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L’appello Usa a Cina e Russia sulle armi nucleari: “Vietare che l’intelligenza artificiale possa azionarle”

Paul Dean, vice segretario del dipartimento di Stato 
Washington ha dichiarato che gli Usa si sono impegnati “in modo chiaro e netto” che solo gli esseri umani potranno decidere l’impiego della risorsa estrema. Lo stesso hanno fatto Francia e Regno Unito
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NEW YORK - L’intelligenza artificiale potrebbe far scatenare per errore una guerra nucleare? E il rischio adesso è più alto rispetto al passato? Le due domande circolano da alcune ore, da quando gli Stati Uniti hanno chiesto alla Cina e alla Russia di garantire pubblicamente che saranno gli esseri umani, e non l’intelligenza artificiale, a controllare gli armamenti nucleari.

L’appello Usa

Paul Dean, vice segretario dell’ufficio sul controllo delle armi per il dipartimento di Stato americano, in un briefing online con i media da Washington, ha dichiarato che gli Usa si sono impegnati “in modo chiaro e netto” che solo gli esseri umani, e mai un’intelligenza artificiale, potranno decidere l’impiego della risorsa estrema. Dean ha anche ricordato come Francia e Regno Unito abbiano preso lo stesso impegno.

Ma gli altri? Qui nascono le preoccupazioni di Washington. “Accoglieremmo con grande favore - ha aggiunto - dichiarazioni simili da parte della Cina e della Federazione Russa. Noi pensia…

NEW YORK - L’intelligenza artificiale potrebbe far scatenare per errore una guerra nucleare? E il rischio adesso è più alto rispetto al passato? Le due domande circolano da alcune ore, da quando gli Stati Uniti hanno chiesto alla Cina e alla Russia di garantire pubblicamente che saranno gli esseri umani, e non l’intelligenza artificiale, a controllare gli armamenti nucleari.

L’appello Usa

Paul Dean, vice segretario dell’ufficio sul controllo delle armi per il dipartimento di Stato americano, in un briefing online con i media da Washington, ha dichiarato che gli Usa si sono impegnati “in modo chiaro e netto” che solo gli esseri umani, e mai un’intelligenza artificiale, potranno decidere l’impiego della risorsa estrema. Dean ha anche ricordato come Francia e Regno Unito abbiano preso lo stesso impegno.

Ma gli altri? Qui nascono le preoccupazioni di Washington. “Accoglieremmo con grande favore - ha aggiunto - dichiarazioni simili da parte della Cina e della Federazione Russa. Noi pensiamo che sia un segno di comportamento responsabile di estrema importanza, e riteniamo che sia qualcosa che andrebbe accolto con favore in un contesto di P5”. Il riferimento è ai cinque membri permanenti - Usa, Cina, Russia, Francia e Regno Unito - del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Il messaggio arriva nel momento in cui il presidente americano Joe Biden sta cercando di approfondire la discussione con la Cina riguardo la politica da adottare sugli armamenti nucleari e sul controllo dell’intelligenza artificiale. Lo sviluppo dell’IA è stato al centro dei colloqui del 26 aprile a Pechino tra il segretario di Stato americano Antony Blinken e il suo omologo cinese, Wang Yi. I due capi delle diplomazie si sono promessi di tenere nelle prossime settimane un bilaterale sull’intelligenza artificiale.

Cosa possono fare i robot?

Le ombre su cosa possano fare i robot e cosa no restano. L’appello lanciato da Dean non ha ricevuto risposte da Mosca e da Pechino. La mancanza di messaggi chiari da parte di Cina e Russia nel campo degli armamenti nucleari continua a essere un motivo crescente di preoccupazione, anche perché negli ultimi anni i cinesi stanno espandendo la ricerca in questo settore e, secondo l’intelligence Usa, con risultati straordinari.

Secondo i ricercatori, gli algoritmi dell’intelligenza artificiale potrebbero interpretare erroneamente i messaggi presi da altri Paesi e scatenare una risposta nucleare. In teoria, i robot vengono progettati come deterrente, ma nessuno è in grado di prevedere un possibile problema tecnico. La crescita di interazioni tra macchina e essere umano aumenta anche il rischio di una escalation nucleare.

“Le intelligenze artificiali - ha spiegato di recente in un seminario James Johnson, ricercatore di studi strategici all’università di Aberdeen, in Scozia - non solo devono capire gli obiettivi e le intenzioni dei propri comandanti umani, ma il comportamento degli avversari, sia esseri umani, sia computer”. Cioè serve anche un approccio filosofico, un elemento che non sembra ancora far parte dei software. E in quel vuoto culturale e sentimentale si può innestare la differenza tra un’escalation nucleare e una deterrenza.

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