IL CAIRO – Dopo più di sei mesi di guerra senza limiti, i palestinesi di Gaza credono fermamente di essere sopravvissuti finora per puro caso. E di essere fortunati a non essere morti, dopo tutti quei bombardamenti. Ma la cosa più importante è che capiscano che non hanno scelta quando l’esercito israeliano li informa di evacuare un’area e annuncia un’operazione militare: che devono seguire le istruzioni in fretta perché non hanno molto tempo a disposizione.
Eppure, nonostante l’esperienza di Khan Yunis, dove migliaia di persone sono state uccise o arrestate durante l’invasione di terra perché si sono rifiutate di evacuare le loro case, mentre tante altre sono fuggite di corsa solo con i loro documenti d’identità, nonostante ciò c’è ancora chi dice che non lascerà Rafah se l’esercito israeliano entrerà.
Tanti residenti di Rafah hanno invece imparato la lezione, dopo le notizie sulla possibile …!-->!-->
IL CAIRO – Dopo più di sei mesi di guerra senza limiti, i palestinesi di Gaza credono fermamente di essere sopravvissuti finora per puro caso. E di essere fortunati a non essere morti, dopo tutti quei bombardamenti. Ma la cosa più importante è che capiscano che non hanno scelta quando l’esercito israeliano li informa di evacuare un’area e annuncia un’operazione militare: che devono seguire le istruzioni in fretta perché non hanno molto tempo a disposizione.
Eppure, nonostante l’esperienza di Khan Yunis, dove migliaia di persone sono state uccise o arrestate durante l’invasione di terra perché si sono rifiutate di evacuare le loro case, mentre tante altre sono fuggite di corsa solo con i loro documenti d’identità, nonostante ciò c’è ancora chi dice che non lascerà Rafah se l’esercito israeliano entrerà.
Tanti residenti di Rafah hanno invece imparato la lezione, dopo le notizie sulla possibile nuova operazione militare. La gente è diventata più attenta e sensibile a qualsiasi informazione o voce a riguardo. Ieri migliaia di famiglie hanno iniziato a trasferirsi nella parte occidentale di Rafah o nella zona centrale. La città è lunga 12 chilometri e larga 4 ed è divisa in tre aree principali: la parte Est che comprende il valico di Rafah e la strada Salah Adin, il centro con i quartieri vicini al confine con l’Egitto e l’area Ovest con i rifugi e le tendopoli nella zona di Mawasy, vicino al mare.
Ibrahim Zaanin, della città di Beit Hanun, nel Nord, è stato sfollato molte volte durante la guerra, e ora si trova a Rafah: «Ho paura quando sento che l’invasione di terra si avvicina», dice. Ibrahim non lascerà Rafah se l’esercito israeliano la invaderà, e si chiede continuamente: «Dove dovrei andare? Qual è la zona più sicura?». Ha 7 figli e la sua casa a Beit Hanun è stata completamente distrutta. Ha trascorso 4 mesi a Rafah e crede che nella zona Ovest non troverà un posto in cui piantare la sua tenda. L’unica cosa a cui sta pensando è di tornare al Nord.
Anche Ahmad Al-Othmani, che è stato sfollato da Khan Yunis due mesi fa con sua moglie e i 7 figli, ha tirato su una tenda per strada nel campo profughi di Shaboura, nel centro di Rafah, e ha molta paura di un’invasione di terra. «Se accadrà, sposterò la mia tenda nella zona Ovest», dice. Non c’è alcuna possibilità che ritorni a Khan Yunis, lì la sua casa è stata distrutta come tutto il campo profughi, e tutto ciò che gli è rimasto sono la tenda e gli aiuti umanitari che li tengono in vita.
A Rafah ci sono 1,3 milioni di sfollati che vivono in rifugi o tende, mentre 200mila sono i cittadini originari della città. Tutti hanno la stessa paura della guerra, hanno perso ogni reddito e dipendono dagli aiuti umanitari. Deema Hothot, studentessa di 20 anni, residente nel quartiere di Sultan nella parte occidentale, è stata sfollata da Gaza City cinque mesi fa. All’inizio si è sentita fortunata a non essere in una tenda. Ha affittato un piccolo appartamento con tutta la famiglia e sogna di lasciare la Striscia per iscriversi a un’università all’estero, perché a Gaza non ne esistono più. «Mentre i droni volano sopra le nostre teste aspettiamo di ricevere istruzioni per lasciare la città, ma dobbiamo sapere dov’è la zona più sicura», dice. Vede centinaia di famiglie fuggire e la cosa la terrorizza: «Non è facile essere una sfollata – dice triste – a nessuna età».