Shanidar Z, la donna di Neanderthal: ecco com’era il viso di una 40enne 75mila anni fa
di Enrico FranceschiniLONDRA – Ha i capelli lunghi, gli zigomi alti, un sorriso amichevole e uno sguardo curioso, che sembra dire: quante ne ho passate, eppure sono ancora qui! È una donna di Neanderthal di 75 mila anni fa. Viveva, con la sua famiglia, il suo clan, la sua tribù, in una grotta nel Nord dell’odierno Iraq. Guardarla è come vedere riflesso in uno specchio il volto di uno dei nostri antenati: non un progenitore diretto, perché gli esseri umani derivano dall’Homo Sapiens, ma una specie di lontano parente, con cui alcuni di noi hanno ancora qualcosa in comune. E dal quale è comunque transitata l’evoluzione che, partita dalle scimmie, è arrivata fino alla nostra specie.
Il viaggio per ricostruire il volto di Shanidar Z, come l’hanno ribattezzata i suoi scopritori, è stato lungo e complesso. Negli anni Cinquanta del Novecento, una squadra di antropologi e paleontologi trovò i resti di almeno dieci esemplari di Neanderthal nella Cava di Shanidar, una grotta a Est di Mosul ed Erbil, nell’estremo set…
LONDRA – Ha i capelli lunghi, gli zigomi alti, un sorriso amichevole e uno sguardo curioso, che sembra dire: quante ne ho passate, eppure sono ancora qui! È una donna di Neanderthal di 75 mila anni fa. Viveva, con la sua famiglia, il suo clan, la sua tribù, in una grotta nel Nord dell’odierno Iraq. Guardarla è come vedere riflesso in uno specchio il volto di uno dei nostri antenati: non un progenitore diretto, perché gli esseri umani derivano dall’Homo Sapiens, ma una specie di lontano parente, con cui alcuni di noi hanno ancora qualcosa in comune. E dal quale è comunque transitata l’evoluzione che, partita dalle scimmie, è arrivata fino alla nostra specie.
Il viaggio per ricostruire il volto di Shanidar Z, come l’hanno ribattezzata i suoi scopritori, è stato lungo e complesso. Negli anni Cinquanta del Novecento, una squadra di antropologi e paleontologi trovò i resti di almeno dieci esemplari di Neanderthal nella Cava di Shanidar, una grotta a Est di Mosul ed Erbil, nell’estremo settentrione del Kurdistan iracheno, in prossimità del confine con la Turchia e l’Iran. Si trattava di uomini, donne e bambini. Quando nel 2015 un gruppo di studiosi britannici fu invitato dalle autorità curde a tornare a esplorare la cava, gli scienziati rinvennero i resti di un altro scheletro: comprendevano il cranio, le spalle, parte del busto superiore, le braccia e le mani. “Ma il cranio era appiattito come una pizza, probabilmente schiacciato da una pietra migliaia di anni prima”, dice alla Bbc il professor Graeme Barker, l’antropologo dell’università di Cambridge che ha guidato la spedizione. Con il permesso delle autorità locali, i frammenti sono stati portati in Inghilterra.
C’è voluto un anno per ricostruire il teschio dal puzzle. Un’immagine tridimensionale è stata quindi inviata a due specialisti olandesi, noti per l’abilità nel ricreare rappresentazioni anatomicamente fedeli di persone vissute nell’antichità o nella preistoria dai loro resti ossei e fossili. Ulteriori analisi, centrate sulle proteine rinvenute nello smalto dei denti, sulla statura e su altri fattori, hanno convinto gli studiosi che Shanidar Z era una femmina, morta a circa 40 anni, un’età considerevole per quell’epoca. Le cause del decesso rimangono ignote, ma vari resti delle cave irachene hanno suscitato l’ipotesi che i morti venissero sepolti, se non con cerimonie religiose, perlomeno allo scopo di conservarli in un luogo preciso, appartato, rispetto alla parte delle grotte in cui gli abitanti dormivano, si nutrivano, si nascondevano dai pericoli.
È uno degli indizi che in tempi più recenti hanno cambiato l’immagine dei Neanderthal: a lungo ritenuti una popolazione brutale e poco evoluta, oggi la scienza li reputa degli ominidi strettamente affini all’Homo Sapiens, in possesso di tecnologie elevate e dal comportamento sociale piuttosto avanzato. Le due specie hanno vissuto per un periodo parallelamente, fra 200 mila e 30 mila anni fa. I primi resti dei Neanderthal furono scoperti nella valle di Neander, in Germania, da cui è stato loro dato il nome. Sono seguiti molti altri ritrovamenti, inclusi in Italia nel 1939 in una grotta di San Felice sul Circeo e altrove. Le ragioni della scomparsa dei Neanderthal sono oggetto di varie ipotesi: ibridazione con i Sapiens, eliminazione fisica, selezione sessuale, differenti caratteristiche fisiche, che favorivano la forza mentre i Sapiens grazie a gambe più lunghe e bacino più stretto avevano maggiore resistenza nella corsa.
Di recente sono emerse nuove prove che le due specie si sono parzialmente mescolate: studi dell’Istituto Max Planck di Lipsia hanno stabilito che nel genoma di una parte della popolazione umana attuale vi sia tra l’1 e il 4 per cento di materiale genetico compatibile con quello neandertaliano. Guardando l’immagine ricostruita di Shanidar Z, con un’iperbole non totalmente scientifica, qualcuno di noi potrebbe pensare di vedere il volto della propria preistorica nonna.