Hong Kong, l’attivista transgender Henry Tse vince la sua battaglia: ora ha un documento con la sua identità
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - “Le numerose umiliazioni quotidiane e i problemi causati dall'avere un documento d'identità sbagliato sono finalmente risolti”. Esulta Henry Tse, uno degli attivisti transgender più famosi dell’ex colonia britannica, dopo sette anni di battaglie legali, mentre mostra sorridente la sua nuova carta di identità fuori dagli uffici del Dipartimento dell’Immigrazione della città, dove al posto della lettera "F" ora c'è la "M". “Un momento storico. Ora spero di poter vivere come una persona normale e di fare quello che fa una persona normale”.
La battaglia di Tse, fondatore della Transgender Equality, inizia nel 2017: quell’anno avvia un'azione legale per contestare il requisito secondo cui solo le persone che hanno completato un intervento chirurgico di riassegnazione del sesso possono richiedere di modificare il marcatore di genere sulla loro carta d’identità. L’anno successivo perde la causa presso l’Alta Corte di Hong Kong, ma non demorde. Fa appello, nel gennaio del 2022 perd…
PECHINO - “Le numerose umiliazioni quotidiane e i problemi causati dall'avere un documento d'identità sbagliato sono finalmente risolti”. Esulta Henry Tse, uno degli attivisti transgender più famosi dell’ex colonia britannica, dopo sette anni di battaglie legali, mentre mostra sorridente la sua nuova carta di identità fuori dagli uffici del Dipartimento dell’Immigrazione della città, dove al posto della lettera "F" ora c'è la "M". “Un momento storico. Ora spero di poter vivere come una persona normale e di fare quello che fa una persona normale”.
La battaglia di Tse, fondatore della Transgender Equality, inizia nel 2017: quell’anno avvia un'azione legale per contestare il requisito secondo cui solo le persone che hanno completato un intervento chirurgico di riassegnazione del sesso possono richiedere di modificare il marcatore di genere sulla loro carta d’identità. L’anno successivo perde la causa presso l’Alta Corte di Hong Kong, ma non demorde. Fa appello, nel gennaio del 2022 perde ancora.
Continua a lottare e nel febbraio dello scorso anno, con una sentenza storica per la città, la Corte ribalta le decisioni precedenti stabilendo che è incostituzionale vietare alle persone transgender di modificare l'indicatore di genere sulla carta d'identità a meno che non si sottopongano a un intervento chirurgico. Ora, dopo più di un anno da quella sentenza a suo favore, è arrivata la vittoria finale con l’assegnazione di un nuovo documento. Sul suo passaporto britannico alla voce in questione c'era già la lettera “M”. Che adesso compare anche sulla sua nuova carta di identità di Hong Kong.
Nonostante Tse in questi anni si sia sottoposto a vari trattamenti ormonali e si sia fatto asportare i seni, fino alla sentenza dell’anno scorso gli era sempre stato detto che se voleva cambiare il proprio documento avrebbe dovuto fare anche l’operazione di “riassegnazione completa del sesso”: cioè la rimozione dell'utero e delle ovaie e l’impianto di genitali maschili. Intervento chirurgico che Tse riteneva troppo rischioso. La sua vittoria è considerata un importante passo avanti per la comunità LGBTQ+ della città: molti considerano l'operazione inutile e, appunto, rischiosa.
Nei precedenti processi Tse aveva raccontato delle umiliazioni subite dai commessi dei negozi, dagli impiegati di banca, dai poliziotti, e di come evitasse di andare nei bagni pubblici o di cambiarsi negli spogliatoi delle palestre per paura di essere fermato e interrogato. “Cose semplici come andare nei bagni pubblici mi sono impossibili perché non posso andare nel bagno degli uomini, e sarebbe considerato un reato se usassi quello delle donne. Ora sarà tutto molto più facile per me”, diceva un anno fa. "Potrò vivere come qualsiasi altro uomo”.
"La conseguenza dell’attuale politica è quella di porre queste persone nel dilemma di dover scegliere se subire regolari violazioni dei loro diritti alla privacy o se sottoporsi a interventi chirurgici altamente invasivi e non necessari dal punto di vista medico. È chiaro che questo non riflette un equilibrio ragionevole", scriveva nel febbraio del 2023 la Corte nelle motivazioni della sentenza.
Dopo quella sentenza ci è voluto più di un anno (aprile 2024) prima che il governo di Hong Kong rivedesse la sua politica per consentire alle persone che non hanno completato l'intervento chirurgico di cambiare il proprio genere sulla carta d'identità, a patto che soddisfino determinate condizioni: l'asportazione dei seni per gli uomini transgender, del pene e dei testicoli per le donne trans, l'aver seguito un trattamento ormonale continuo per almeno due anni prima della richiesta, la continuazione di tali trattamenti e la presentazione di referti delle analisi del sangue per controlli casuali su richiesta del governo.