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Storm Shadow, i nuovi missili che cambiano il ruolo dell’Italia nella guerra in Ucraina

La svolta del governo Meloni con la consegna a Kiev. I documenti della nostra Difesa li definiscono “armi strategiche in grado di modificare le sorti di un conflitto con attacchi in profondità”. Colpiscono a 500 chilometri dal fronte, con quasi mezza tonnellata di esplosivo
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La consegna dei missili “Storm Shadow” all’Ucraina segna un momento di svolta nel contributo italiano alla guerra. Si tratta infatti di armi che per raggio d’azione, tipo d’impiego e carica distruttiva sono addirittura superiori a quelle fornite dagli statunitensi. Più volte negli scorsi mesi gli attacchi condotti dalle forze di Kiev usando gli identici sistemi donati da Francia e Gran Bretagna hanno provocato una dura reazione del Cremlino: vengono infatti utilizzati soltanto contro obiettivi strategici, soprattutto contro i comandi russi, e quasi sempre in Crimea. Caratteristiche che finora hanno convinto il cancelliere Scholz a concedere e finanziare qualsiasi tipo di apparato bellico ma non permettere la cessione dei missili Taurus, estremamente simili agli Storm Shadow.

La tempesta nell’ombra

Come accade per tutti gli aiuti bellici italiani all’Ucraina, la decisione di concederli è rimasta top secret: siamo l’unico Paese che mantiene il segreto sul sostegno alla resistenza c…

La consegna dei missili “Storm Shadow” all’Ucraina segna un momento di svolta nel contributo italiano alla guerra. Si tratta infatti di armi che per raggio d’azione, tipo d’impiego e carica distruttiva sono addirittura superiori a quelle fornite dagli statunitensi. Più volte negli scorsi mesi gli attacchi condotti dalle forze di Kiev usando gli identici sistemi donati da Francia e Gran Bretagna hanno provocato una dura reazione del Cremlino: vengono infatti utilizzati soltanto contro obiettivi strategici, soprattutto contro i comandi russi, e quasi sempre in Crimea. Caratteristiche che finora hanno convinto il cancelliere Scholz a concedere e finanziare qualsiasi tipo di apparato bellico ma non permettere la cessione dei missili Taurus, estremamente simili agli Storm Shadow.

La tempesta nell’ombra

Come accade per tutti gli aiuti bellici italiani all’Ucraina, la decisione di concederli è rimasta top secret: siamo l’unico Paese che mantiene il segreto sul sostegno alla resistenza contro l’invasione russa. A rivelarla è stato il ministro della Difesa britannico Grant Shapps che ha definito gli “Storm Shadow” “armi che fanno la differenza”. Le sue parole hanno destato sorpresa, perché il governo Meloni ha sempre detto di non mandare a Kiev sistemi d’attacco. “Posso confermare – ha dichiarato il ministro Guido Crosetto alla Camera lo scorso 10 gennaio – che anche questo ottavo pacchetto di aiuti militari è costituito da equipaggiamenti e sistemi d’arma volti a rafforzare solo e soltanto le capacità difensive delle forze ucraine”. Ancora più netto il titolare degli Esteri Antonio Tajani: “Abbiamo sempre detto che mai avremmo mandato missili offensivi e truppe – ha precisato in un’intervista ad Avvenire – ma solo contraerea e armi difensive, nello spirito della nostra Costituzione. Sono cose molto differenti ed è questa la nostra coerenza, che rivendico”.

