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L’esercito dei troll che combatte in Europa arruola Cina e Iran

A dare la benedizione alla “guerriglia” è stato Medvedev. Da allora la galassia di canali “alternativi” si è mobilitata per ri-orientare l’opinione pubblica
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Il 3 febbraio 2024, in uno dei suoi apocalittici post contro l’Occidente l’ex presidente russo Dimitrij Medvedev ha inserito un messaggio che ha avuto immediate conseguenze: «Il nostro compito – ha scritto il vicepresidente del Consiglio di sicurezza del Cremlino - è aiutare in ogni modo, apertamente o segretamente, i politici e i partiti anti-sistema a ottenere buoni risultati alle elezioni in modo da indebolire l’Europa». Quel giorno, raccontano gli esperti in disinformazione delle istituzioni Ue, è iniziata “la campagna elettorale” del Cremlino per le Europee del 9 giugno. Non più scatenata dalla sola Russia, ma anche da Cina e, novità assoluta, dall’Iran. «I meccanismi di propaganda di Russia, Cina e Iran - spiega Pina Picierno (Pd), vicepresidente dell’Europarlamento con delega all’informazione - sono azioni di guerra ibrida contro le democrazie liberali sulle quali si gioca il futuro dell’Unione. In Italia si è verificato un disimpegno dell’esecutivo su questi temi vissuti come …

Il 3 febbraio 2024, in uno dei suoi apocalittici post contro l’Occidente l’ex presidente russo Dimitrij Medvedev ha inserito un messaggio che ha avuto immediate conseguenze: «Il nostro compito – ha scritto il vicepresidente del Consiglio di sicurezza del Cremlino - è aiutare in ogni modo, apertamente o segretamente, i politici e i partiti anti-sistema a ottenere buoni risultati alle elezioni in modo da indebolire l’Europa». Quel giorno, raccontano gli esperti in disinformazione delle istituzioni Ue, è iniziata “la campagna elettorale” del Cremlino per le Europee del 9 giugno. Non più scatenata dalla sola Russia, ma anche da Cina e, novità assoluta, dall’Iran. «I meccanismi di propaganda di Russia, Cina e Iran - spiega Pina Picierno (Pd), vicepresidente dell’Europarlamento con delega all’informazione - sono azioni di guerra ibrida contro le democrazie liberali sulle quali si gioca il futuro dell’Unione. In Italia si è verificato un disimpegno dell’esecutivo su questi temi vissuti come folkloristici. Anche questo è frutto della propaganda».

Il messaggio di Medvedev, dunque, è stato rilanciato dalla Tass, poi dai media controllati dal Cremlino come Rt e Sputnik e infine dalla galassia di siti, account e canali Telegram e Whatsapp filorussi di tutta Europa. In Italia, tra gli altri, dall’Antidiplomatico. Dando vita a quella che gli europei chiamano “guerriglia” informativa. L’operazione è ancora in corso. E come indicato da Medvedev, è formata in parte da attività segrete – come quella del sito Voice of Europe, gestito dall’intimo di Putin Viktor Medvedchuk e smascherata dai servizi cechi (ma tuttora attiva dal Kazakistan). E da operazioni “aperte”.

Le tattiche sono diverse. Si passa da account di Facebook, Instagram, X, Tik Tok e Telegram, ai social alternativi. Gli spam e i bombing sui portali istituzionali. E centinaia di siti innervati dalla propaganda del Cremlino nelle principali lingue europee - inglese, tedesco, francese, italiano, spagnolo – con notizie dedicate al pubblico di ogni nazione. Come la versione italiana dei siti civetta riconducibili al network Pravda.

L’ambiente digitale che li gestisce è formato da estrema destra, canali No Vax e complottisti. Tutti convertiti al putinismo. Grazie alle scatole cinesi che amplificano i loro messaggi, attori come Saker Italia, sadefenza, LauraRuHk, l’Era dell’Oro, La verità occultata, Consenso Disinformato o ByoBlu, un potente collettore di narrative, hanno un impatto sull’opinione pubblica molto superiore al numero degli iscritti ai loro canali. Infine operano i Doppelgaenger, siti cloni dei maggiori media europei – da Repubblica al Guardian, da Le Monde alla Bild – che sfruttano l’apparente credibilità dei siti copiati spacciando invece propaganda filo russa. Tutti terminali di operazioni spesso finanziate da oligarchi vicini al Cremlino.

Le tecniche della disinformazione si evolvono, passando dalle classiche fake news, facili da smascherare, a più sofisticate “Operazioni di influenza” (Fimi, Foreign information manipulation and interference). La loro forza è di non essere sempre illegali, di non usare contenuti palesemente falsi e di avere rilevante capacità di manipolazione informativa. I messaggi di fondo sono: i siti alternativi raccontano la “verità” censurata dai media mainstream, l’Europa crollerà, l’Ucraina perderà, solo i partiti contrari ad aiutare Kiev porteranno la pace.

A differenza delle Europee 2019, la Russia non agisce da sola. Il 7 ottobre è entrato sulla scena globale della disinformazione anche l’Iran. Teheran aveva già “expertise” in materia, ma era più focalizzata sulla manipolazione di fatti interni, come l’onda di proteste per l’uccisione di Mahsa Amini. Con l’inizio della crisi in Medio Oriente, ha schierato il suo apparato per condizionare, spaccare e indebolire l’opinione pubblica occidentale in chiave anti-israeliana. Anche l’Iran, come la Russia, ha una radicata galassia di siti nelle principali lingue europee in cui distorce i fatti e spinge opinioni minoritarie spacciandole per posizioni di governi e istituzioni Ue. Molto popolare in inglese è Presstv, con efficaci diramazioni in tutti i Paesi e nelle diverse lingue dell’Unione (forte anche HispanTv). Il salto di qualità– spiegano gli esperti europei – Teheran lo ha fatto dopo l’appello di Medvedev, iniziando a rispondere alle push narrative del Cremlino legate alla guerra in Ucraina e alle Europee, promuovendo a sua volta candidati estremisti per spaccare l’opinione pubblica e indebolire la democrazia nel continente.

La terza forza della triade della disinformazione in vista delle Europee è la Cina, che più che puntare su vaste operazioni di influenza si è specializzata nel demolire singoli candidati con narrative mirate. Un manganello digitale che punta a indebolire le personalità critiche verso Pechino e Mosca e favorire gli anti sistema. Ne ha fatto le spese a marzo la stella dei socialisti francesi Raphaël Glucksman, travolto da una campagna (con ampia risonanza nell’ecosistema informativo francofono) che lo descriveva come corrotto al soldo della Cia. Per l’intelligence si è trattato di un’operazione cinese motivata dalla sua attività contro le interferenze straniere e la difesa dei diritti umani. Come cassa di risonanza web hanno agito profili simili a quelli italiani: No Vax, complottisti, estrema destra, rossobruni.

«Russia, Cina e Iran agiscono in team», riassume una fonte europea. «Tuttavia - spiega ll’eurodeputato macroniano Sandro Gozi - se nel 2019 l’Ue non era pronta a contrastare le narrative ostili, ora abbiamo le contromisure e difenderemo la democrazia da manipolazioni e ingerenze». Oggi esistono una serie di network di risposta che coinvolgono Parlamento e Commissione Ue, Servizio esterno europeo, governi e G7. Bruxelles ha anche sostenuto la nascita di fact-checker, associazioni e università contro la disinformazione. Insomma, la partita è in corso e da essa dipende il futuro dell’Unione e della democrazia in Europa.

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