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Georgia, la polizia bastona i manifestanti europeisti davanti al Parlamento

Gas lacrimogeni, pestaggi e arresti. Violenta repressione delle proteste contro la legge ispirata da Mosca sulle “influenze straniere”
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TBILISI – Idranti, gas lacrimogeni, pestaggi e decine di arresti. Nella notte tra lunedì e martedì la polizia antisommossa ha disperso con violenza migliaia di manifestanti pacifici che protestavano intorno al Parlamento georgiano, nella capitale Tbilisi, per chiedere il ritiro della controversa legge sulle “influenze straniere”.

Da oltre due settimane, i cittadini scendono in strada ogni giorno contro un progetto di normativa che reputano un copia-incolla dello strumento adottato nel 2012 dal Cremlino e usato per radere al suolo la società civile russa. Non solo: gridano tutto il loro dissenso contro quello che reputano un governo di traditori sceso a patti con Mosca e intendono difendere il futuro europeo del Paese, che lo scorso dicembre ha ottenuto lo status di candidato ufficiale.

La prima carica delle forze dell’ordine è avvenuta intorno alle 23.00 di martedì di fronte all’ingresso posteriore del Parlamento, mentre i deputati si trovavano ancora in aula. E proprio con la neces…

TBILISI – Idranti, gas lacrimogeni, pestaggi e decine di arresti. Nella notte tra lunedì e martedì la polizia antisommossa ha disperso con violenza migliaia di manifestanti pacifici che protestavano intorno al Parlamento georgiano, nella capitale Tbilisi, per chiedere il ritiro della controversa legge sulle “influenze straniere”.

Da oltre due settimane, i cittadini scendono in strada ogni giorno contro un progetto di normativa che reputano un copia-incolla dello strumento adottato nel 2012 dal Cremlino e usato per radere al suolo la società civile russa. Non solo: gridano tutto il loro dissenso contro quello che reputano un governo di traditori sceso a patti con Mosca e intendono difendere il futuro europeo del Paese, che lo scorso dicembre ha ottenuto lo status di candidato ufficiale.

La prima carica delle forze dell’ordine è avvenuta intorno alle 23.00 di martedì di fronte all’ingresso posteriore del Parlamento, mentre i deputati si trovavano ancora in aula. E proprio con la necessità di permettere l’uscita in sicurezza degli onorevoli, il governo ha giustificato la repressione violenta di cittadini, tanti gli adolescenti, a mani nude e alzate, o muniti solo di bandiere della Georgia e dell’Unione europea. Il perimetro intorno all’imponente edificio di viale Rustaveli è stato sgomberato facendo uso di cannoni ad acqua, lacrimogeni, granate stordenti e brutali manganellate. Singoli manifestanti, visibilmente di età molto giovane, sono stati accerchiati da gruppi di forze antisommossa e picchiati con foga. Il deputato Levan Khabeishvili, presidente del principale partito di opposizione, il Movimento nazionale unito, è stato pestato a sangue: ha perso diversi denti e riporta fratture facciali.

Dopo essere stati dispersi dall’area adiacente al palazzo del Parlamento, i dimostranti hanno costruito una barricata con bidoni dell’immondizia e transenne in cima a viale Rustaveli, dando le spalle a piazza della Prima repubblica. Di fronte a loro, numerose file di polizia con caschi, scudi e il volto coperto dalla balaclava che regolarmente cercavano di disperdere la folla lanciando candelotti lacrimogeni e getti di acqua dagli idranti. Alcuni manifestanti indossavano maschere antigas, gli altri correvano in direzione opposta, poi tornavano indietro dopo essersi fatti medicare, se necessario, dal personale medico presente con le ambulanze ai lati del viale. La stessa scena si è ripetuta per ore, mentre i dimostranti gridavano gaumarjos, “vittoria”, e Sakartvelo, “Georgia” in lingua locale.

(afp)

Intorno alle tre di mattina, un gruppo di giovanissimi è uscito da dietro la barricata, si è avvicinato allo schieramento di poliziotti antisommossa e ha formato una fila ad esso speculare a distanza ravvicinatissima, mano nella mano. Nutsa, 14 anni, era una di loro: “Non ho paura perché sto difendendo il mio Paese e la mia libertà”, ha detto a Repubblica.