Attacco in profondità

Lo “Storm Shadow” ha una missione chiara e inequivocabile: l’attacco in profondità, chiamato nel lessico Nato Deep Strike, a centinaia di chilometri dal fronte. L’importanza di questo missile viene spiegata dal Documento di Programmazione Pluriennale del ministero della Difesa, presentato pochi mesi fa proprio dal ministro Crosetto: “La Difesa è al momento dotata di capacità Deep Strike grazie al missile “Storm Shadow” lanciabile da piattaforma aerea. La capacità Deep Strike consente di produrre effetti misurabili e tangibili su target terrestri individuati a distanze considerevoli - convenzionalmente nell’ordine di centinaia di chilometri e per la Nato oltre i 300 chilometri -, penetrando i sistemi di difesa ed evitando di esporre le proprie forze al fuoco difensivo. Tale capacità costituisce uno dei fondamentali elementi della deterrenza convenzionale, nonché decisivo game changer nelle operazioni militari, in grado di elevare marcatamente il rango e il peso politico del Paese”. Il documento ufficiale della Difesa ritiene che “tali sistemi d’arma generino effetti strategici”: un game changer, appunto, in grado di cambiare le sorti di un conflitto.

È proprio l’utilizzo che ne stanno facendo gli ucraini. Finora hanno usato gli “Storm Shadow” – e l’equivalente francese Scalp EG – soltanto contro obiettivi di primaria rilevanza: i quartieri generali delle truppe russe, il comando supremo della flotta del Mar Nero, navi e sottomarini ormeggiate nei porti o fermi nei cantieri, aeroporti e ponti fondamentali per trasportare i rifornimenti al fronte. In pratica, tutti i grandi successi militari messi a segno da Kiev nell’ultimo anno sono dovuti a questi missili prodotti dal consorzio europeo Mbda: possono colpire a quasi cinquecento chilometri di distanza, volano sfiorando il terreno con una bassa visibilità ai radar e hanno una precisione altissima. La testata con quasi 450 chili di esplosivo è progettata per penetrare persino i bunker sotterranei, con effetti devastanti. Il Pentagono finora non ha voluto mettere nelle mani degli ucraini nulla del genere.

Il contributo italiano

L’Aeronautica ha comprato duecento “Storm Shadow” nel 1999: si riteneva ne servissero almeno 285 ma era già iniziata la corsa al disarmo globale e non ci sono stati ulteriori acquisti. All’epoca costavano circa due milioni e mezzo di euro ciascuno, oggi il valore è almeno cinque volte superiore. I cacciabombardieri Tornado ne hanno lanciati 24 durante la campagna aerea contro il regime di Gheddafi in Libia, diretti soprattutto contro i radar e i comandi della contraerea del dittatore. Si è discusso di rimpiazzarli ma non risultano contratti per ripianare le scorte. Dal 2020 tutti gli ordigni italiani sono stati aggiornati, con una spesa di venti milioni: per completare rapidamente la revisione la struttura italiana di Mbda ha siglato un accordo con gli impianti pubblici dell’Agenzia Industrie Difesa. Il programma prevedeva di concludere l’ammodernamento entro quest’anno: gran parte dei missili dell’Aeronautica sono quindi identici a quelli britannici e francesi. Alcuni analisti reputano che – alla luce delle disponibilità ridotte – il governo Meloni consegnerà a Kiev un numero limitato di armi, si presume inferiore a una decina.

Le parole usate dal ministro britannico Shapps – “Great Britain, France and Italy are preparing these weapons for use, in particular, in occupied Crimea” – hanno aperto un piccolo dibattito tra gli esperti. Ogni missione degli “Storm Shadow” deve essere preparata creando un database informatico con le mappe satellitari del percorso che viene inserito nel sistema di guida. “Le coordinate del target e la rotta di volo – recita una brochure dell’Aeronautica - vengono dettagliatamente pianificate a terra e successivamente inserite all’interno del missile durante la fase di caricamento sul velivolo”. Si ritiene che i tecnici ucraini non siano in grado di realizzare queste attività, che verrebbero svolte sul campo in Ucraina da specialisti britannici e francesi: un’indiscrezione priva di conferme ufficiali, ma che spiegherebbe in parte il muro della cancelleria tedesca alla consegna di queste armi. Chi si occuperà di “preparare per l’uso” gli “Storm Shadow” forniti dall’Italia? Il governo Meloni ha sempre escluso la presenza di nostri militari sul terreno e in linea teorica questo compito può essere svolto dagli inglesi, visto che i missili in dotazione alle due forze aeree sono identici.

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