servizio Azione esterna — continua ad adottare misure contro le imprese dell’Ue che operano nel Paese. Una società russa, parte del gruppo Gazprom, ha ora posto sotto “gestione esterna temporanea” le filiali di società italiane e tedesche. Queste misure, che prendono di mira attività economiche legittime, sono l’ennesima prova del disprezzo della Russia per il diritto e le regole internazionali. La Russia si conferma un attore imprevedibile anche in campo economico». Bruxelles chiede la revoca immediata del provvedimento che riguarda anche la tedesca Bosch.

Il ministro italiano degli Esteri, Antonio Tajani, ha convocato l’ambasciatore di Mosca nel nostro Paese per chiedere chiarimenti. Con il decreto del Cremlino le filiali di Ariston (che produce scaldabagni nei pressi di San Pietroburgo) e Bosch sono state trasferite al “gigante” statale Gazprom. Una sorta di esproprio volto a nazionalizzare le aziende.

Non sono i primi provvedimenti di questi tipo. Dall’inizio della guerra in Ucraina, un gruppo di aziende occidentali è stato già sottoposto illegittimamente alla «gestione temporanea». Quest’ultimo decreto, però, è stato varato in un momento particolare. Alla vigilia della probabile decisione sull’utilizzo dei proventi degli asset russi congelati. Si tratta di circa tre miliardi di euro l’anno derivanti dagli interessi dei beni posti sotto sequestro in Ue. Tajani ha ricordato ieri al diplomatico moscovita che nelle sanzioni europee non ci sono però nazionalizzazioni. La risposta è stata chiara: «Noi siamo in emergenza e voi state intervenendo sui nostri beni».

Il sospetto dunque è che il Cremlino stia così premendo su Roma e Berlino, considerate su questo argomento più indecise, proprio per evitare la misura Ue sugli asset russi. Con un allarme in più. La paura infatti è che in qualche modo la Russia stia ricattando le aziende italiane. Il ragionamento è semplice: far muovere gli “oligarchi” putiniani invitando i gruppi del nostro Paese a vendere a prezzi stracciati. «Meglio cedere che perdere tutto», è il ricatto. Da tenere presente che le aziende italiane presenti in Russia con impianti funzionanti sono 42. Altre 250 senza impianti e con circa cinquemila lavoratori italiani. Il tutto è complicato dalla singolare circostanza che la nuova ambasciatrice a Mosca non è ancora attiva perché non ha ricevuto al momento il gradimento.

Il governo italiano sta dunque cercando di correre ai ripari. Anche il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha sentito il vertice del gruppo Merloni, di cui fa parte Ariston: «Il governo farà sicuramente tutto quello che è nelle nostre disponibilità per tutelare questa importante e significativa azienda italiana».

Il vertice della società italiana si dichiara sorpreso anche perché non ha ricevuto in anticipo «alcuna informazione» sul decreto riguardante un’attività che ha generato nel 2023 circa cento milioni di euro di fatturato.

Leggi i commenti