✕

Ucraina, i russi aprono la breccia. Timore per un tracollo prima degli aiuti Usa

(reuters)
Il nemico prova a prendere Chasiv Yar e consegnare un successo a Putin in vista del 9 maggio. Non è chiaro se i nuovi aiuti possano segnare una svolta
3 minuti di lettura

La falla è stata aperta nella notte. Le avanguardie russe sono riuscite ad infilarsi nell’unica zona in cui il canale artificiale che sbarra la strada per Chasiv Yar viene imbrigliato in una condotta. Lì una manciata di incursori si è appostata tra le macerie per sfuggire alla caccia dei droni. È una mossa che mette a rischio l’intera difesa della città: un problema serissimo per gli ucraini.

Quando un anno fa è caduta Bakhmut, i generali di Kiev non si sono spaventati: alle spalle c’era proprio Chasiv Yar, una fortezza naturale sopra una collina protetta dalla barriera d’acqua del canale. Dopo però non ci sono più baluardi: se dovessero occuparla, le brigate di Mosca si troverebbero davanti una pianura sguarnita e la possibilità di dilagare in una vasta zona del Donbass. Lo stesso allarme si ripete in più punti del fronte, con toni drammatici. C’è un’avanzata anche su Ocheretyne, sempre nel Donetsk, e da due giorni è cominciato un assalto in grande stile contro Sivers’k. Il copio…

La falla è stata aperta nella notte. Le avanguardie russe sono riuscite ad infilarsi nell’unica zona in cui il canale artificiale che sbarra la strada per Chasiv Yar viene imbrigliato in una condotta. Lì una manciata di incursori si è appostata tra le macerie per sfuggire alla caccia dei droni. È una mossa che mette a rischio l’intera difesa della città: un problema serissimo per gli ucraini.

Quando un anno fa è caduta Bakhmut, i generali di Kiev non si sono spaventati: alle spalle c’era proprio Chasiv Yar, una fortezza naturale sopra una collina protetta dalla barriera d’acqua del canale. Dopo però non ci sono più baluardi: se dovessero occuparla, le brigate di Mosca si troverebbero davanti una pianura sguarnita e la possibilità di dilagare in una vasta zona del Donbass. Lo stesso allarme si ripete in più punti del fronte, con toni drammatici. C’è un’avanzata anche su Ocheretyne, sempre nel Donetsk, e da due giorni è cominciato un assalto in grande stile contro Sivers’k. Il copione è lo stesso: i cacciabombardieri Sukhoi sganciano raffiche di ordigni plananti da distanza di sicurezza, senza contrasto perché la contraerea non ha più missili, e spianano le postazioni dei difensori. Poi ci sono ore di cannonate; quindi si muovono i tank e i blindati che portano la fanteria fin sotto le trincee.

(reuters)

Il timore è che le singole punte d’attacco possano convergere in una massiccia tenaglia, con una manovra tale da chiudere in trappola le forze ucraine nel Donetsk. L’operazione potrebbe scattare nel giro di qualche giorno, in modo da venire esaltata da Putin il 9 maggio durante le celebrazioni per l’anniversario della vittoria sul Terzo Reich.

È una corsa contro il tempo, perché stanno per arrivare gli aiuti sbloccati dall’America. Ma non è chiaro se l’ondata di equipaggiamenti statunitensi potrà risollevare la situazione. Il difetto principale non sembra essere la carenza di proiettili per l’artiglieria, che obbliga a limitare drasticamente il fuoco degli obici. E neppure la fragilità dello scudo antiaereo, rimasto senza munizioni per i Patriot. A pesare è soprattutto la scarsità di soldati e di fortificazioni: il governo di Zelensky ha ritardato la mobilitazione di altre reclute e atteso troppo prima di iniziare i lavori degli sbarramenti. Neppure una posizione strategica come Chasiv Yar è stata dotata di rifugi e bunker: «A metà marzo noi della 67ma brigata siamo stati mandati alla periferia della città – ha raccontato un anonimo ufficiale all’Associated Press – ma non abbiamo trovato nulla, non c’erano neppure le trincee: soltanto buche. Sotto le bombe, abbiamo cercato di scavare dei ripari, ma il suolo era sabbioso e le esplosioni facevano franare tutto. Alla fine siamo stati costretti a ripiegare, ma in cento sono morti per l’assenza di protezioni. Abbiamo perso comandanti di tutti i livelli, l’intera spina dorsale della brigata».

(reuters)

I russi invece vanno avanti sull’intera linea, con un lento logoramento della resistenza che gli permette di individuare quali sono i punti deboli ed evita di smascherare le intenzioni dei comandanti: non si sa dove e quando concentreranno le loro truppe scelte. Le preoccupazioni non riguardano soltanto il Donbass, ma anche il settore di Zaporizhzhia – più a Sud, dove le rovine di Robotyne stanno venendo occupate dagli invasori – e la regione di Kharkiv, da tempo indicata come prossimo bersaglio obbligando Kiev a rinforzare il presidio.


Mosca dispone di riserve sufficienti per sfondare le difese e provare a penetrare in profondità? Zelensky sostiene di sì. L’intelligence britannica pure. Altri servizi segreti sono più scettici e dubitano che ci sia una task force pronta a irrompere verso Kharkiv o Odessa. In ogni caso i voli degli aerei spia della Nato sul Mar Nero sono raddoppiati.

(afp)

Alcuni ufficiali ucraini minimizzano i rischi: sostengono che il quartiere generale di Kiev mantenga il controllo della battaglia e abbia spinto i russi a venire allo scoperto in modo da fare strage di uomini e mezzi. A loro dire, quello che stanno realizzando è un nuovo modo di concepire la guerra di attrito, che nel giro di qualche mese manderà in crisi l’esercito di Putin. Altri analisti, come l’ex generale australiano Mick Ryan, hanno una visione opposta e sottolineano i sorprendenti risultati del Cremlino nel mettere le risorse del Paese al servizio della macchina bellica: non è stata solo moltiplicata la produzione di armamenti, ma sono state elaborate tattiche e tecnologie innovative. Ad esempio, stanno creando sistemi per il disturbo elettronico che hanno già reso inutili alcuni modelli di missili e di proiettili hi-tech consegnati dagli Usa. E, nonostante il numero di caduti resti molto alto, stanno migliorando le dotazioni per ridurre le perdite, usando persino robot cingolati.

Ovviamente, i russi usano pure la propaganda cercando di presentarsi come invincibili, nel tentativo di spaccare l’opinione pubblica ucraina e aprire crepe nella solidarietà degli alleati. Per consolidare il fronte interno, hanno inaugurato nella capitale un’esibizione di 32 mezzi occidentali catturati, circondati da bandiere rosse con gli slogan della guerra patriottica: dal Leopard 2 tedesco all’Abrams americano. Due anni fa questi show venivano allestiti a Praga e Varsavia, mostrando però i tank degli invasori inceneriti alle porte di Kiev.

Leggi i commenti