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La sfida di Sam Brown in Nevada, il repubblicano che una bomba dei talebani quasi arse vivo in Afghanistan

Favorito alle primarie del suo partito che si terranno a giugno, potrebbe sfidare la democratica Jacky Rosen al Senato in una delle gare più importanti. Unico neo: le sue passate posizioni anti-abortiste
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“Dio c’è. Io l’ho quasi incontrato”. E pure “Hanno fatto saltare in aria il mio corpo ma non hanno distrutto il mio spirito”. Con la promessa: «Per voi sfiderò il fuoco». Altro che spacconeria: Sam Brown, 40 anni, veterano congedatosi dall’esercito col grado di capitano, è l’unico candidato repubblicano alle elezioni di novembre che nelle sue mail elettorali può dire di scrivere per esperienza vissuta. Nel settembre 2008 la bomba talebana che colpì l’ Humvee su cui viaggiava nel pieno del deserto afghano lo arse praticamente vivo: dopo più di trenta operazioni ancora ne porta i segni sul suo viso sfigurato che lui non nasconde mai. Quell’esperienza - lo ha raccontato al New York Times - gli ha letteralmente cambiato la vita: “Ero lì, a faccia in giù nel deserto di Kandahar, cercando di coprirmi con la sabbia per soffocare le fiamme. Senza successo. Tanto da pensare: quanto tempo mi ci vorrà per morire bruciato? E poi prendere letteralmente la decisione di rinunciare a vivere”.

Invece…

“Dio c’è. Io l’ho quasi incontrato”. E pure “Hanno fatto saltare in aria il mio corpo ma non hanno distrutto il mio spirito”. Con la promessa: «Per voi sfiderò il fuoco». Altro che spacconeria: Sam Brown, 40 anni, veterano congedatosi dall’esercito col grado di capitano, è l’unico candidato repubblicano alle elezioni di novembre che nelle sue mail elettorali può dire di scrivere per esperienza vissuta. Nel settembre 2008 la bomba talebana che colpì l’ Humvee su cui viaggiava nel pieno del deserto afghano lo arse praticamente vivo: dopo più di trenta operazioni ancora ne porta i segni sul suo viso sfigurato che lui non nasconde mai. Quell’esperienza - lo ha raccontato al New York Times - gli ha letteralmente cambiato la vita: “Ero lì, a faccia in giù nel deserto di Kandahar, cercando di coprirmi con la sabbia per soffocare le fiamme. Senza successo. Tanto da pensare: quanto tempo mi ci vorrà per morire bruciato? E poi prendere letteralmente la decisione di rinunciare a vivere”.

Invece è sopravvissuto. Un commilitone, ferito anche lui dall'esplosione, riuscì a trasportarlo in ospedale. Il recupero in un centro ustionati del Texas,è durato oltre tre anni, e comunque resterà permanentemente sfregiato. Ora il capitano Brown è in vantaggio alle primarie del suo partito che in Nevada, lo stato dove si è ormai trasferito da qualche anno, si terranno il 15 giugno. Se, come sembra, prevarrà, sfiderà la senatrice democratica Jacky Rosen in una delle gare al Senato più competitive di questo ciclo elettorale, dove in gioco c’è il controllo del Congresso. Della sua drammatica esperienza, in campagna non fa mai menzione: concentrandosi semmai su quell’inflazione che nello stato dove prostituzione e gioco d’azzardo sono legali, è particolarmente sentita. Ma la sua storia è parte dei suoi appelli per raccogliere fondi contro una candidata molto ben finanziata: “Volete vedere il fuoco? Io sono letteralmente focoso”, si legge in una di quelle, con tanto di foto del suo volto sfregiato.

Veterano del campo di battaglia Brown è un novellino della politica: non ha mai ricoperto una carica pubblica. E i democratici già ne evidenziano la sua passata opposizione all’aborto, nonostante suoi recenti tentativi di ammorbidire le sue vecchie affermazioni. La sua forza però potrebbero essere ugualmente gli indipendenti: perché furbescamente ha sempre evitato di legare il suo nome a quello dell’ex presidente Donald Trump. Ha infatti aspettato fino a gennaio – cioè quando la candidatura del tycoon era ormai certa - per appoggiarlo.

Un ritardo notato dalla destra, che ora lo attacca: “La sua è una truffa. Fa credere agli elettori di essergli favorevole ma in realtà non lo è” lo accusa Jeff Gunter, uno dei suoi sfidanti, che servì come ambasciatore in Islanda proprio per l’ex presidente. Ma lui li smonta. “Sono profondamente conservatore” ha detto a un recente evento elettorale: “Non ho dubbi sul fatto che le politiche del presidente Trump, avevano messo gli americani in condizioni decisamente migliori di come si trovano oggi”, insiste. The Donald, dal canto suo, non ha ancora dato il suo endorsement: ma ha condiviso diversi post di Brown sul suo social Truth, che sembrano indicare il suo gradimento per lui.

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