La rivolta nelle università: 130 arresti in California. Biden: “No antisemitismo”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — «Gli americani hanno il diritto di protestare, ma non di causare il caos». Il presidente Biden interviene nella crisi delle manifestazioni contro la guerra a Gaza, dopo gli oltre 130 arresti avvenuti ieri alla University of California di Los Angeles – sono ormai più di 2mila in tutti i campus dall’inizio della guerra – e l’incursione di martedì notte della polizia alla Columbia University. Così compie la scelta politica di appoggiare l’ordine, anche in vista delle elezioni di novembre, mentre l’intelligence cerca di capire se complici di Hamas, oltre agli agitatori professionisti, stanno infiltrando le proteste.
Martedì notte la polizia di New York è entrata nel campus della Columbia University, su richiesta della preside Nemat Shafik, perché passando dall’accampamento sul prato all’occupazione della Hamilton Hall gli studenti hanno violato la legge. Gli agenti sono entrati attraverso un ponte meccanico dalla finestra che dà su Amsterdam Avenue, mentre i colleghi rimuoveva…
NEW YORK — «Gli americani hanno il diritto di protestare, ma non di causare il caos». Il presidente Biden interviene nella crisi delle manifestazioni contro la guerra a Gaza, dopo gli oltre 130 arresti avvenuti ieri alla University of California di Los Angeles – sono ormai più di 2mila in tutti i campus dall’inizio della guerra – e l’incursione di martedì notte della polizia alla Columbia University. Così compie la scelta politica di appoggiare l’ordine, anche in vista delle elezioni di novembre, mentre l’intelligence cerca di capire se complici di Hamas, oltre agli agitatori professionisti, stanno infiltrando le proteste.
Martedì notte la polizia di New York è entrata nel campus della Columbia University, su richiesta della preside Nemat Shafik, perché passando dall’accampamento sul prato all’occupazione della Hamilton Hall gli studenti hanno violato la legge. Gli agenti sono entrati attraverso un ponte meccanico dalla finestra che dà su Amsterdam Avenue, mentre i colleghi rimuovevano le barricate davanti alle porte. Nello stesso tempo hanno sgomberato le tende davanti alla Butler Library. Students for Justice in Palestine ha denunciato l’uso di taser e lacrimogeni, ma non ci sono notizie di feriti. Mercoledì mattina il campus era presidiato dalla polizia, per volontà di Shafik, che ha chiesto agli agenti di rimanere almeno fino al 17 maggio, in modo da tenere la cerimonia della laurea il 15. Entrano solo gli studenti, come Suleyman Ahmed, che vestito con la tradizionale “cap and gown” celeste per la graduation, ci ha detto: “Non condivido necessariamente L’occupazione, perché ha violato la legge. Però ora vogliamo che i poliziotti escano dal campus”. Gli arresti nel frattempo sono continuati a Fordham, l’università dei gesuiti, e nella notte la polizia ha assalito anche Ucla, fermando 130 persone.
Biden ieri mattina ha commentato così dalla Casa Bianca: «La distruzione della proprietà non è una protesta pacifica. È contro la legge. Vandalismo, violazione di domicilio, rottura di finestre, chiusura di campus, cancellazione forzata di lezioni e lauree: niente di tutto questo è una protesta pacifica. Minacciare le persone, intimidirle, instillare la paura non è una protesta pacifica. È contro la legge. Il dissenso è essenziale per la democrazia, ma non deve mai portare al disordine o alla negazione dei diritti degli altri, affinché gli studenti possano finire la loro istruzione universitaria». Quindi ha attaccato chi sfrutta la crisi, come il suo rivale Donald Trump: «In momenti come questo c’è sempre chi si precipita a guadagnare punti politici. Ma ora non è il momento della politica. È il momento di fare chiarezza. La protesta violenta non è protetta, quella pacifica lo è. Non dovrebbe esserci posto in alcun campus, alcun luogo in America, per l’antisemitismo o le minacce di violenza contro gli studenti ebrei. Non c’è spazio per discorsi di odio o violenza di alcun tipo». Ha detto no all’intervento della Guardia Nazionale, ma la protesta non cambierà la sua linea in Medio Oriente, che resta aiutare Israele ad eliminare Hamas, proteggere i civili a Gaza, favorire l’accordo con l’Arabia Saudita per normalizzare le relazioni e riprendere il negoziato lo Stato palestinese. È molto difficile, ma il presidente pensa che se raggiungerà questi obiettivi, i danni fatti dalla guerra e dalle proteste alla sua campagna per la rielezione potranno essere riparati.
A questo scopo è anche importante chiarire origine e dinamiche delle manifestazioni. Il sindaco democratico di New York, Eric Adams, ha commentato così: “C’è un movimento per radicalizzare i giovani, e non aspetterò che prevalga per riconoscerne all’improvviso l’esistenza. Il fatto che i nostri figli siano influenzati dai professionisti della radicalizzazione è un problema globale e non permetterò che accada a New York”. Secondo la polizia, il 47% degli arrestati martedì sera non erano studenti di Columbia. Tra gli “agitatori” è stata identificata l’ex insegnante di 63 anni Nahla Al-Arian e l’attivista Lisa Fithian, che secondo Mother Jones tiene corsi pagati 300 dollari al giorno per insegnare le tecniche delle manifestazioni. Durante il briefing di ieri, i giornalisti hanno chiesto al portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale John Kirby se Cia o Fbi hanno la conferma che anche alleati di Hamas stanno fomentando le proteste: «Non commento - è stata la laconica risposta - sulle informazioni di intelligence».