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Nei mari della Grecia, dove i Paesi europei imparano a battersi senza aiuto americano

(ansa)
L’esercitazione Nato “Neptune Strike” segnala la rivoluzione imminente: un ruolo sempre più autonomo delle Difese europee
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CRETA – Gli americani non possono tenere una portaerei nel Mediterraneo? Nessun problema: ne diventano operative altre quattro, tutte europee. E quello che accade in mare, avviene anche in cielo e in terra: la nuova esercitazione della Nato “Neptune Strike” sembra la prova generale di un futuro prossimo in cui la difesa del Vecchio Continente dovrà contare molto più sulle proprie forze che non sul sostegno statunitense. Una rivoluzione che non nasce tanto dai disegni di abbandono dell’Alleanza evocati da Donald Trump, quanto dalla consapevolezza che le minacce hanno smesso di essere teoriche.

«È un po’ come il proverbio italiano “Aiutati che Dio ti aiuta”… Questi sono tempi incredibili per chi come me ha scelto il mestiere delle armi; sta cambiando tutto a una velocità straordinaria», commenta un ufficiale anziano della task force Dedalo, la squadra d’assalto spagnola. A largo di Creta sulla portaerei “Juan Carlos” è stato rapidamente creato un quartiere generale avanzato, che gestis…

CRETA – Gli americani non possono tenere una portaerei nel Mediterraneo? Nessun problema: ne diventano operative altre quattro, tutte europee. E quello che accade in mare, avviene anche in cielo e in terra: la nuova esercitazione della Nato “Neptune Strike” sembra la prova generale di un futuro prossimo in cui la difesa del Vecchio Continente dovrà contare molto più sulle proprie forze che non sul sostegno statunitense. Una rivoluzione che non nasce tanto dai disegni di abbandono dell’Alleanza evocati da Donald Trump, quanto dalla consapevolezza che le minacce hanno smesso di essere teoriche.

«È un po’ come il proverbio italiano “Aiutati che Dio ti aiuta”… Questi sono tempi incredibili per chi come me ha scelto il mestiere delle armi; sta cambiando tutto a una velocità straordinaria», commenta un ufficiale anziano della task force Dedalo, la squadra d’assalto spagnola. A largo di Creta sulla portaerei “Juan Carlos” è stato rapidamente creato un quartiere generale avanzato, che gestisce ogni attività della Nato nell’Egeo. Queste grandi manovre stanno dissolvendo ogni rivalità antica o recente tra le armate nazionali. Si vedono fanti di marina spagnoli e turchi sbarcare insieme nella regione dove quasi cinque secoli fa i loro avi si sono sfidati nella battaglia di Lepanto. In maniera ancora più sorprendente, Atene e Ankara hanno messo da parte le tensioni e con la mediazione dei marinai di Madrid sincronizzano l’addestramento davanti alle spiagge di Creta e alle isole del Dodecaneso dove fino a due anni fa c’erano semoventi contraerei per tenere lontani i jet di Erdogan.

Questa è la prima volta che i turchi partecipano in maniera massiccia alla “Neptune Strike”: hanno mandato la loro portaerei “Anadolou”, che dopo il divieto americano alla vendita degli F35 stanno trasformando per lanciare grandi droni, veri e propri aerei da caccia senza pilota progettati dalla stessa industria dei Bayraktar diventati famosi all’inizio del conflitto in Ucraina. Ankara ha mantenuto il comando diretto della sua squadra, forte di cinque navi, che però agisce d’intesa con le altre forze dell’Alleanza. Lunedì i turchi sono comparsi davanti a Otranto, ma non per ripetere l’assedio del 1480: assieme a un rifornitore francese hanno preso il controllo dell’accesso all’Adriatico, con gruppi di subacquei seminati sulla costa albanese in cerca di trappole esplosive nascoste nei fondali.

«Uno dei temi chiave di questa esercitazione – spiega il contrammiraglio Gonzalo Villar Rodrìguez, comandante della task force Dedalo – è proprio la sorveglianza dei passaggi obbligati. Ci abituiamo a farla insieme, mettendo in comune le navi». Sulla mappa sono indicate il Canale di Sicilia e le isole che sbarrano la rotta di accesso dal Bosforo, indispensabile alla marina russa per rifornire le basi di Siria e Crimea. E per i prossimi dieci giorni ci saranno simulazioni di guerra in tutto il Mediterraneo, con sortite nei cieli del Mar Nero e in quelli del Baltico dove esordiranno le squadriglie svedesi, ultimo Paese entrato nell’Alleanza. Ieri ad esempio due sottomarini – uno francese e uno greco – hanno “silurato” una petroliera scortata da due fregate.

Complessivamente saranno coinvolte 24 navi da guerra,48 aerei e 4.600 militari. In questo nuovo clima, Parigi ha deciso un gesto senza precedenti: ha lasciato alla Nato la guida della sua ammiraglia, la portaerei nucleare “Charles De Gaulle”, che è passata alle dipendenze del comando atlantico di Napoli. L’affiancano sette tra cacciatorpediniere e fregate, di cui una sola dell’Us Navy. E anche se all’ultimo istante la “Eisenhower” è tornata nel Mediterraneo, la coalizione si era comunque organizzata per farne a meno, contando sulle portaerei spagnola, turca, francese e sulla “Cavour” italiana, unica dotata dei jet F-35B d’ultima generazione.

Sul ponte della “Juan Carlos” cinque cacciabombardieri Harrier a decollo verticale - che gli spagnoli chiamano Matador - si alzano in volo uno dietro l’altro. La missione è quella di proteggere l’irruzione sulla spiaggia del Tercio de Armada, le truppe anfibie eredi del reparto in cui ha combattuto Miguel de Cervantes, l’autore del “Don Chisciotte”. Nel ventre dell’ammiraglia e della “Galicia”, grazie al bacino che si allaga, oltre cinquecento fanti possono salire direttamente sui mezzi da sbarco assieme a veicoli blindati e equipaggiamenti d’attacco. Escono dalla pancia della nave e dirigono veloci verso la costa. I russi volevano fare qualcosa di simile a Odessa ma sono stati costretti a desistere per la resistenza ucraina. «La lezione più importante che arriva dall’Ucraina è l’onnipresenza dei droni sul campo di battaglia - sottolinea il contrammiraglio Gonzalo Villar Rodrìguez - : oggi non si può pensare di condurre un’operazione d’assalto anfibio senza prima avere eliminato la minaccia dei droni nemici».

I marines spagnoli come quelli degli altri Paesi Nato però hanno solo pochi missili contraerei portatili: non dispongono di strumenti di disturbo elettronico o altre armi per fermare i velivoli teleguidati... «Ci stiamo attrezzando ma abbiamo comunque gli Harrier, garantiscono la superiorità aerea pure contro i droni: ci siamo confrontati anche con la vostra Marina e siamo convinti che siano lo strumento migliore per abbatterli. Si è visto pure nel Mar Rosso, dove un pilota di Harrier degli Us Marine è diventato il primo asso nella guerra dei droni: ne ha distrutti sette in pochi giorni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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