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Regno Unito, Boris Johnson respinto dal seggio dove era andato a votare

L’ex primo ministro non aveva un documento di identità valido. Eppure, la nuova legislazione su questo tema era stata invocata e approvata proprio da lui
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LONDRA - Boris Johnson è colui che, da primo ministro, ha approvato la nuova legge per cui, nel Regno Unito, ora bisogna mostrare un documento di identità per votare. Peccato che proprio lui, Boris Johnson, ieri è stato respinto dal suo seggio elettorale in South Oxfordshire, perché non è riuscito a dimostrare la sua (seppur celebre) identità con una patente, un passaporto o qualsiasi documento valido.

Classic Boris, direbbe qualcuno, Johnson non si smentisce mai. Eppure questa scena è davvero accaduta ieri, secondo Sky News, nel giorno delle elezioni locali inglesi, il cui spoglio è in corso e i primi risultati sembrano confermare un’altra batosta per il governo di Rishi Sunak. L’ex primo ministro era andato ieri nel seggio della circoscrizione della sua nuova villa di campagna - dove vive con la moglie Carrie e i loro tre bambini - per votare per il nuovo commissario di polizia di zona.

Ma Johnson non ha fornito un documento di identità valido e dunque è stato respinto dal seggio. L…

LONDRA - Boris Johnson è colui che, da primo ministro, ha approvato la nuova legge per cui, nel Regno Unito, ora bisogna mostrare un documento di identità per votare. Peccato che proprio lui, Boris Johnson, ieri è stato respinto dal suo seggio elettorale in South Oxfordshire, perché non è riuscito a dimostrare la sua (seppur celebre) identità con una patente, un passaporto o qualsiasi documento valido.

Classic Boris, direbbe qualcuno, Johnson non si smentisce mai. Eppure questa scena è davvero accaduta ieri, secondo Sky News, nel giorno delle elezioni locali inglesi, il cui spoglio è in corso e i primi risultati sembrano confermare un’altra batosta per il governo di Rishi Sunak. L’ex primo ministro era andato ieri nel seggio della circoscrizione della sua nuova villa di campagna - dove vive con la moglie Carrie e i loro tre bambini - per votare per il nuovo commissario di polizia di zona.

Ma Johnson non ha fornito un documento di identità valido e dunque è stato respinto dal seggio. L’ex primo ministro è ritornato a votare più tardi, quando finalmente aveva un documento dei 20 ammessi dalle autorità per poter votare. Eppure, proprio lui avrebbe dovuto saperlo bene, vista la sua legge ad hoc, promulgata negli ultimi mesi e che è stata criticata da sinistra e associazioni perché sfavorirebbe le minoranze e i più poveri che spesso non si possono permettere il passaporto o non hanno la patente. Un provvedimento approvato “per evitare frodi elettorali”, secondo il governo, perché sinora bastava recarsi al seggio prescelto (dove si era stati registrati preventivamente dal Comune) e semplicemente dichiarare nome, cognome e indirizzo di casa.

In ogni caso, è stato curioso l’attivismo di Boris Johnson nelle ultime ore. L’ex primo ministro britannico, dopo mesi di “autoesilio” poiché si considera ancora vittima di una congiura di Sunak per defenestrarlo, ha fatto campagna proprio per il conservatore Ben Houchen a sindaco della Tees Valley, nel “Red Wall". Ossia quelle aree del centro e del nord dell’Inghilterra di ex operai, molto spesso bianchi e brexiter, in passato dominate dai laburisti ma poi conquistate in massa proprio da Johnson alle elezioni 2019. Se Houchen dovesse essere confermato e se l’ex primo ministro volesse davvero sporcarsi le mani, Boris potrebbe tornare molto utile ai conservatori per riconnettersi con il “Muro Rosso” e cercare di cambiare il destino delle elezioni generali tra qualche mese. Destino che pare segnato per i tories, almeno a vedere i sondaggi dominati dal Labour e da Keir Starmer. Ma un impegno forte di Johnson potrebbe cambiare molte dinamiche.

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