Erano circa le 5 di mattina, quando la forza pubblica si è ritirata. I manifestanti hanno ripreso possesso dell’area di fronte al Parlamento, festeggiando e cantando l’inno nazionale, che porta il nome di Tavisupleba, “libertà”. Hanno smantellato la barricata e ripulito la strada, gettando i rifiuti negli stessi bidoni dell’immondizia che fino a poco prima avevano usato per proteggersi.

(reuters)

Le proteste sono riprese questa mattina, mentre nel corso della giornata potrebbe arrivare il voto del controverso progetto di legge in seconda lettura. Un gruppo Facebook creato ieri, martedì, ha organizzato la logistica per tanti cittadini che, dalle regioni, stanno arrivando nella capitale per unirsi alle proteste. Spontaneamente, e in un confronto impietoso con i pullman pagati dalla formazione di governo, Sogno georgiano, che lunedì hanno portato a Tbilisi decine di migliaia di persone per partecipare a un raduno tenutosi di fronte al Parlamento.

Al rally filogovernativo ha presenziato anche Bidzina Ivanishvili, già primo ministro, il fondatore e leader del partito al potere dal 2012, che in una rarissima apparizione pubblica ha pronunciato un discorso dai toni minacciosi e cospirazionisti. Il “partito globale della guerra”, ha dichiarato riferendosi a imprecisate forze straniere occidentali, vuole riportare la Georgia in un conflitto armato come, a suo dire, avrebbe già fatto nel 2008 (quando la Russia ha invaso la Georgia). Poi l’accusa, a queste forze, di voler perseguire un regime change per via rivoluzionaria. “Dopo le elezioni, l’UNM (il principale partito di opposizione che ha preceduto Sogno georgiano alla guida del Paese) risponderà severamente di tutti i crimini commessi contro lo Stato e il popolo georgiano nel corso di due decenni”.

Il voto che si terrà il prossimo ottobre sarà il primo interamente proporzionale, con l’entrata in vigore di un emendamento alla costituzione approvato nel 2017. Tutti i sondaggi, prima del putiferio provocato dalla reintroduzione di questo progetto di legge, che il governo era già stato costretto a ritirare nel 2023, ritenevano la formazione al potere primo partito per numero di preferenze. Percentuali spinte in alto dall’ottenimento dello status di candidato all’ingresso nell’Ue. Ma le parole di Ivanishvili sembrano indicare che essere il primo partito non gli basta più: l’insofferenza nei confronti dell’opposizione democratica è evidente. “Vorrei dire inequivocabilmente: nessuno si illuda che ci avrebbero permesso di restare a lungo (al governo) senza questi progetti di legge”, ha affermato l’uomo più ricco di Georgia, riferendosi al testo sugli “agenti stranieri” e a quello, anch’esso in discussione, che punta a proibire la cosiddetta “propaganda Lgbt”. Così ha motivato la scelta, rischiosissima, di spingere le controverse normative prima e non dopo le elezioni.

[[(gele.Finegil.Image2014v1) GEORGIA PARLIAMENT FOREIGN AGENT BILL]]

L’opposizione e la società civile sono convinte che ci sia di più: dietro Ivanishvili, che ricopre la carica di presidente onorario di Sogno georgiano dallo scorso dicembre dopo aver diretto il partito per anni dalle retrovie, vedono stagliarsi l’ombra del Cremlino. Non temono solo lo scivolamento autoritario ma un cambio nella politica estera che da un quarto di secolo caratterizza la Georgia.

La violenta repressione delle proteste è stata criticata duramente dalla presidente Salomè Zourabichvili, da mesi in aperta opposizione con l’esecutivo, che nella notte di martedì ha invitato il ministero degli Interni a “smettere immediatamente di disperdere una manifestazione pacifica con forza sproporzionata”.

Bruxelles negli scorsi giorni ha affermato che l’adozione di questa legge sarebbe incompatibile con i valori europei, rischiando di mettere definitivamente la parola fine al percorso di integrazione europea della Georgia. Il governo, nonostante le sue azioni mostrino il contrario, continua a sostenere di non voler interrompere questo cammino. Lo stesso Ivanishvili, ha affermato lunedì di essere certo che la Georgia, finalmente sovrana, entrerà nella famiglia europea nel 2030. Intanto, il dipartimento di Stato Usa, ha stigmatizzato la legge spinta da Tbilisi, definendola “ispirata dal Cremlino”. Il testo, che prevede la creazione di un registro delle organizzazioni che operano “per conto di una potenza straniera”, secondo Washington non sarebbe appropriato “se l’obiettivo è quello di promuovere la trasparenza”.

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